Richiesta l'apertura procedure di conciliazione al Prefetto, al Sindaco e alla Commissione di Garanzia per l'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali.

Al Prefetto di Verona Donato Giovanni Cafagna
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e p.c.
Al Sindaco del Comune di Verona Federico Sboarina
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Alla Commissione di Garanzia per l'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Oggetto: Dichiarazione dello stato di agitazione del personale del Comune di Verona.

Richiesta apertura procedure di conciliazione.
Con la presente questa organizzazione sindacale intende proclamare lo stato di agitazione di tutto il personale del Comune di Verona.
Da tempo la situazione sta degenerando.
L'Amministrazione Comunale ha ripreso a convocare il tavolo delle trattative dopo un lungo periodo di silenzio, tergiversando sull'accordo triennale decentrato presentando proposte inaccettabili e, parallelamente, a margine di questo tavolo delle trattative, ha messo in atto una vera e propria politica di smantellamento dei servizi comunali che dovrebbe preoccupare tutta la città. Il disprezzo nei confronti delle rappresentanze sindacali e dei lavoratori e lavoratrici si fa di giorno in giorno crescente e concreto.
1) E' incredibile che il primo elemento che l'Amministrazione ha messo in discussione sia l'orario di lavoro dei dipendenti comunali.
E' dall'estate del 2018 che, prima in modo sotterraneo poi in modo ufficiale, l'Amministrazione propone di ridurre e stravolgere la flessibilità oraria. Questa rappresenta un patrimonio di cui, paradossalmente, la stessa Amministrazione andava da sempre orgogliosa (esempio virtuoso di conciliazione casa/lavoro ecc). Una proposta presentata senza nessuna analisi, basata su presupposti pregiudiziali e superficiali che rappresenta un attacco alle conquiste dei lavoratori e delle lavoratrici.
L'ipotesi di mettere in discussione l'attuale funzionamento dell'orario di 7,12 va nella medesima direzione di penalizzazione insensata.
L'orario di lavoro, la riduzione di flessibilità oraria e la diversificazione oraria, rappresentano elementi non contrattabili né barattabili con altro. Compensi economici compresi.
L'insistenza della parte della parte pubblica a tenere invece questi come elementi di contrattazione è inaccettabile.
La flessibilità oraria oltre a facilitare l'organizzazione del tempo famiglia/lavoro rappresenta un efficace strumento per una migliore erogazione dei servizi ai cittadini.
La proposta deve essere ritirata subito ed in modo definitivo ricercando invece organizzazioni e orari di lavoro che vadano verso la conciliazione casa/lavoro anche in quei settori, come in parte della Polizia Municipale, in cui questo è ancora una chimera.
L'attacco alla flessibilità oraria rappresenta, da solo, sufficiente motivo per la proclamazione di uno stato di agitazione.
2) Il Comune dopo aver firmato un accordo decentrato nel dicembre 2018, di propria e unilaterale iniziativa, ha provveduto ad apportare unilaterali modifiche ai concordati criteri per l'assegnazione delle Progressioni orizzontali.
Dopo mesi di trattative l'aumento delle risorse messe a disposizione dall'Ente per le progressioni orizzontali ha attenuato l'effetto negativo di tali modifiche, ma non ha sanato la gravità dell'atto unilaterale.

3) La controparte pubblica ha chiuso d'imperio, senza cercare un accordo con le parti sindacali, le nuove regole sulla Performance in cui tra l'altro, in modoassurdo, veniva inserita una norma “sul licenziamento” dei lavoratori. In data 20 maggio 2019, malgrado il mancato accordo con le parti sindacali, l'approvazione del sistema di misurazione e valutazione della performance è stato portato in Giunta.

Tale scelta unilaterale è gravissima e avrà pesanti ricadute già a partire dal presente anno per tutti i lavoratori consegnando all'arbitrio della dirigenza il giudizio sul loro operato.
Basterebbe questa sola scelta a fondare una proclamazione dello stato di agitazione generale nel Comune di Verona.
Ma è la stessa modalità di “confronto” sindacale che preoccupa e deve essere stigmatizzata duramente. Il confronto non può consistere nel “vi presento una bozza e passati 30 giorni qualunque sia la vostra opinione la approvo lo stesso”.
Va anche denunciato che durante quello specifico “confronto” veniva sostanzialmente impedito ai rappresentanti sindacali di confrontarsi direttamente con il Nucleo di Valutazione.

