La situazione del precariato nell'ambito della ricerca universitaria italiana ha raggiunto livelli insostenibili e grotteschi.
 
 
Alcuni calcoli approssimativi indicano che il sistema universitario italiano si mantiene artificialmente in vita grazie al lavoro di circa 40.000 ricercatori precari, che vengono assunti nelle università attraverso una pletora di forme contrattuali a termine (assegnisti, RTDA, RTDB), spesso senza copertura pensionistica e con limitatissime possibilità di accedere a un posto stabile e di ruolo nel sistema universitario. Senza il contributo di questi ricercatori, nell'ambito sia della ricerca che della docenza, la gran parte degli atenei, dei corsi di laurea e dei dipartimenti di ricerca sarebbe costretta a chiudere o quantomeno a ridurre fortemente l'offerta formativa.
Nello stesso tempo, il blocco degli stipendi aggrava ulteriormente le condizioni salariali dei ricercatori ad esaurimento.

I mezzi di informazione stanno diffondendo, in questi giorni, la notizia della messa a  concorso di 2000 nuovi posti da ricercatore, ovviamente precari (RTDB).
 
I 2000 posti sarebbero comunque totalmente insufficienti a coprire le necessità di ricerca e l'offerta didattica degli atenei: ne occorrerebbero almeno ventimila. Queste promesse servono esclusivamente ai governanti, sotto campagna elettorale, a fingere un interesse verso le necessità del mondo accademico, dopo averlo ampiamente svuotato e definanziato e aver prodotto la fuga di migliaia di giovani ricercatori all'estero.

In questo quadro,190 ricercatori precari delle università pugliesi, che svolgono anche attività didattica, esattamente come i loro colleghi professori a tempo indeterminato  dell'università, hanno il contratto in scadenza.
Si tratta di 190 ricercatori assunti nelle Università pugliesi attraverso un bando finanziato dalla Regione Puglia (progetti FIR), ossia di personale in possesso di elevata qualifica professionale, dottorati, master, pubblicazioni su riviste internazionali, partecipazioni a progetti di ricerca internazionali, premi.

Sono peraltro le stesse università pugliesi a riconoscere loro questa elevata  professionalità, richiedendo il loro contributo come docenti all'interno dei corsi di laurea eutilizzando la loro professionalità per svolgere attività di tutorato nelle tesi di laurea. I ricercatori FIR svolgono cioè esattamente lo stesso ruolo svolto dai loro colleghi a tempo
indeterminato, ma entro la fine del 2018 perderanno il loro posto di lavoro a causa della scadenza del contratto.
 
Recentemente una parte di questi ricercatori, quelli assunti dall'Università di Bari, ha esposto la sua situazione agli organi istituzionali dell'ateneo barese, in una riunione tenutasi al senato accademico.
In seguito a quella riunione, il Rettore ha comunicato che l'Università di Bari, sulla base dei fondi disponibili, potrà provvedere al rinnovo del contratto solo per una piccola parte di essi.

La CUB Bari esprime totale solidarietà ai ricercatori FIR e si impegna ad attivare tutte le mobilitazioni necessarie a risolvere la vicenda.
Nel contempo la CUB Bari si impegna ad aprire una fase di assemblee e confronto con tutto il personale dell'università di Bari per discutere di una situazione, quella del precariato e della docenza nel mondo accademico, divenuta ormai totalmente insostenibile.

 

 

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