I Governi che si sono succeduti in questi anni (di colore diverso, ma con la stessa politica) hanno sistematicamente svuotato gli aspetti “contrattuali” che erano contenuti nel Regio Decreto 148 del 1931.

Ultimamente ci aveva provato l’on. Madia, ma oggi, il Governo Gentiloni ha definitivamente cancellato quanto rimaneva del regolamento della disciplina giuridica relativa ai rapporti collettivi di lavoro del personale delle ferrovie, Tranvie e Linee Interne di Navigazione, in regime di concessione. Con l'abrogazione del Regio Decreto 148/31 e della Legge del 22 settembre 1960 n. 1054 si è abrogata anche l’estensione di queste norme al personale degli autoservizi extraurbani, anche se non direttamente dipendenti da azienda concessionaria.

L’art. 4 recitava: “Le disposizioni del R.D. n. 148, i relativi allegati e le successive aggiunte e modificazioni, con le estensioni previste dalla presente legge, si applicano a tutto il personale degli autoservizi urbani ed extraurbani in concessione o in esercizio ad aziende private o municipalizzate, o a comuni, province, regioni, consorzi od altri enti pubblici”;

L’art 5 recitava: “Gli enti o aziende cessionarie di autoservizio urbano o extraurbano sono obbligati al mantenimento in servizio, con la conservazione dei diritti acquisiti, in applicazione della presente legge o della L.24 maggio 1952, n. 628, del personale che alla data di cessione ha diritto all’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 1 della succitata legge. Qualora per effetto di cessione di autoservizio urbano o extraurbano resti alle dipendenze dell’ente o azienda cedente un numero inferiore a 25, spetta a quest’ultimo la conservazione dei diritti già acquisiti ai sensi della presente legge o della L. 24 maggio 1952, n. 628” 

Con l'abrogazione del R.D. 148/31 e dei suoi allegati vengono definitivamente meno quel (poco) di tutele rimaste: la conservazione dei diritti acquisiti e dei posti di lavoro (ove possibile). Oggi si crea un vuoto normativo lasciando ulteriormente mano libera alle aziende, rispetto ad eventuali esuberi e alla compressione del costo del lavoro e delle tutele giuridiche.

Di fatto: si è aperta la strada alle aziende come BUSITALIA che già oggi non applica il CCNL Autoferrotranvieri, ma un “Contratto Nazionale di Secondo Livello”, stipulato con Cgil, Cisl, Uil, Faisa e Ugl e che applica a suo piacimento (vedi TPL di Padova -ex APS-, TPL Toscano e Autoguidovie),
è funzionale alle prossime gare d’appalto del TPL e rimanda tutto alla trattativa tra Governo ASSTRA, ANAV e i sindacati Confederali e Autonomi, che acquistano ancora più potere sulla vita dei Tranvieri.
I primi incontri sul tema, infatti, hanno già avuto luogo il 27 giugno e il 3 luglio scorsi anche, e soprattutto, per la pressione determinata dall'altissima adesione allo sciopero generale di tutti i trasporti del 16 giugno promosso in primis da CUB Trasporti e SGB e a seguire da tutto il Sindacalismo di Base.

In realtà il R.D. 148/31 assolutamente non dava garanzie sufficienti alla conservazione del posto, del livello e dello stipendio.
Art. 26. (1) In caso di cessione di linee ad altra azienda o di fusione di aziende, devono essere osservate le disposizioni stabilite dall'autorità governativa all'atto dell'approvazione della cessione o della fusione con passaggio del personale di ruolo alla nuova azienda mantenendo, per quanto è possibile, al personale un trattamento non inferiore a quello precedentemente goduto e assicurando i diritti acquisiti.
In caso di mutamento nei sistemi di esercizio, l'azienda deve utilizzare, in quanto sia dichiarato idoneo dall'autorità governativa, e nei limiti dei posti da questa riconosciuti necessari, il personale addetto ai vari servizi, rispettandone, per quanto è possibile, i diritti acquisiti.
Nei casi di cui ai due comma precedenti ed in caso di riduzioni di posti per limitazione, semplificazione o soppressione di servizi, debitamente autorizzata dall'autorità governativa, l'azienda può procedere ai necessari esoneri di agenti nelle qualifiche in cui risultino le eccedenze, salvo ad assegnarli nei limiti del possibile ad altre qualifiche immediatamente inferiori, tenendo presenti i requisiti preferenziali di cui all'ultimo comma dell'art. 9…
Comunque, con la cancellazione delle deboli tutele previste dal 148, oggi più di ieri, tutto quello che riguarda le tutele dei diritti degli Autoferrotranvieri viene delegata agli Enti Locali che sono in procinto di bandire le gare d’appalto a carattere Europeo.
LA VERA PARTITA, QUINDI, VA GIOCATA PER ESIGERE DA GOVERNO, REGIONI, COMUNI E CITTÀ METROPOLITANE (Proprietari e Gestori dei Servizi TPL)
- REGOLE CERTE PER IL MIGLIORAMENTO DEI SERVIZI
E PER LE GARANZIE OCCUPAZIONALI E SALARIALI.
- L’UNICA VERA GARANZIA È L’AFFIDAMENTO IN HOUSE SENZA GARA DI TUTTI SERVIZI DI TRASPORTO PUBBLICO.
È quello che abbiamo cominciato a fare con lo sciopero del 16 giugno scorso, coscienti che tutto quello che di buono era contenuto nel Regio Decreto è stato già più che seppellito da anni di leggi ammazza diritti del lavoro, contratti e accordi aziendali a perdere, anche grazie ai così detti “sindacati maggiormente rappresentativi” Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt, Ugl e Faisa, che ormai da tempo condividono la stessa filosofia delle controparti datoriali e sottoscrivono accordi che difendono il business di aziende, sindacati, fondi pensione ed enti bilaterali, piuttosto che il lavoro e i lavoratori.
Ma a questi “baroni” sindacali, che pretendono di avere il monopolio della rappresentanza dei lavoratori, non basta mai: come perfetti lacchè, facendo il controcanto al governo renzi/gentiloni, vogliono anche impedirci di esercitare il diritto di sciopero sancito dal art. 40 della costituzione.
LO SCIOPERO DEL 16 GIUGNO 2017 È STATA SOLO LA PRIMA INIZIATIVA PER DIFENDERE IL LAVORO, I DIRITTI, LO SCIOPERO E PER RIVENDICARE RISORSE CERTE PER UN TRASPORTO PUBBLICO IN MANO PUBBLICA.

Milani 4 luglio 2017

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