Sistematicamente vengono fatti mancare o occultati elementi di valutazione fondamentali alle parti sindacali.
Tutte questioni di forma che sono segnali sostanziali di un grave modo di rapportarsi dell'Amministrazione con i rappresentanti dei lavoratori e delle lavoratrici che non può essere accettato.
4) Nell'ottobre 2017 durante i primi incontri con Sindaco, Assessori e Direttore Generale era stato posto alla loro attenzione l'anomalo e abnorme numero di posizioni organizzative (allora più di 170) che non si giustificava in termini organizzativi. Si denunciava un sistema di mal organizzazione andava ad assorbire ingenti risorse che avrebbero potute essere dirottate diversamente per il personale come ad esempio l'incentivazione e le progressioni orizzontali.

A quel tempo l'Amministrazione e il neo direttore generale avevano chiesto alle controparti sindacali tempo e fiducia, impegnandosi a proporre un piano di riassetto organizzativo generale entro il giugno del 2018.

Tale piano non è mai stato presentato anzi, approfittando di una norma transitoria del nuovo accordo Nazionale entrato in vigore il 21 maggio 2018, ha prorogato tutte le posizioni organizzative di un ulteriore anno fino al 20 maggio 2019.
Ed ora, anziché rivedere il sistema e presentare la promessa riorganizzazione dell'Ente, ha semplicemente riproposto il medesimo modello (non)organizzativo.
E' stato proposto al confronto sindacale solamente un generico, farraginoso e assurdo documento contenenti criteri di individuazione delle fasce di quantificazione dei compensi.
Nel frattempo ha provveduto a riattivare le procedure per l'assegnazione delle Posizioni Organizzative senza alcun confronto con le Organizzazioni sindacali e senza tener in alcun modo conto di criteri di trasparenza e di antiriciclaggio come ad esempio la rotazione dei posti.

L'Amministrazione ha ribadito la sua non intenzione a mettere a disposizione per il restante personale il risparmio ventualmente conseguito sul fondo delle Posizioni organizzative.

Basterebbe questa evidente mancanza di rispetto degli impegni assunti pubblicamente per giustificare l'indizione di uno stato di agitazione.
Si chiede urgentemente che venga messa all'ordine del giorno del confronto sindacale la presentazione di un piano riorganizzativo dell'Ente e che tutte le risorse che si risparmieranno vengano, di conseguenza, mantenute disponibili
sul fondo del personale.
5) L'Amministrazione continua a non chiarire la quantità delle risorse messe a disposizione. Anzi sembra intenzionata a ridurle dirottando altrove le risorse risparmiate, facendo intravvedere che i costi delle nuove indennità, previste dal nuovo contratto nazionale, dovranno essere pagate con la riduzione delle risorse messe a disposizione degli altri lavoratori. Ennesima condizione inaccettabile.
6) La politica assunzionale dell'Ente sta andando in modo ineluttabile e silente verso l'esternalizzazione e cancellazione strisciante di interi servizi.
settori e perfino intere Aree del Comune (es. l'Area Cultura e Decentramento).
I dati sono implacabili: per il Comune non può avere assenza o ridotte tutele e salari abissalmente differenti da dipendenti comunali che svolgono le stesse funzioni in regime contrattuale diverso.
Esternalizzazione e precarizzazione procedono non da ora ma con l'attuale Amministrazione è avvenuto un processo di accelerazione.

