7254.gifRassegna stampa 20 dic 2006: OPERAIA-MAMMA PERDE POSTO PER ACCUDIRE FIGLIA succede alla IPC-Faip di Vaiano Cremasco (Cr) - AUSILIARI del TRAFFICO in SCIOPERO a Milano



ALLUNGA PAUSA MENSA PER PORTARE DA SCUOLA A CASA RAGAZZINA (di Claudio Scarinzi)

(ANSA) - MILANO, 20 DIC - Ha chiesto un po' di flessibilita',cioe' che le fosse consentita mezzora in piu' di pausa mensa per potere andare a prendere la figlia a scuola e portarla a casa.
Ma l'azienda prima ha trovato un accordo transitorio, quindi le ha contestato i ritardi, e l'ha sanzionata, e infine l'ha licenziata.
È capitato a una operaia-mamma dell'azienda Ipc Faip di Vaiano Cremasco (Cremona). L'episodio e' stato denunciato dalla FlmUniti-Cub.
La signora Raffaella (e' stato reso noto solo il nome) lavorava da quasi sei anni nell'azienda specializzata nella produzione di idropulitrici che impiega 162 persone, di cui 62 donne. Ha 40 anni, un divorzio alle spalle e una figlia di 12 che frequenta la seconda media a Crema, e aveva un reddito (l'unico della famiglia) sui mille euro netti al mese. Vive con i genitori anziani a Casaletto Ceredano.

Con il datore di lavoro non ha mai avuto conflitti - e' stato sottolineato durante la conferenza stampa - e, anzi, la lavoratrice ''si e' sempre impegnata seriamente''. Il problema nasce nel gennaio scorso: in base a un accordo sindacale, siglato da Cgil e Cisl, l'ora e mezza di pausa viene ridotta a un'ora sola: Raffaella, che utilizzava la pausa mensa per andare a prendere la figlia a Crema e portarla a Casaletto, per poi tornare al lavoro, chiede una deroga, dicendosi disponibile a recuperare i 30 minuti o a perdere la retribuzione.
La Ipc Faip le consente di usufruire del tempo in piu', inconto alle ferie, ma solo fino allo scorso giugno. Da settembre, pretende il rispetto dell'orario. Raffaella prosegue ad allungare la pausa e riceve un paio di contestazioni. Quindi si rivolge alla FlmUniti-Cub che proclama, ogni settimana, uno sciopero di mezzora, il tempo per consentirle di accudire la figlia.

A questo punto, l'azienda fa altre contestazioni e quindi, il 9 novembre scorso, procede al licenziamento, che viene impugnato di fronte al giudice del lavoro di Crema (la prima udienza e'stata fissata per il 9 gennaio prossimo).

''È incredibile la chiusura dell'azienda sull'elementare diritto ad essere madri - hanno sottolineato Angelo Pedrini e Carmine Fioretti, della FlmUniti-Cub - la Confindustria parla sempre di flessibilita' e poi quando ci si trova di fronte al diritto di una donna, diventano sordi. Raffaela non contesta nulla alla Ipc, chiede solo un po' di disponibilita' a costo zero''.
L'avvocato Chiara Tomasetti ha affermato che ''il licenziamento e' illegittimo sotto due aspetti: c'èe' una discriminazione di genere, perche' non viene garantita la pari opportunita', e inoltre la signora e' stata licenziata nonostante fosse in sciopero''.

La Cub ha interessato le istituzioni fra cui la consigliera alla parita' di Cremona e i ministeri per le Pari Opportunita' e il Lavoro. (ANSA).

 ANSA -
LAVORO:OPERAIA-MADRE LICENZIATA PER MEZZORA DI FLESSIBILITA'

MILANO - Un'operaia ha chiesto mezzora di flessibilita' per accudire la figlia, ma l'azienda l'ha licenziata. È successo alla Ipc Faip di Vaiano Cremasco (Cremona). Raffaella, 40 anni, per prelevare la figlia a scuola, aveva sempre usato la pausa pranzo, fino a quando un accordo sindacale l'ha accorciata di 30 minuti. La signora, divorziata e senza altri redditi se non la sua paga di mille euro, ha chiesto una deroga, con la disponibilita' a recuperare la mezzora o a perdere la retribuzione. Ma niente da fare: dopo una serie di iniziative, e dopo gli scioperi di mezzora indetti dalla FlmUniti-Cub per consentire alla lavoratrice di accudire la figlia, l'azienda ha deciso il licenziamento, che e' stato subito impugnato. L'udienza a Crema e' fissata per il 9 gennaio.
 

