CUB Scuola UNIVERSITA' RICERCA - E quando dovremo intonare l'Inno di Mameli, ricordiamoci: allegro, ma non troppo - Molti, troppi maldicenti criticano la politica scolastica del governo. Scuole che crollano, lavoratori a cui si bloccano contratto e persino scatti d'anzianità, risorse inesistenti, classi-pollaio: forse è vero, ma le vere emergenze vengono affrontate!

 

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 E quando dovremo intonare l'Inno di Mameli, ricordiamoci: allegro, ma non troppo.

Molti, troppi maldicenti criticano la politica scolastica del governo. Scuole che crollano, lavoratori a cui si bloccano contratto e persino scatti d'anzianità, risorse inesistenti, classi-pollaio: forse è vero, ma le vere emergenze vengono affrontate!

“D'ora in poi sarà più difficile notare sportivi che rimangono in silenzio o persone che inseriscono parole a caso mentre suona l'inno di Mameli: impararlo a scuola è obbligatorio. Il Senato, infatti, tra le accese proteste della Lega, ha dato il via libera definitivo al ddl che prevede l'insegnamento dell'inno tra i banchi. La norma, che è passata con 208 voti a favore, 14 contrari e 2 astenuti, istituisce inoltre il 17 marzo giornata nazionale dell'Unità d'Italia, della Costituzione, dell'inno nazionale e della bandiera” La Repubblica, 8 novembre 2012.
ECCO DI COSA SI OCCUPANO I NOSTRI PARLAMENTARI: LOTTARE PER UNA SCUOLA E UNA societàA' MIGLIORI E' GIUSTO E SEMPRE PIU' NECESSARIO!

L'INNO D'ITALIA

Giovanna Lo Presti, Natale Alfonso - Cub Scuola Università Ricerca Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Torino, 9 novembre 2012, venerdì


Ieri il nostro buon maestro ci ha guidati in un'uscita didattica che è parte di un percorso multisensoriale; la mamma mi ha chiesto cosa significhi “percorso multisensoriale” ed io le ho spiegato che si tratta di alcune giornate in cui usciamo di classe e facciamo lezione all'aperto, dedicando ogni volta la lezione ai cinque sensi. Per esempio, ieri l'uscita era dedicata ai sensi del gusto e dell'udito. Andammo in centro con un tram che, al solito, riempimmo di allegria anche se –e non capisco perché- in queste occasioni i signori anziani imprecano per tutto il tempo, arrivano persino a tirare in ballo i nostri genitori che non ci sanno educare (ma come possono dirlo, se nemmeno li conoscono?) e cercano con gli occhi il maestro che ci accompagna, onde poter almeno protestare con lui. Ma il maestro è molto discreto, per questo sul tram tira fuori il giornale e fa finta di non conoscerci. Insomma, tra ingiusti insulti ed impropèri, arrivammo alla nostra fermata e scendemmo di corsa; qui Derossi, che sarà pure il primo della classe ma non è troppo svelto, pestò i piedi di un'anziana signora e si prese in testa un'ombrellata.


Ed eccoci infine nella bella piazza Castello, meta del nostro viaggio.
La prima tappa, quella dedicata al senso del gusto, la svolgemmo nel luccicante fast food che rende la piazza ancora più attraente: una graziosa e gentile signorina ci parlò di cibo sano, di dieta mediterranea, di quanto importante sia mangiare almeno cinque volte al giorno, elogiò gli alimenti biologici e sostenne che, però, gli alimenti geneticamente modificati sono altrettanto buoni e molto più importanti perché destinati a risolvere la fame nel mondo (1). Il maestro assentiva e ci sorrideva.

