La nostra civiltà viene sacrifcata per dare ad un ristreto numero di persone l’opportunità di contnuare ad accumulare enormi quanttà di danaro….

Dobbiamo tenere i combustbili fossili soto terra e dobbiamo concentrarci sull’eguaglianza. E se le soluzioni non si possono trovare dentro al sistema, forse dovremmo cambiare il sistema stesso… (Greta Thunberg alla Cop24)

L’assurda pretesa di fondare la società umana sulla crescita infinita deve oggi affrontare le sue conseguenze: disastrosi eventi climatici, saccheggio delle risorse naturali, devastazione dei territori, iperconsumo e quindi produzione di enormi quantità di rifiuti che oggi ammorbano la terra e il mare. Il nostro pianeta, un sistema complesso ma finito, è stato portato al limite delle sue capacità dalla sete di profitto delle stesse élite economiche che oggi si preparano a cambiamenti di facciata propugnando la cosiddetta “green economy”, proprio mentre si apprestano a gettarsi sulle terre e sui mari liberati dallo scioglimento dei ghiacci che esse hanno provocato.


Il corollario di tanta voracità è il divario crescente tra ricchi e poveri, nei singoli paesi e poi su scala mondiale, quel divario che è all’origine delle disastrose condizioni di interi continenti e che genera esclusione sociale, discriminazione razziale, guerre, carestie, pandemie e una formidabile pressione migratoria che muove dai paesi poveri verso quelli più ricchi.
La logica dell’individualismo concorrenziale e del profitto ad ogni costo sta portando il pianeta al collasso. La stessa logica che governi e padronato, da anni, allargano progressivamente ad ogni ambito sociale attraverso la limitazione dei diritti, l’aziendalizzazione e la privatizzazione del welfare, la rottura di ogni solidarietà tra i lavoratori per poche briciole di salario o per la corsa ad ostacoli verso la stabilizzazione che chiamano meritocrazia.


Perciò è necessario battersi ora contro quelle élite perché sia rispettata la biosfera e, in essa, siano garantiti  diritti ed eguaglianza. Per questo dobbiamo reclamare condizioni di vita migliori per tutti, giustizia sociale e redistribuzione della ricchezza, garanzie di salvaguardia dei territori e della salute delle popolazioni come accade già a Taranto, ammorbata dalle esalazioni dell’ILVA, nella Val Susa minacciata dal TAV, come dovremmo fare nelle nostre città soffocate dallo smog. E in ogni posto di lavoro dobbiamo chiedere più reddito, maggiore cooperazione, più tempo libero.
Per questo saremo in piazza il 27 settembre e ci torneremo il 25 ottobre, giorno dello sciopero generale indetto da CUB, SGB, SiCobas, USI/CIT  per rivendicare salario, lavoro, diritti e salute 

 Torino, settembre 2019

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