In vari punti d’Italia, i lavoratori della logistica stanno protestando contro condizioni di lavoro semi-schiavistiche e il solito rifiuto dei padroni a voler riconoscere le forze sindacali conflittuali, pur largamente rappresentative fra i loro dipendenti.
Su questi focolai di lotta si sta abbattendo la scure della repressione delle forze di polizia: alle cariche e manganellate seguono decine di fermi e denunce.


Non possiamo che esprimere la nostra solidarietà ai compagni del S.I. Cobas e a tutti quei lavoratori che in questi giorni, al freddo di gennaio, stanno lottando e resistendo per rivendicare dignitose condizioni di lavoro.

 

Questa volta, però, assistiamo ad un ulteriore fatto di estrema gravità.

Il 19 gennaio 2015 è stata partorita nel Veneto una intesa siglata tra Cgil-Cisl-Uil, associazioni datoriali e Giunta Regionale, dai toni tali da riportarci con la memoria al passato, durante alcuni dei tempi più bui per i lavoratori in Italia.
Prima che l’esercizio del conflitto venisse riconosciuto come imprescindibile, per poter perseguire quelle condizioni di eguaglianza sostanziale necessarie per garantire l’effettività delle libertà democratiche.


Prima che la libertà di dissenso e la democrazia venissero esportate anche dentro i cancelli delle fabbriche, quando ancora gli interessi nazionali o padronali potevano giustificare qualsiasi repressione antioperaia, limitazione delle libertà e abuso arbitrario posto in essere dal potere.
Oggi è venuta a costituirsi una “triplice alleanza” tra sindacalismo istituzionale, padronato e potere politico (la giunta regionale leghista e berlusconiana), che in nome degli interessi della produttività e del profitto, invita i prefetti (si legge nel verbale di accordo), ad operare un più duro intervento per “ripristinare la legalità e l’agibilità” in quei cantieri interessati da scioperi e blocchi.
Significa che di fronte alla loro incapacità di controllare dall’alto i lavoratori, padronato, sindacati istituzionali e potere politico, chiedono ulteriore e maggiore repressione per contrastare le organizzazioni sindacali conflittuali e il conflitto sociale.
Di conseguenza calano definitivamente la loro maschera. Il sindacalismo concertativo torna alle origini fasciste e si fa apertamente sindacalismo corporativo.
La “nuova” destra salviniana si mostra per essere esattamente quello che è: uno strumento nelle mani del grande capitale, che in televisione si riempie la bocca con gli interessi dei lavoratori, ma che nei fatti è pronta a riproporre lo squadrismo e la repressione antioperaia degli anni ’20.
Come abbiamo già sottolineato, ciò che oggi avviene in Veneto è di una estrema pericolosità: se non sapremo contrastare quanto pretendono di imporci, questo si tradurrà in norme generali.
Diventa quindi necessaria, oggi più che mai, la mobilitazione indipendente dei lavoratori e l'unità del sindacalismo di base: del sindacalismo che non si è piegato all'accordo infame sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014 in cambio di privilegi, del sindacalismo che vede negli interessi di classe l'unico riferimento al quale attenersi.

 


Confederazione Unitaria di Base

 

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