20 dicembre 2006 - Repubblica.it
Una lavoratrice del cremasco chiedeva 30 minuti per riprendere la figlia a scuola
Era disposta a un taglio in busta paga o a recuperare, ma è stata cacciata
Mamma operaia chiede mezz'ora flessibile, ma l'azienda è contraria e la licenzia
Il caso, avvenuto alla Ipc Faip di Vaiano, ora sarà esaminato dal pretore del lavoro
MILANO - Aveva chiesto mezz'ora di lavoro flessibile per poter riprendere la figlia da scuola, ma l'azienda, la Ipc Faip di Vaiano Cremasco (Cremona), ha deciso di risolvere il problema più drasticamente, licenziandola. Raffaella, operaia di 40 anni, aveva fatto domanda per poter avere trenta minuti di flessibilità da utilizzare per accudire la sua bambina, ma dopo un lungo braccio di ferro è stata messa alla porta.
Fino a qualche settimana fa la donna, divorziata e senza altri redditi se non la sua paga di mille euro, per prelevare la figlia a scuola aveva sempre usato la pausa pranzo. Recentemente un accordo sindacale l'ha accorciata però di mezz'ora. La signora aveva chiesto quindi una deroga, con la disponibilità a recuperare la mezzora o a perdere la retribuzione. Ma niente da fare: dopo una serie di iniziative, e dopo gli scioperi di mezzora indetti dalla FlmUniti-Cub per consentire alla lavoratrice di accudire la figlia, l'azienda ha deciso il licenziamento.
La decisione della Ipc Faip, azienda leader nella produzione di strumenti per la pulizia domestica e professionale ad acqua, è stato subito impugnata e la prima udienza davanti al pretore del lavoro è fissata per il 9 gennaio a Crema.
 

AUSILIARI DEL TRAFFICO in sciopero a MILANO

19 dicembre 2006 - Il Giornale
Ausiliari della sosta «in sosta»: «Pochi diritti, molta confusione»
Milano - Giornata di sciopero, ieri, per gli ausiliari della sosta. La protesta, indetta dal Cub, il sindacato dei trasporti, è culminata in un corteo di cinquanta persone dalla sede dell'Atm a Palazzo Marino. E proprio con i due organismi ce l'hanno gli ausiliari: dal 2003, infatti, essi non sono più coordinati dal comando dei vigili urbani, ma da funzionari dell'Azienda dei trasporti. Il passaggio ha comportato, secondo i sindacati, oltre che un peggioramento delle condizioni lavorative e contrattuali, anche un conflitto di competenze. Una sentenza della Corte di cassazione ha stabilito infatti che gli ausiliari, come dipendenti Atm, possono multare solo le auto parcheggiate indebitamente all'interno delle strisce blu, controllate appunto dell'azienda. Sotto la giunta Albertini, però, gli ausiliari avevano continuato a svolgere mansioni da vigili urbani, in base a una delega speciale. Delega non rinnovata dall'attuale sindaco, Letizia Moratti: «Nonostante questo - spiega Monica Barilli, rappresentante sindacale - l'Atm ci obbliga lo stesso a fare multe che non riguardano la sosta.
Chi si rifiuta può incorrere in richiami e multe. Chiediamo al Comune di tornare sotto il controllo dei vigili urbani, come promesso dalla Moratti in campagna elettorale, mettendo fine a questa situazione di illegalità».
«Fra Atm e Comune di Milano - replica l'Atm - esiste un contratto di servizio. Le mansioni degli ausiliari sono stabilite direttamente dal Comune: continueranno a svolgere i compiti da esso stabiliti. Non c'èè nessuna situazione di illegalità».
Ma il conflitto di competenze, stando agli ausiliari, sembra essere solo la punta dell'iceberg. Roberta, 43 anni, da 7 ausiliaria della sosta, racconta: «Sotto l'Atm non abbiamo diritti: stiamo in strada anche sette ore al giorno, ma con tutto lo smog che respiriamo non ci viene riconosciuta l'indennità di strada degli autoferrotranvieri». Anche Isa, 45 anni, due figli a carico, ha visto peggiorare la sua condizione: «Gli orari e i turni non sono compatibili con la vita di una madre di famiglia: il settanta per cento di noi sono donne, ma non siamo tutelate. Ci vengono contestati ritardi di pochi minuti, e l'azienda ci fa controllare: se saltiamo una macchina o cambiamo il percorso scattano le sanzioni».
Secca la replica dell'azienda: «L'idea che noi multiamo e sanzioniamo i nostri dipendenti è folle: è una cosa che non abbiamo mai fatto e che non rientra assolutamente nella politica dell'azienda. Atm riconosce da sempre a tutti i propri dipendenti, compresi gli ausiliari della sosta, i diritti dei lavoratori».
 
