In questi giorni stiamo assistendo a manovre e discussioni su TIM, tra partiti, gruppi finanziari-industriali e governo. Manca la voce dei lavoratori. Alcuni partiti sono per separare e nazionalizzare la rete.

Vivendi si dice favorevole. Altri partiti hanno spesso sostenuto lo scorporo della Rete, adesso cambiano idea, passando a tutta TIM, ma dichiarano che non puo' diventare pubblica con un esproprio, perche' "il gioco non vale la candela". Unica alternativa l' entrata dentro l'azionariato tramite CDP, o altra societa' a controllo pubblico, si dira' "e' gia qualcosa".

Va' visto con quale quota, non parlano di quota maggioritaria, se fosse un 10% servirebbe a poco. Societa' separate porteranno ad un abbassamento del servizio, non si garantira' il completamento della nuova rete a banda ultralarga, quella digitalizzazione del paese che si dice di perseguire.

E ci saranno anche problemi per i lavoratori, in quanto a posti e diritti. Cose che possono esser meglio garantite da un'unica azienda con controllo pubblico vero. Oggi la politica difetta in coerenza e chiarezza: si vede che siamo in campagna elettorale, ma per Tim, come per Alitalia, si gioca sulla "pelle viva" dei lavoratori! Ribadiamo quanto sosteniamo da tempo come CUB per le TLC: unica azienda e pubblica. I servizi non possono essere alla merce' del mercato.

31.7.2017

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