La fusione Fca (Fiat-Chrysler) e Psa (Peugeot) rappresenta la vendita del gruppo ex Fiat/ Chrysler e l’implicito ridimensionamento della filiera automobilistica italiana avrà effetti negativi anche per altri comparti legati in parte a Fca: componentisti, produttori di elettronica, ecc….

Marchionne negli anni era riuscito a far sopravvivere l’azienda senza far sborsare nemmeno un euro di investimenti agli azionisti.
La cessione a Psa è l'ultimo atto del disimpegno degli eredi Agnelli dalla produzione auto. Non avendo investito su elettrico, modelli competitivi in Europa e altri importanti ambiti, Fca restava in un ritardo difficile da colmare nella transizione tecnologica aperta nel settore auto motive; Torino è rimasta indietro nelle competenze necessarie all’auto elettrica.
Quando i nuovi capi FCA annunciarono l’ennesimo piano per l’Italia, Cub non diede credito alle promesse della piena occupazione entro il 2021 ed alla elettrificazione della gamma perché non credibili e perché recuperare i ritardi non era semplice.
Per rimanere a galla in questa fase di profondo mutamento tecnologico del settore, servono due condizioni preliminari: risorse da destinare agli investimenti e competenze nel campo dell’innovazione e della ricerca.
Tutte e due condizioni non disponibili nella ex fiat da tempo, avendo essa deciso di spremere il limone per portare a casa soldi per i suoi famelici proprietari ed azionisti e non certo per sviluppare il settore.
I fatti di oggi confermano questi giudizi negativi: Fca risolverà i suoi problemi in una recinto più ampio utilizzando progetti di altri ma inevitabilmente sui lavoratori ricadranno gli effetti di una nuova riorganizzazione necessaria per evitare sovrapposizioni di modelli e di gamme e per introdurre nuova tecnologia.
Dal punto di vista finanziario. Peugeot vale 22,6 Miliardi € contro i 18,5 Miliardi € di Fca, per parificare il valore Peugeot pagando un premio di circa il 32% del capitale e gli azionisti di Fca, riceveranno un dividendo straordinario di 5,5 miliardi di euro di cui 1,6 miliardi di euro destinati all’azionista di maggioranza (l’Exor di proprietà degli eredi della famiglia Agnelli).
La stessa cifra che avevano tentato di portare a casa con l’accordo con Renault poi non concluso. Psa conterà su sei consiglieri, tra i quali capo azienda e solo cinque saranno i consiglieri della Fca, compreso il Presidente.
Dal punto di vista industriale. La fusione crea il quarto gruppo automobilistico mondiale. Psa è molto più avanti ed attrezzata dal punto di vista innovativo. Entro il 2021 ha promesso che la metà della gamma sarà composta da vetture a trazione elettrica e ibrida. Nel 2025 l'intera produzione di Psa sarà disponibile in versione elettrica e ibrida. Dunque, la casa francese si è gettata senza riserve nell'avventura del cambiamento tecnologico.
Nel frattempo Fca, invece di intervenire sul prodotto, ha speso centinaia di milioni di dollari comprando crediti verdi da tesla per tenere le inquinanti auto fca nelle regole antinquinamento europee.
Il nuovo gruppo avrà 400.000 i dipendenti e unirà i dieci marchi fca Abarth, Alfa Romeo, Chrysler, Dodge, Fiat, Fiat Professional, Jeep, Lancia, Ram e Maserati e i 5 marchi Peugeot, Citroen, Ds Automobiles, Opel e Vauxhall.
Nel mercato europeo, Fca è in affanno a differenza di Peugeot. A fine settembre, su un mercato di 12 milioni di vetture, in calo del 1,6 % rispetto al 2018, Fca ha venduto 691 mila auto con un calo del 11,6 % e il gruppo Psa ha venduto 1,825 milioni di auto con un calo del 0,3%.
Il mercato europeo dell'auto è ora in difficoltà e la fusione fra Fca e Peugeot comporterà una razionalizzazione della produzione, un problema di sovraccapacità produttiva che può portare a chiusure o snellimento di produzioni e stabilimenti che il cambiamento tecnologico della produzione e del prodotto aumenta ulteriormente.
Il rischio c'era già quando la Fiat era tutta italiana, c'era poi quando è diventata Fca, mezza americana, e ci sarà ancora di più adesso.
Dal punto di vista occupazionale. FCA dispone di 102 stabilimenti, 199.000 dipendenti, vende 4,8 milioni di auto e fattura 110 miliardi di €; Psa dispone di 45 stabilimenti, 211.000 dipendenti (68.000 in Francia), vende 3,9 milioni (il 90% in Europa) e fattura 74 miliardi di euro.
A parole, come sempre, si promette che tutti i lavoratori e tutti gli stabilimenti saranno protetti. Il primo ministro francese ha messo le mani avanti, dichiarando che la difesa dei posti di lavoro e degli impianti industriali resterà la priorità del suo governo. Di certo quello francese è in grado con ogni mezzo di difendere gli interessi nazionali più di ogni altro governo europeo.
In Italia abbiamo un problema estremamente serio ed opposto. Fca ha portato fuori dall’Italia tutti i centri decisionali e la grande parte delle strutture di ricerca che prima aveva nel nostro Paese ed è in una condizione di debolezza nel nuovo cda e nei rapporti di forza degli azionisti.
Governi e forze politiche da anni hanno abbandonato il benché minimo intervento di politica di settore fino al punto di assecondare e benedire le scelte Fiat di emigrare dove poteva fare più liberamente i propri interessi, lasciando senza tutela lavoratori e paese.
C’è perciò da riflettere su come dovranno essere protetti gli interessi dei lavoratori, quale sarà il destino degli stabilimenti e dei lavoratori della Fca e quello delle imprese produttrici di componenti disseminate in tutto il nostro Paese.
In ambito sindacale c’è chi pensa che “la fusione Fca/Psa dimostri che il nazionalismo industriale deve essere combattuto a beneficio dei lavoratori e dei consumatori attraverso innovazione e visione europea”.
Invece di aspettare benefici dalle multinazionali, pensiamo che sia più utile prepararsi al conflitto per difendere il proprio lavoro allorché la nuova proprietà aprirà lo scontro.
Milano novembre 2019

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