Non c'è settore del Comune che ne venga risparmiato, tra tutti ricordiamo oltre alle già citate aree della Cultura e del Decentramento,anche tutti i servizi front, servizi tecnici, i servizi sociali, i servizi di riscossione, ecc.
Ma anche là dove apparentemente l'Amministrazione sembra investire in termini di personale (cfr. il settore materno infantile) in realtà sta accelerandosi il percorso di depauperamento culturale del Servizio. Servizi che si reggono solo grazie alla professionalità e volontà dei lavoratori e lavoratrici, in particolare educatrici e insegnanti. E' importante che la cittadinanza e le Istituzioni della città sappiano che esiste la qualità del lavoro ma non del progetto politico e dirigenziale.
L'esternalizzazione dei servizi e la precarizzazione del lavoro da soli basterebbero come motivi per una permanente proclamazione dello stato di agitazione.
7) Ad aggravare la situazione è la mancanza di un piano di trasparenza e antiriciclaggio reale. Dirigenza e posizioni  rganizzative sono spesso negli stessi ruoli, anche delicati, per decenni.
Il sospetto, non solo esterno, che il clientelismo si annidi tra le scelte comunali non è sopportabile.
Per dissolvere tali ombre è necessario non solo un piano preciso ma una pratica che deve essere messa in atto da subito.
Alla Prefettura, che da anni si è qualificata per la sensibilità su tali temi, chiediamo un sollecito e una azione in tal senso.
8) Manca completamente un piano formativo reale e diffuso per il personale.
Come pure criteri di accesso trasparenti e per tutti. E, naturalmente, adeguate risorse economiche.
9) In tutto questo incredibile quadro spicca la situazione della Polizia Municipale. L'Amministrazione la presenta come una sua priorità dimenticando di fare i conti con i lavoratori e le lavoratrici.

Tutte le proposte presentate sul tavolo della contrattazione partono da presupposti profondamente errati e da contrastare.
Il primo di questi presume che se si aumenta il numero degli agenti aumenta la qualità del servizio e si migliora il clima organizzativo riducendo i carichi di lavoro. In tal senso va l'imponente politica assunzionale.
Il problema per il Comando di Verona, lo sappiamo per consolidata esperienza, non sta nel numero ma nell'organizzazione e l'utilizzo del personale. Di cosa si devono occupare la Polizia Municipale?

L'obiettivo sembra quello di creare una “Questura 2 Comunale” che riassuma in sé le competenze svolte da Polizia , Polizia stradale, Carabinieri, ex Forestale, Finanza e all'occorrenza Esercito.
L'attivazione recente di una unità cinofila va in quel senso.
Denunciamo il rischio che un accordo Comune/Ministero dell'Interno voglia utilizzare la Polizia Municipale di Verona come comando “cavia” a discapito della qualità della vita di chi vi opera.
E' evidente che si apre una grave problema anche di natura sindacale.
C'è un grave fraintendimento sulle funzioni e compiti della Polizia Municipale che in nessun modo può essere confuso con quello di altre forze di polizia che troppo spesso si vuole imitare senza averne competenze e garanzie, oltre che adeguati riconoscimenti contrattuali.
Lavoratori e lavoratrici vengono esposti a rischi che a loro non dovrebbero essere richiesti.
Si può rappresentare all'esterno, all'opinione pubblica questo volto onnipresente, ma questo comporta l'innesco di un processo in cui il personale non sarà mai abbastanza.
Viceversa ad ogni nuova competenza dovrebbe corrisponderne una dismessa.
Il vortice comunicativo, promosso da Amministrazione e Comando, che rimbalza sui mass-media cittadini non fa che innescare un continuo aumento di richieste, anche assurde, che però crea un vero e proprio circolo vizioso che ricade sui carichi di lavoro.

E' necessario per il bene dei lavoratori e lavoratrici, e la qualità del servizio reso al cittadino, la riduzione dell'esposizione mediatica della Polizia Municipale.
Un altro presupposto dato per scontato è l'attuale anomala organizzazione  lavorativa in cui i turni vengono gestiti antisindacalmente con flessibilità e in cui un Servizio notturno, nato in tempi e contesti diversi, fondato sulla disponibilità volontaria e su un significativo incentivo economico, viene considerato come un quarto turno anomalo mai istituito e non più retribuito. Nulla è scontato. Il 4° turno, ad esempio, non esiste.

E' in atto il tentativo di ignorare questa realtà che per anni è stata, e rimane, materia centrale di contenzioso. C'è da denunciare come alcune scelte politiche dell'Amministrazione, come quella di rendere gratuitamente alcuni servizi svolti nei confronti di attività e società private, come le società calcistiche o la Fiera, non può essere fatta pagare ai lavoratori e lavoratrici stravolgendo sistematicamente i loro tempi di lavoro.
Malgrado gli impegni assunti in campagna elettorale l'attuale Amministrazione ha letteralmente rimosso una questione centrale: la gestione del Comando. Ha scelto positivamente di favorire la possibilità che il personale ridotto in gravi situazioni di disagio psico-fisico personale, a seguito del pesante carico di lavoro o clima deteriorato, potesse utilizzare la mobilità interna ed esterna ma ha volutamente dimenticato di rimuovere la causa di quel disagio.

