L'INVALSI ha stabilito che dal 16 al 28 gennaio nella secondaria superiore dovrà essere somministrato agli allievi il “Questionario studenti” e, neanche fosse il nostro datore di lavoro, dice come dobbiamo comportarci, cosa fare, come e quando svolgere l’attività di somministrazione di detto questionario.


Rimandando ad altra sede la spiegazione dei motivi per cui rifiutare le prove INVALSI - che dovrebbero comunque essere stranoti -, ricordiamo che non esiste per i docenti alcun obbligo in tal senso.
La legge, infatti, sancisce che “le istituzioni scolastiche partecipano, come attività ordinaria d'istituto, alle rilevazioni nazionali degli apprendimenti degli studenti”, ma né la legge, né il nostro Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro prevedono alcun obbligo per gli
insegnanti.
Le attività inerenti le prove INVALSI nulla hanno a che vedere con la funzione docente: si tratta di attività di carattere amministrativo-esecutivo che dovrebbero essere in carico allo stesso INVALSI, il quale, non disponendo di adeguate risorse umane e finanziarie, si rivolge ai lavoratori della scuola auspicandone la collaborazione.
Ma perché dovremmo collaborare ad una operazione nefasta per la scuola e per di più gratuitamente?
E se l'INVALSI non paga, perché dovrebbe pagare la scuola attingendo dal FIS, che già non è sufficiente a retribuire dignitosamente le nostre attività aggiuntive e poi non è certo stato previsto per quello scopo?

INVITIAMO I COLLEGHI A NON COLLABORARE ED A RIVOLGERSI ALLE NOSTRE SEDI IN PRESENZA DI INDEBITE PRESSIONI DA PARTE DEI DIRIGENTI SCOLASTICI.


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