Rinunce e sacrifici, questo stanno chiedendo sempre di più i padroni (nazionali o internazionali) che, approfittando della crisi economica, da loro stessi creata con la speculazione finanziaria, pretendono di mettere in ginocchio il mondo del lavoro e distruggere ogni tipo di tutela ancora presente nello stato sociale dei nostri paesi.
Una classe politica connivente e sindacati consociativi ammutoliti si prestano a dare sempre maggiori garanzie al profitto dei padroni.


Il mondo del lavoro in appalto è un esempio della grave situazione che attraversa chi, per sopravvivere, dipende da lavori precari, spesso di basso livello professionale, lavori pesanti e disagiati, in balia delle continue manovre di riduzione di spesa che si scaricano su ogni nuovo bando di gara d'appalto, da parte dei vari committenti, in questo caso committenti pubblici. Nel settore sanitario e in quello educativo, nei trasporti, nelle pubbliche amministrazioni è un dilagare di aziende, di grande o piccola dimensione, che prestano lavoro a copertura degli spazi vuoti lasciati dal blocco, ormai strutturale, delle assunzioni in tutti i settori pubblici.
Le Pubbliche Amministrazioni si alleggeriscono del proprio personale e, contemporaneamente, possono rivedere al ribasso quanto vogliono le spese degli appalti e uscirne tranquille, saranno le ditte esterne a operare i licenziamenti "necessari".
Per i famosi ”80 euro concessi ai lavoratori direttamente dal Governo Renzi" le necessarie coperture finanziarie sono state trovate sia con la riduzione della spesa pubblica, sia con il taglio da parte delle Pubbliche Amministrazioni del 5% per le forniture di appalti e servizi, anche in essere.
Taglio che le ditte hanno recuperato riducendo le ore lavorative (a spese del lavoratore) o aprendo ammortizzatori sociali (a spese della collettività).
Quindi l'aumento degli 80 euro non ce lo ha concesso Renzi, ce lo siamo pagato da soli.
Adesso con il JOBS ACT arrivano nuovi pesanti rischi: "Tutele crescenti per i nuovi assunti" nasconde una vera e propria fregatura.
Ad ogni cambio di appalto i lavoratori saranno considerati sempre nuovi assunti, come si evince da quanto previsto all'art 7 del decreto attuativo in via di approvazione.
Come nuovi assunti si rientra nei facilmente licenziabili (niente protezione Art. 18 Statuto Lavoratori), per "scarsa produzione" - "assenteismo/eccesso di periodi di malattia"- “cessazione della fiducia aziendale/boicottaggio” o più banalmente per riduzione di lavoro o minori incassi.
Considerata la durata media di un appalto (3/5 anni) praticamente si è continuamente "nuovi”!
E per quel che riguarda gli ammortizzatori sociali che con il Jobs Act è prevista l’abolizione della CID (Cassa Integrazione in deroga), largamente utilizzata nel mondo degli appalti.

 

 

BASTA PRECARIATO, BASTA VIVERE UNA VITA IN APPALTO !!!
RESPINGERE IL JOBS ACT, RIFIUTARE I TRATTATI DI LIBERALIZZAZIONE (NAZIONALI O INTERNAZIONALI) CHE DISTRUGGONO STATO SOCIALE E DIRITTI DEI LAVORATORI, DI CUI IL JOBS ACT È UN ANTICIPO.


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