Più che in altri settori, presso la Polizia Municipale, ci dovrebbero essere criteri stringenti che prevedano turnazione ai ruoli ed incarichi come avviene in tutte le altre forze dell'ordine della città, in cui in nessun ufficio una persona staziona più di 10 anni. Presso il Comando non esiste sostanziale ricambio. Il comandante è incaricato ininterrottamente da più di 15 anni e alcuni funzionari svolgono i medesimi incarichi da ancora più tempo.
La conseguenza di tali scelte sono purtroppo ritornate ad essere sotto gli occhi di tutti. Dopo un periodo di riduzione della pressione e cambiamento del clima presso il Comando, nei primi tempi dell'insediamento dell'Amministrazione (2017), negli ultimi mesi vengono a riproporsi i medesimi problemi denunciati da sempre:
• clima di lavoro sempre più insopportabile, aumento stress, (segnalazione di personale che fa ricorso a medicinali), clima di sospetti;
• mancato rispetto dell'orario di turnazione;
• continua modifiche di orari, peraltro comunicati a ridosso del cambio;
• carico di lavoro che aumenta e assegnazioni a servizi senza alcuna preparazione adeguata;
• servizi resi in “solitaria” senza attenzione alla sicurezza del lavoratore/lavoratrice;
• difficoltà a fruire di permessi e ferie;
• nessuna considerazione per le disagio in cui si opera (es. le condizioni meteo);
• il ricorso esorbitante dell'art. 24.

Se non bastasse rimane grave la situazione strutturale del Comando di via del Pontiere e la sua agibilità che trova soluzioni solo in sterili promesse.
E' necessario anche aprire un confronto serrato e permanente sui sistemi di controllo a distanza utilizzati dagli agenti per evitare che possano diventare uno strumento di controllo a distanza del personale. Un accordo sul “palmare” del 2010 , ad esempio, non è mai stato sottoposto a verifica.
Per il modo in cui l'Amministrazione sta affrontando la gestione del Comando della Polizia Municipale ci sarebbero sufficienti e abbondanti motivi per la proclamazione dello stato di agitazione specifico.
10) Un altra questione che riguarda principalmente, ma non solo, la Polizia Municipale è quella della decorrenza delle indennità contrattuali, oltre naturalmente a quelle già accennate della loro quantificazione e finanziamento.
Nei mesi di novembre e dicembre 2018 si era concordato esplicitamente, durante la discussione del contratto decentrato 2018, che le nuove indennità, previste dal contratto nazionale, sarebbero decorse dal 1 gennaio 2019. Non solo questo non è avvenuto ma durante gli incontri è emerso che tale decisione viene messa in discussione dall'Amministrazione facendo venire
meno uno degli elementi cardine chiariti ed esplicitati durante la trattativa di fine 2018.
Ci arrivano molteplici segnali di un generale deteriorarsi del clima organizzativo e a quella che pare una vera e propria deriva comunale proviamo a rispondere con la presente proclamazione di stato di agitazione che ha la preoccupazione grande di chiedere un cambio di direzione al Sindaco e all'Amministrazione comunale.

Per la gravità dei processi messi in atto, speriamo che anche in città, tra le forze sociali e politiche, ne nasca un confronto e adeguato dibattito pubblico, perché sappiamo bene che la qualità del lavoro comunale ricade , in tutti i settori, sulla qualità dei servizi e della vita della nostra meravigliosa città.
Si comunica che nel caso in cui le procedure di conciliazione avessero esito negativo questa organizzazione sindacale intende attivare tutte le forme di lotta necessarie per modificare l'attuale stato della conduzione della politica comunale del personale, compreso la proclamazione dello sciopero con modalità che verranno di volta definite e comunicate.
In attesa di riscontro, si porgono distinti saluti.

Buon lavoro.
VERONA, 30 MAGGIO 2019


Funzione Pubblica CUB
Todesco Daniele
Confederazione Unitaria di Base (CUB)

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