Sui Teatri Lirici-Sinfonici italiani E’ ARRIVATA LA BUFERA - Gli effetti del “Decreto Bondi” e dei tagli al F.U.S. hanno mietuto la sua prima vittima: Il Teatro Carlo Felice di Genova. La Direzione del Teatro ha comunicato alle Rappresentanze Aziendali che non ha “i soldi in cassa” per pagare le retribuzioni di settembre.


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Teatri Lirici-Sinfonici italiani

E’ ARRIVATA LA BUFERA

La facile profezia sulle conseguenze dell’effetto combinato del “Decreto Bondi” e dei tagli al F.U.S., si sta realizzando ed ha mietuto la sua prima vittima. Il Teatro Carlo Felice di Genova si trova in una situazione drammatica.
La Direzione del Teatro genovese ha comunicato alle Organizzazioni Sindacali ed alle Rappresentanze Aziendali che non ha “i soldi in cassa” per pagare le retribuzioni di settembre ai lavoratori. La Fondazione del Teatro Carlo Felice, presieduta dalla Sindaca Marta Vincenti, ha ripetuto che i soldi sono finiti e c’è un buco di bilancio di 17 milioni di euro.
Tra i privati, il petroliere Garrone dichiara che non ci metterà un euro per risanare il bilancio del Teatro. In questa drammatica situazione, i sindacati chiamati a prendere atto dello stato “cadaverico” del Teatro, non sanno che “pesci pigliare” e danno il via ad un “festival” di proposte, una più strampalata dell’altra.  Per la prima volta nella storia di un Teatro Lirico, si parla di Cassa Integrazione in deroga o a rotazione, di Contratti di Solidarietà, di autoriduzione del 25% dello stipendio, ecc.. 

  In questa situazione drammatica, o farsesca, tutti danno addosso ai lavoratori del Teatro. Sono messi al banco degli imputati ed individuati come i veri responsabili del dissesto finanziario del Teatro. 

Noi diciamo: NULLA DI PIÙ FALSO.
Siamo al rovesciamento della realtà!
I responsabili veri sono “La Fondazione Teatro Carlo Felice”, il Consiglio di Amministrazione, la Regione Liguria, il Comune di Genova e la Provincia. Loro complici sono i dirigenti del Teatro ed i sindacati interni ed esterni che, con politiche sindacali concertative ed accomodanti, hanno tradito il mandato di difendere i lavoratori. In cima alla piramide delle responsabilità à del disastro c’è un Governo che ha operato con i tagli alla cultura.

 L’arte, lo spettacolo, i teatri, la musica, la cultura sono un bene pubblico.

Devono essere finanziati dal Bilancio Pubblico perché sono bisogni primari per la sopravvivenza, l’indipendenza, la democrazia e la crescita di noi tutti e del nostro paese.
L’auto sostentamento dei Teatri, con l’apporto di “generosi” privati e delle donazioni di Banche e Fondazioni prestigiose, è una clamorosa balla. Per salvare il Teatro Carlo Felice, così come i Teatri e la cultura italiani, lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni, devono investire risorse economiche. E’ necessario fare “ripulisti” nella Fondazione e nel C.di A. del Teatro Carlo Felice.  Bisogna finirla con politiche sindacali collaborative ed accomandanti con i progetti fallimentari di gruppi dirigenti miopi ed incapaci.   E’ possibile dichiarare il fallimento e la messa in liquidazione con la nomina di un Commissario Governativo? Purtroppo è quanto sta rischiando il Teatro Carlo Felice! 
I lavoratori della Scala si staranno forse chiedendo perché questo lungo volantino riguardante la situazione del Teatro Carlo Felice di Genova.
Semplice, questa realtà rappresenta un’anticipazione, un “caso apri pista”, di quanto potrebbe accadere negli altri Teatri Lirici italiani.
Così come le “misure” che saranno assunte a Genova, saranno poi estese ed utilizzabili ovunque. I “privati” potranno mettere le mani sui Teatri, “un tempo prestigiose istituzioni culturali”, a costo zero perché fallite, destinate a far cassetta e quindi condizionate dalle regole di mercato e non dal bisogno di sapere ed esprimere il meglio della creatività umana.
Nessuno può sentirsi al riparo dalla devastazione prossima ventura della cultura e dell’arte nel nostro paese.  
Attenzione, lavoratori de La Scala, la Sindaca Moratti ed il Sovrintendente Lissner, prima delle vacanze hanno fatto promesse mirabolanti, grandi progetti, tournee, finanziamenti, con l’obiettivo di fermare le lotte. I Sindacati Confederali e la Fials hanno agevolato l’operazione abboccando all’amo.
 Oggi a La Scala ci sono lavoratori che vivono le vicende del Carlo Felice di Genova come lontane da loro e che non li riguardano, pensando di poter tranquillamente proseguire come se nulla fosse cambiato; niente di più sbagliato della “sindrome dello struzzo”! In questa situazione drammatica di distruzione della ricchezza culturale del nostro paese, della lirica, del balletto e della musica italiana, non esistono isole felici.

I lavoratori devono prendere il loro futuro nelle loro mani e dire basta anche a quest’andazzo sindacale. A La Scala, i lavoratori hanno diritto di votare e decidere chi sono i loro veri rappresentanti. Devono poter votare subito per eleggere le R.S.U. (Rappresentanze Sindacali Unitarie) e gli R.L.S. (Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza).  Quello che succede in un Teatro si espande ovunque come un sasso che cade nell’acqua. Se un Teatro muore, muore un pezzo della nostra cultura. I lavoratori della cultura devono essere artefici del futuro dei Teatri e dei loro diritti, devono, quindi, poter eleggere rappresentanze sindacali adeguate a questi obiettivi.

Milano  28 settembre 2010


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