La politica della FCA ha modificato il sistema delle relazioni sindacali e industriali in Italia, ma pensare che sia finita qui è un errore.

Siamo di fronte ad una azienda che dopo aver spostato la sede legale in Olanda e quella fiscale in Gran Bretagna continua ad avere un indebitamento elevato e oggi ha il baricentro negli Usa dove fa il 60% del fatturato e delle vendite. L’Italia, pur con l’incremento delle produzioni del 2016 è lontana dal milione e seicentomila vetture prodotte prima dell’avvento di Marchionne. Con questa situazione i ricatti sui lavoratori sono pesanti.

L’obiettivo contrattuale, dopo l’unilateralismo della prestazione lavorativa al comando dell’impresa, è la totale variabilità del salario. Un sistema che garantisce una competitività fortissima perché ad essere in competizione sono gli stabilimenti del gruppo tra di loro e i lavoratori tra di loro.

Quella di FCA è una sfida complessiva, sindacale e politica, nel 2010 a Pomigliano è cominciata la demolizione del Contratto Nazionale, poi è venuta la volta dello Statuto dei Lavoratori, poi si è passati alla rappresentanza democratica e al diritto di sciopero (testo unico sulla rappresentanza sindacale), ora si impone al lavoratore la totale disponibilità anche della vita sociale oltre l’orario di lavoro.

L’operazione della Fiat con i trasferimenti forzosi a Cassino evidenzia un’ulteriore imposizione non solo legislativa, ma economica e organizzativa;
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Per la prima volta si trasferiscono i lavoratori tra i vari stabilimenti e non le produzioni verso i siti produttivi, l’uomo diventa macchina.
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Dall’altra la volontà di non aumentare le produzioni.

Facciamo un piccolo ragionamento per anni la Fiat ha usufruito degli ammortizzatori sociali scaricando i costi delle maestranze sulle casse dello stato e sfruttando tutto senza limiti.

Con la riforma degli ammortizzatori sociali la Fiat è costretta a confrontarsi con un dato; per ogni stabilimento può usufruire massimo di 36 mesi nel quinquennio mobile, e nel frattempo accade che fino all’inizio del nuovo anno tutti gli stabilimenti Fiat italiani usufruivano di Cig o solidarietà.

Cassino nonostante avesse la produzione della nuova vettura, usufruiva degli ammortizzatori sociali, Pomigliano a Marzo 2017 scade la solidarietà e Melfi usufruisce anch’essa saltuariamente di Cig. La Fiat si appresta ad un’operazione che potrebbe in sostanza nascondere il gioco delle tre carte, ossia chiude lo stato di crisi presso un’unità produttiva(Cassino), sposta maestranze da un sito all’altro (da Pomigliano a Cassino) e prima che finiscono gli ammortizzatori sociali per un determinato sito ecco porta una nuova vettura ritira lo stato di crisi e sposta maestranze magari da Melfi a Pomigliano, in questo modo non aumenta le produzioni in Italia, raggira il vincolo dei 36 mesi e scarica i costi sullo stato.

QUESTO AVRA’ RICADUTE SU TUTTI I LAVORATORI FIAT
Tutto ciò con la complicità di tutte le forze sindacali, compresa la Fiom anch’essa firmataria dell’accordo, è evidente che questa è la risposta meno dolorosa, l’altra potrebbe essere “licenziamenti”, ma considerato le imminenti elezioni nel 2018, che nessun partito politico vuol sentir la parola licenziamenti, “la più probabile”.
Come FLMUniti-CUB riteniamo che l’unica scelta da fare è quella della ridistribuzione del lavoro fra tutte le unità produttive, ricorrere ad una massiccia riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, aprire un tavolo con la presenza del governo e rivendicare un vero piano produttivo per l’Italia.
Questa è la piattaforma che tutte le O.S. dovrebbero avanzare se realmente tenessero alla salvaguardia dei posti di lavoro e alla produzione negli stabilimenti Italiani. 

20 febbraio 2017

FEDERAZIONE LAVORATORI METALMECCANICI UNITI
Aderente alla Confederazione Unitaria di Base