19 dicembre 2006 - Libero
GLI AUSILIARI DELLA SOSTA SCENDONO IN PIAZZA
Milano - Ieri gli ausiliari della sosta hanno sfilato in corteo per protestare contro il sindaco Letizia Moratti e l'amministrazione dell'Atm. La manifestazione, organizzata dalla Confederazione unitaria di base rivendicava diritti e dignità della categoria oltre ad aprire il tema dei salari, chiedendo l'immediata convocazione di un tavolo per confrontarsi si su tutte le problematiche sindacali. Al corteo hanno aderito all'incirca 50 persone, che hanno sfilato sotto l'insegna del Cub causando qualche rallentamento alla linea del tram prima di raggiungere piazza della Scala
 
19 dicembre 2006 - Il M

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20 dicembre 2006 - L'Eco del Chisone
Enrico Lanza di Alp-Cub ricorda il Natale di lotta del 1999 che salvò lo stabilimento
Sulla Pmt i fantasmi della Beloit
«Con la nuova proprietà fino a oggi tutto bene, ma il futuro ci preoccupa»
di Alberto Maranetto
Non fu un buon Natale per i lavoratori della Beloit, quello del 1999. Dagli Stati Uniti la proprietà aveva comunicato di voler chiudere lo stabilimento, per poi passare alla richiesta di mobilità per 166 dipendenti su 436. Tutto faceva prevedere che per lo storico stabilimento per la produzione di macchinari per cartiere, in via Martiri a Pinerolo, non ci sarebbe stato futuro.
Venne indetto uno sciopero generale nel Pinerolese per il 17 dicembre. Gli operai sfilarono per le vie di Pinerolo con il sostegno di tutta la città e del vescovo Debernardi, fresco di nomina. Se vogliamo, eravamo di fronte alle avvisaglie di quanto sarebbe avvenuto in larga scala dopo e continua ancora oggi: la chiusura delle fabbriche, non per mancanza di commesse ma per spostare la produzione dove il costo del lavoro è più basso. E anche allora, come oggi, i sindacati faticarono a trovare un accordo sulla strategia da seguire per affrontare la crisi. «Noi di Alp eravamo tra quelli convinti che si poteva cercare una strada diversa da quella già tracciata e che inevitabilmente avrebbe portato alla chiusura dello stabilimento - ricorda Enrico Lanza, presidente del sindacato autonomo Alp-Cub -. Ci battemmo affinché la Beloit fosse venduta».
Così avvenne dopo una lunga contrattazione: l'azienda passò dagli americani all'attuale proprietario, l'imprenditore di Domodossola Nugo, di quelli per interderci che "si sono fatti da soli". Nell'accordo di vendita fu coinvolto anche il Comune di Pinerolo: quest'ultimo si impegnò a favorire la riconversione in zona residenziale dell'area occupata dalla fonderia Beloit, in via Vigone. Accordo che si è concretizzato pochi mesi fa con l'approvazione definitiva del Piano di zona da parte del Consiglio comunale.
Oggi la Beloit si chiama Pmt, opera ancora nel settore delle macchine per cartiere e occupa circa 300 addetti. «Noi del sindacato Alp non abbiamo nulla da dire su come sono andate le cose in questi anni - afferma Lanza -. La proprietà ha mantenuto quanto promesso, gli investimenti sono stati fatti e i lavoratori sono rientrati riportando l'occupazione vicina ai livelli di prima della crisi».
Dunque un bilancio positivo. «Direi di sì, ma purtroppo devo aggiungere che adesso ricominciamo ad essere preoccupati, dall'interno della fabbrica giungono segnali che non ci piacciono». Precisa il sindacalista: «Fabbriche come questa lavorano a commesse, e quindi è normale che ci siano degli alti e bassi nella produzione; però ci insospettiamo quando non lavorano i progettisti e quando parte del lavoro in officina viene spostato all'esterno: sono cose che già stanno accadendo». Prosegue Lanza: «Temiamo che la strategia porti ad un ulteriore trasferimento della produzione: per concludere, non vorremmo che il nuovo anno ci portasse cassa integrazione e poi la mobilità. Intendiamo chiedere garanzie, non vogliamo riavere quella brutta esperienza per la seconda volta».

 

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