Oggi di fronte all'Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte si è svolto il presidio delle insegnati diplomate magistrali organizzata da Cub e Cobas con la partecipazione di 200 colleghe e colleghi sia direttamente coinvolti che solidali con la loro lotta.

 

 

Il presidio si è trasformato a più riprese in un blocco stradale. Si tratta, a nostro avviso, della manifestazione di una tensione forte e radicale, la stessa tensione che ha spinto un numero così rilevante di colleghe e di colleghe a manifestare nel pieno delle feste natalizie un profondo disagio, per usare un eufemismo,.
Di fronte a una sentenza che ne determina, nei fatti, il licenziamento o, comunque l'esclusione dalle graduatorie ad esaurimento che garantiva loro quantomeno la possibilità di lavorare per l'intero anno scolastico, cresce fra i diplomati magistrali a volontà di mobilitarsi ed è già previsto uno sciopero con manifestazione a Roma lunedì 8 gennaio.
Alla Cub pervengono da diverse scuole informazioni nel merito di adesioni allo sciopero sia da parte delle colleghe che rischiano il posto di lavoro che da quelle intenzionate a scioperare per solidarietà.
Nel corso dell'incontro con l'Ufficio Scolastico Regionale, una delegazione di colleghi e colleghe di Torino e di Cuneo ha ribadito le ragioni della mobilitazione e ha chiesto all'amministrazione scolastica di prendere atto della situazione e di assicurare informazioni precise e puntuali e, soprattutto, misure volte a garantire il diritto al lavoro e al reddito delle colleghe coinvolte.
La Cub, in particolare, ha esposto un piano di intervento volto a tutelare TUTTI gli insegnanti colpiti dalla sentenza indecente e che intende presentare lunedì 8 gennaio al ministero, nel corso della manifestazione a Roma.
Delle proposte e delle iniziative da prendere si discuterà in una riunione che si svolgerà domani sera, giovedì 28, presso la sede della stessa CUB.
La CUB da un giudizio assolutamente positivo della manifestazione di oggi, sia per la partecipazione superiore ad ogni aspettativa che per la chiarezza delle idee, la determinazione nella lotta, la consapevolezza della necessità di una mobilitazioni unitaria di tutti i lavoratori direttamente coinvolti ma anche, e non è questione secondaria, di tutti i lavoratori e i cittadini consapevoli della gravità di un licenziamento di massa quale mai si era visto ad oggi nella scuola pubblica.
Particolarmente positiva è la presa di posizione di gruppi di genitori, come nel caso dell'Istituto Comprensivo Padre Gemelli ma non solo, che dimostra che la qualità della scuola e la difesa dei diritti trova ampio consenso.
Oggi, nonostante una pioggia uggiosa, abbiamo ravvivato la vita della città, è l'inizio di una lotta che terminerà solo con soluzione delle questioni che abbiamo sollevato.

Torino 27 dicembre 2017
CUB Scuola Università Ricerca

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La Stampa di Torino ha pubblicato un aricolo che puoi leggere qui

Si è tenuto stamane un'iniziativa CUB Sur a Torino dopo l'amara sorpresa della vigilia.
La rivolta dei prof esclusi dalle graduatorie: “Senza di noi le scuole non vanno avanti”
Oggi un centinaio di manifestanti hanno bloccato corso Vittorio
Non esitano a definirlo «il Natale più brutto» della loro vita, le maestre e i maestri che venerdì - con un brutto scherzo nel tempo che tutti vorrebbero vivere in serenità - hanno appreso della sentenza del Consiglio di Stato: l’Adunanza plenaria ha stabilito che i diplomati magistrali pre-2001/2002 non hanno diritto all’abilitazione, ad entrare nelle graduatorie ad esaurimento. Di conseguenza, chi negli anni scorsi, dopo aver presentato ricorso al Tar o al Presidente della Repubblica e aver avuto un primo parere favorevole, è stato assunto a tempo indeterminato (con riserva, in attesa della sentenza di merito) e chi attende di esserlo nelle Gae, dovrà tornare alle diverse sfumature del precariato. Un pasticcio all’italiana, dal momento che altre sentenze del Consiglio di Stato erano state favorevoli e definitive. Altri aspetti singolari: centinaia di insegnanti hanno ormai superato l’anno di prova e sono indispensabili al servizio, altri non ce ne sono. 

Quasi mille maestre in bilico a Torino e provincia
Per stamane alle 10, con tempi di reazione rapidissimi, la Cub Scuola ha indetto un presidio davanti all’Ufficio Scolastico Regionale in corso Vittorio Emanuele II 70. Un centinaio di manifestanti a metà mattina ha bloccato il traffico in corso Vittorio.
«È stato un movimento dal basso a volerlo e a chiedere di partecipare allo sciopero dell’8 gennaio con manifestazione a Roma», spiega Cosimo Scarinzi, coordinatore nazionale.
Ieri, Santo Stefano, un gruppo di insegnanti nella sede del sindacato si è trovato per realizzare striscioni e organizzare la protesta. Che nella nostra provincia riguarda - ha detto Stefano Suraniti, direttore dell’Ufficio Scolastico Territoriale - circa 400 insegnanti assunti in ruolo negli anni 2015/16 e 2016/17 e 1400 aspiranti inseriti con riserva nelle Gae. Chi si trova nelle Gae oggi lavora con supplenze annuali, fornendo un servizio indispensabile alla scuola di stato. Con la sentenza, dovrebbe tornare nelle graduatorie d’istituto, da cui si attinge per le supplenze brevi. «Peccato che non abbiamo più fatto domanda per entrarci. Senza contare che c’è anche chi ha lasciato la scuola paritaria. C’è molta rabbia. Sappiamo che scuole intere l’8 gennaio resteranno chiuse».

LA REAZIONE
«Non ho mai visto una reazione così accesa da parte dei genitori - dice Giulia Bertelli, che per anni nella Cub ha guidato la protesta delle maestre diplomate -. Io lavoro all’Istituto comprensivo Settimo 2, da dove partirà una lettera al ministero per spiegare che non si tiene conto neppure del bene dei bambini». E cita il proprio esempio: «Io ho superato l’anno di prova e lavoro nella mia classe con un maestro che è stato preso dalle Gae, sempre “con riserva”. Noi chiediamo al Consiglio di Stato che venga ritirato il provvedimento e che il Miur si prenda la responsabilità di risolvere questo pasticcio. Siamo determinati ad arrivare allo sciopero a oltranza».
LA LETTERA
Dall’Ic Padre Gemelli di Torino, la lettera è già partita. «Cara ministra, secondo teste pensanti che stilano sentenze - hanno scritto i genitori -, i maestri in servizio nelle classi dei nostri figli non hanno un titolo adatto all’insegnamento. Se le cose fossero davvero così, sareste dei farabutti. Per anni ci avete dato insegnanti non abilitati ad insegnare, per anni e anni avete messo i nostri figli in classi gestite da personale non formato e ora molti di loro hanno anche superato un anno di prova: chissà come ci sono riusciti? Noi abbiamo apprezzato in questi anni il loro operato, abbiamo collaborato con loro, abbiamo apprezzato la loro didattica e la loro capacità relazionale... Dunque non siete stati dei farabutti. Ma come avete potuto contraddirvi?».

MARIA TERESA MARTINENGO

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