Il sindaco di Milano Sala e il Presidente della Regione Lombardia sono sempre più vicini alle idee dell’AD di FS Mazzoncini (nominato da Renzi) per “smantellare” la più importante e florida azienda di TPL, che non ha concorrenti in termini di bilanci, quantità e qualità dei servizi. L’intenzione è quella di sfilare dal controllo del Comune (quindi dei cittadini) l’ATM di Milano e, per Maroni, quella di levarsi la “grana” Trenord.


 L’operazione annunciata dai media è smentita solo in parte dal Sindaco dichiarando che “per ora” non ci sarebbero le condizioni per la fusione. Questo però, vista l’insistenza della stampa, appare un segnale assai preoccupante che fa temere a “trattative di corridoio”.
La vulgata è che fusione tra ATM e Trenord/FNM renderebbe possibile l’integrazione dei servizi (eliminando sovrapposizioni), l’integrazione tariffaria, risparmi per oltre 20 milioni di euro ed investimenti per almeno 700 (fermo restando che ATM da sola ne investirà 600 in tre anni), nonché la creazione del nono gruppo di TPL a livello europeo utile per aggredire il mercato.
Proprio non si comprende perché le stesse sinergie tra ATM e Trenord non possano ottenersi senza fusione (che rischierebbe di cancellare oltre 80 anni di storia), basterebbe che Comune e Regione si mettano d’accordo su come fare.
Che senso ha sciogliere l’unica azienda italiana di trasporto pubblico locale che raggiunge gli standard dei colossi europei, in una che non brilla in qualità dei servizi, che ha modesti bilanci e per più volte sprofondata in pesanti scandali?
Che senso ha se tra un anno i servizi dell’ATM andranno a gara decretando la fine del miglior trasporto pubblico italiano?
Chi pagherà il prezzo di questo azzardo se non i cittadini e i lavoratori mentre Sala e Maroni giocano a Risiko?
SPECULAZIONE: finanziarizzazione del servizio pubblico. Questo è l’unico vero fine. Lo dimostrerebbe già il fatto che in questi giorni “qualcuno” avrebbe comprato azioni di Ferrovie Nord facendo lievitare il titolo.
La gara d’appalto e il ruolo di FS/BusItalia.
Trenitalia, attraverso la sua controllata BusItalia (per metà pubblica e per metà di Autoguidovie) è molto interessata alla gara d’appalto per la gestione del TPL milanese (prorogata al 2018).
Se mettiamo assieme l’“affaire” fusione ATM/Trenord, le dimissioni del Direttore d’Esercizio ATM (pare assunto proprio da FS, concorrente più prossimo), già funzionario di Autoguidovie e profondo conoscitore dell’Azienda e l’acquisto da parte di FS delle azioni M5 deliberato dal Sindaco Sala, possiamo presumere che Trenitalia ha già un piede in ATM, quindi, gara e/o fusione molto probabilmente il futuro gestore del TPL milanese sarà BusItalia.
Il ruolo dei sindacati.
Di fronte a questo scenario alcuni sindacati (Cisl, Uil, Sama, Orsa) hanno dichiarato lo stato d’agitazione (mentre Uil, Faisa e Ugl attendono). Tutti hanno ottenuto incontri con il Comune di Milano con le sole, se pur assolutamente condivisibili richieste: gara unica di tutti i servizi connessi al trasporto (compresi parcheggi e sosta ecc..), bacino unico che comprenda l’intera area metropolitana ben oltre i 32 comuni già serviti, garanzie occupazionali e continuità contrattuale (clausole di salvaguardia).
La cosa grave è che tutti i sindacati assumono come incontrovertibile la gara d’appalto e che nessuno politico si dica contrario. Nessuno ha il coraggio di ammettere che LA GARA È UN DANNO PER I CITTADINI.
Soprattutto a Milano, dove il trasporto pubblico funziona, grazie anche (e soprattutto) alla dedizione dei Tranvieri milanesi che ancora si sentono titolari del bene comune ATM (nonostante gli sforzi dei sindacati sottoscrittori di accordi che peggiorano le condizioni di lavoro). Inoltre, non solo è già economicamente sostenibile, ma è stata e lo sarà ancora, fonte di finanziamento per le casse del Comune.
In difesa di questo bene pubblico non si pronunciano nemmeno tutti quei soggetti e quei movimenti che hanno caratterizzato la campagna per i referendum del 2011 e che poi sostennero Pisapia. In particolare quello cosiddetto sull’acqua, in cui i cittadini si sono espressi contrari alla privatizzazione dei servizi pubblici a rilevanza economica, trasporti compresi.
Il Comune di Milano per il TPL in senso stretto non tira fuori nulla! E non ci sono paragoni simili in Italia.
A scriverlo il 19 gennaio su Affari Italiani è Franco D'Alfonso, ex Assessore al bilancio (non certo un rivoluzionario): Il Comune paga di contratto di servizio 730 milioni. Ne ricava dai biglietti 418, coprendo il costo per oltre il 60%. Riceve dal fondo nazionale trasporti 270 mln di euro via Regione. Il ricavato della gestione della sosta e di Area C va ad ATM, mentre il Comune incassa le multe della sosta.
L’unico buco da 80-85 milioni l’anno è causato dal project M5 (e molto presto per M4) scandaloso come costi. In questo caso non si tratta solo di trasporto, ma di ripagare ruote, binari, gallerie, scambi a chi ha anticipato i soldi sull' investimento. ATM è da anni tornata in utile, ha investito (con fondi propri) quasi mezzo miliardo di euro, ha riportato la reputazione del servizio e di Milano a livelli straordinari.

Nonostante questa incontrovertibile evidenza tutti, sindacati, politici e movimenti, rimangono appiattiti sul pensiero unico secondo cui il mercato porta servizi migliori e risparmio di soldi pubblici. Tesi assolutamente falsa e dimostrata dai fatti.
Perché i sindacati confederali aprono lo stato d’agitazione se non si dichiarano contrari alle gare d’appalto? Forse perché è imminente la nomina dei nuovi vertici ATM ed ognuno di loro spera di portare a casa l’ennesima rendita di posizione? Quali interessi privati e di bottega politica si celano dietro la fusione ATM/Trenord, sulla gara d’appalto e sulle nomine?
ATM A TRANVIERI E CITTADINI !
La CUB Trasporti chiede un incontro al Sindaco Sala, mettendo al primo punto dello stato di agitazione la dimostrazione della scelleratezza della gara d’appalto e della fusione, che provocherà la frantumazione del gioiello ATM a vantaggio d’interessi lontani dal bene comune. CUB Trasporti chiede il rispetto dell’esito del referendum, tutelando il patrimonio dei cittadini. Chiediamo che ATM rimanga unica, di proprietà del Comune di Milano, però totalmente riformata e non solo nei vertici apicali, ma anche in tutte quelle figure intermedie che gestiscono quotidianamente la “ciccia” di ATM e che rappresentano la storica lottizzazione.
Ora tocca di nuovo a noi TRANVIERI farci paladini di una BATTAGLIA DI CIVILTÀ che impedisca a Manager incalliti, (im)prenditori dei soldi altrui, politici maneggioni, sindacati compiacenti e funzionari d’alto bordo di mangiarsi la nostra azienda.

Milano, 6 marzo 2017  

Confederazione Unitaria di Base Trasporti
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