La neo ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha dichiarato di non comprendere le ragioni di scontento nei suoi confronti. In effetti, lei è una persona concreta e fattiva: per esempio non si contano le sue dichiarazioni sull’imminenza di bandi di concorso che sono invece ben lontani!

 E poi intende proprio risolvere il problema del precariato. Chiede solo l’applicazione di un po’ di meritocrazia che per lei consiste nel rispondere a un quizzone da 80 domande in 80 minuti! Che ci vorrà mai? In fondo lei ha ben preso due lauree e ha concluso una SISS! Che poi lo abbia fatto con una certa disinvoltura, usando frasi e concetti altrui senza virgolettare e citare le fonti, non è così grave, no? Lo fanno tutti! Perché nella vita bisogna sapersi adattare e anche un po’ arrangiare. Questi precari invece hanno solo pretese: vorrebbero essere trattati con dignità e desidererebbero che il loro lavoro, quello che permette ogni anno il funzionamento della nostra scuola, fosse davvero considerato.

È piena di buona volontà, la ministra. Non affronta attivamente anche la strutturale carenza di fondi per la scuola frugando nei cassetti di viale Trastevere alla ricerca di quanto non è stato fin qui speso? Molti penseranno (tra questi noi) che si tratti di un’attività che se da un lato le si confà, dall’altro non potrà certo portare gli stipendi della scuola a livello europeo, affrontare lo stato miserevole degli edifici scolastici, garantire l’assunzione di personale docente e ATA sufficiente a sorvegliare gli edifici e condurre in sicurezza le normali attività didattiche. Ma si tratta di pessimisti, persone che non vogliono cogliere l’occasione unica di essere governati da una ministra eccezionale che è anche preside e pure ex sindacalista.
Lucia Azzolina non è sola nell’abitudine a rilasciare dichiarazioni ad esclusivo vantaggio dei media ma prive di reali effetti positivi. Anche cgil-cisl-uil-snals-gilda, sconfortati dall’esito negativo del confronto con la ministra, si mostrano battaglieri e minacciano fuoco e fiamme. Perfino la “convocazione delle segreterie per una più compiuta valutazione”!
Il fatto è che la sola cosa che serve in questa situazione, cioè la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori, è già in atto. È stata promossa da coordinamenti di colleghi precari sparsi per l’Italia e poi raccolta e rilanciata dalla CUB SUR e da altri sindacati di base.

Una mobilitazione che si è già manifestata il 17 gennaio scorso con presidi, assemblee e volantinaggi in molte città e che ora si dirige verso lo sciopero nazionale del prossimo 14 febbraio. Una mobilitazione che è destinata a proseguire perché è ora di ridare all’istruzione il peso e l'importanza che dovrebbe avere in una società civile, di sconfiggere la precarietà attraverso l’assunzione stabile su tutti i posti disponibili, conquistare salari in linea con le retribuzioni europee, garantire la salute e la sicurezza nei posti di lavoro, contrastare il monopolio sindacale di cgil-cisl-uil-snals-gilda, corresponsabili del degrado delle condizioni salariali e normative dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola.

Torino, 31 gennaio 2020

CUB Scuola Università Ricerca
il coordinatore nazionale
Natale Alfonso

 

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