Vennero poi distribuite bibite e merendine confezionate a noi bambini; Franti, che è quello con la faccia tosta e trista, cominciò con voce salmodiante a leggere l'elenco degli ingredienti e commentò: “Sembra che siano state sfornate da un laboratorio chimico!”. Così, senza alcun rispetto, prese la sua merendina e la buttò per terra. Garrone, che è il più grande e il più buono di tutti noi, la raccolse e la gettò nel cestino della spazzatura (scelse l'indifferenziata); il maestro lo elogiò, dopo aver rivolto a Franti uno sguardo assai severo. Ci avviammo verso la seconda tappa della nostra gita, dedicata al senso dell'udito. In via Barbaroux, quasi all'angolo con la piazza Castello, il maestro ci fece fermare davanti ad una targa che stava sul marciapiedi, all'ingresso di una tabaccheria. La targa recitava: “TORINO I CAPITALE D'ITALIA. Qui, nel 1847 il maestro Michele Novaro divinava le note al fatidico inno di Goffredo Mameli. Auspice Mina & Favole (2) 2006 in ricordo delle Olimpiadi”.
Coretti, dopo aver sentito la lettura ad alta voce fatta dal maestro, chiese: “Ma in che lingua è scritta?” Il bravo maestro prontamente spiegò il significato di “divinava” e “fatidico” ma su “Auspice Mina & Favole” esitò. Franti allora intervenne gaglioffo e chiese: “Come mai qua all'angolo, in via XX Settembre, c'è un'altra targa quasi identica, con su scritto “auspice il Liceo Cavour”? Ed esibì, sfrontato, il suo tablet (3), alla pagine delle targhe celebri torinesi. “Taci, Franti”, disse il maestro e la ruga dritta sulla fronte divenne ancora più profonda. Poi, sorvolando su Mina & Favole e avendo cura di lasciar spazio ai passanti frettolosi, ci sistemò a semicerchio intorno alla targa: ci volle il suo tempo, poiché in classe siamo in cinquantaquattro. Quindi il maestro diede l'attacco. Era questo il punto culminante della nostra uscita didattica: dritti come fusi intonammo l'inno di Mameli, l'inno di cui tutti noi dobbiamo essere orgogliosi. Giunti a “l'Italia s'è desta” Franti, che non aveva cantato, ridacchiò. Il buon maestro fece finta di non udire. Intanto, intorno a noi si era radunata una piccola folla silenziosa. Cantammo tutto l'inno, a gola spiegata, consapevoli di essere molto più intonati dei calciatori della Nazionale. Il caro maestro, sopraffatto dalla commozione e orgoglioso di noi, trascurò il fatto che Franti, sul “chiamò” aveva dato un sonoro calcio alla lattina di bibita gasata offertaci dal fast food. Quell'infelice ragazzo l'aveva tenuta apposta, la lattina! Un applauso coronò la fine della nostra esecuzione del sacro inno; il maestro ricacciò indietro una lacrima e disse: “Vedete, bambini, il vostro maestro è persona umile ma oggi è orgoglioso di sé.


Avevo programmato da mesi questa nostra uscita e proprio oggi, 8 novembre 2012, mentre cantiamo sotto i portici della nostra bella città, un disegno di legge (“Cos'è un disegno-di-legge?” - si sentì mormorare) stabilisce che in tutte le scuole si dovrà studiare quell'inno che noi abbiamo appena eseguito. Capite, bambini? Il vostro umile maestro ha precorso i tempi.

Grazie per aver imparato con me i divini versi (qui Franti disse, piano ma in modo udibile, “bleah!”) del giovane eroe Mameli, musicati dal giovane musicista Michele Novaro.” C'eravamo intanto spostati di fronte a Palazzo Madama, che è proprio lì vicino e il maestro esclamò: “O le belle due ore che abbiam passato insieme!”. “O il tetro Palazzo Madama, la sera, la folla che imbruna...” - replicò Franti, facendo quasi il verso al maestro, che lo apostrofò: “Cosa stai dicendo, discolo?”. “Recito versi di un altro giovane, e poeta” - rispose con quella sfrontatezza arrogante che gli è propria. “E chi sarebbe questo giovane poeta, piccolo prepotente?”. L'infame sorrise.

NOTE
1. Non è che ci siamo inventati proprio tutto: c'è, in piazza Castello a Torino, un fast food di cui non facciamo il nome, pullulano le iniziative atte a catturare nella rete del consumo i più giovani, rendendo concreta l'idea di cittadino-consumatore così cara ad alcuni politici italiani. Un esempio che vale per tutti gli altri: riportiamo, testualmente, un'iniziativa della COOP: “ Anche questo anno infatti saremo al fianco di studenti, insegnanti e genitori con i nostri percorsi didattici completamente gratuiti per le scuole di ogni ordine e grado. Ne è passato di tempo dalle prime “giornate dei Giovani Consumatori” degli anni ’80, ed in tutto questo tempo la scuola è cambiata e con essa l’offerta formativa che le Cooperative di Consumatori come la nostra propongono. Alimentazione, benessere, cibo e culture, pubblicità, biodiversità e sostenibilità à dei consumi, cittadinanza attiva e responsabile, legalità democratica, cooperazione... sono solo alcuni dei temi che vengono affrontati dai nostri percorsi didattici che lo scorso anno scolastico hanno visto la partecipazione di oltre 23 mila ragazzi e più di 200 istituti del territorio lombardo. Numeri importanti quelli dell’Educazione al Consumo Consapevole, a cui viene riconosciuta ogni anno la specificità e l’unicità del progetto proprio dagli insegnanti che trovano nel mondo della cooperazione strumenti, idee approfondimenti che consentono loro di arricchire la proposta formativa per i loro studenti.”
E SE QUALCUNO NON CAPISCE COSA CI SIA CHE NON VA, IN TUTTO QUESTO, PAZIENZA - INUTILE SPIEGARE.
2. Sic! Anche qui, la realtà supera l'immaginazione
3. Sia ben chiaro, il tablet è proprietà privata di Franti. La famiglia di Franti, che si è ritrovata a dover allevare questo Caino, è una famiglia per bene, che ha dato retta alle parole del Ministro Profumo, parole che toccano il cuore: “Ho chiesto ai bambini presenti quanti di loro avessero un pc o un tablet, la risposta è stata: tutti meno uno. Dobbiamo diventare un Paese più generoso, capace di condividere le cose che già abbiamo”.(cfr. La Repubblica.it, 8 ottobre 2012). L'uso improprio della tavoletta è da addebitare solo e soltanto alla innata malvagità di Franti.

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