Lo sciopero generale dei trasporti e della logistica del 16 giugno scorso, proclamato da CUB, SGB, Si Cobas, Slai Cobas, USI-Ait ha dato fastidio a chi ci governa, ai poteri forti e ai sindacati compiacenti, registrando punte altissime di adesione in tutte le principali città italiane.


Questo sciopero, proclamato da quelli che sono stati spregevolmente chiamati “sindacatini”, ci dimostra che siamo sulla strada giusta; i lavoratori sono giunti al limite e hanno aderito a questa mobilitazione al di là dell’appartenenza sindacale: hanno capito che è possibile invertire la rotta solamente lottando e scioperando. Si tratta di lavoratori che oramai i sindacati complici non intercettano e non rappresentano più.
Le diseguaglianze retributive, le ingiustizie sociali e previdenziali, pesano come macigni anche nel pubblico impiego.
Le pensioni, decurtate e portate alla soglia della vecchiaia, la liquidazione del TFR/TFS sottratta, di fatto, per due anni dopo la cessazione dal servizio, il blocco dei contratti che dura da nove anni, il blocco delle assunzioni, il taglio dei servizi pubblici, il lavoro precario, hanno portato ad una situazione insostenibile.

La politica di regime che ci governa, ha colto l'occasione dell'ottima riuscita dello sciopero dei trasporti e della logistica del 16 giugno scorso per dare un'accelerata alle limitazioni del diritto allo sciopero, già pesantissime tra l'altro nel pubblico impiego e nei servizi pubblici in genere.
Noi lavoriamo per costruire una nuova stagione di lotta e mobilitazione in autunno che coinvolga tutti i lavoratori, per cambiare questa società, per invertire la rotta, per esprimere tutto il nostro dissenso alle politiche repressive finora portate avanti dal Governo contro i lavoratori pubblici con la complicità di chi, pur definendosi “sindacatone”, tradisce chi dovrebbe tutelare:  le prove sono oramai sotto gli occhi di tutti.

Milano 7 luglio 2017
        
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