Il monito nei confronti del nuovo esecutivo del capoluogo berico giunge dalla responsabile vicentina del sindacato di base.

Da vicenzatoday.it di Marco Milioni 07 agosto 2018.


Palazzo Trissino, Cub: "Il sindaco non cada nelle brame dei dirigenti"
Negli uffici del comune di Vicenza c'è molta demotivazione legata alla condotta che ha caratterizzato la precedente amministrazione di centrosinistra durante gli ultimi dieci anni. Tanti sono i problemi sul tavolo in primis l'apertura del front office in via Torino avvenuta ad un mese dalla scadenza del mandato elettorale. Un ultimo dispetto dell'ex sindaco del Pd Achille Variati e della sua giunta ai sindacati e ai lavoratori dei servizi demografici e finanziari che da subito hanno bocciato tale progetto"
A parlare in termini così perentori è Maria Teresa Turetta, dal 2014 segretaria provinciale del sindacato di base Cub, sigla che da diverso tempo a palazzo Trissino è divenuta la più rappresentativa tra i lavoratori.
Ed è sempre Turetta (in foto) che sottolinea come ai primi giorni di luglio sia stato proclamato lo stato di agitazione del personale proprio per tenere alta l'attenzione della nuova giunta di centrodestra, in relazione ai problemi lamentati dai lavoratori rispetto alla apertura dei nuovi uffici in via Torino. Problemi che secondo il sindacato di base hanno colpito i cittadini come gli impiegati municipali. «Abbiamo appreso con soddisfazione che la nostra protesta si è allargata agli esercizi commerciali del centro storico» fa sapere ancora la sindacalista la quale a sua volta spiega che non si inverte politicamente la rotta, il centro di Vicenza è già avviato alla desertificazione.

Senta Turetta, recentemente il consiglio comunale si è rinnovato e la città del Palladio ha un nuovo sindaco. Avete intavolato una qualche discussione con la nuova giunta di centrodestra capitanata da Francesco Rucco?
«Per il momento con la nuova amministrazione c'è stato solo il saluto ufficiale avvenuto a fine luglio. Sempre a fine luglio in prefettura c'è stato l'incontro, diciamo così, di raffreddamento, a seguito della proclamazione dello stato di agitazione del personale per la grave situazione e disagio dei dipendenti del front office e per l'illegittimo ricorso ad orari straordinari in difformità ai dispositivi contrattuali e contabili, in particolare per la polizia locale».
Dal punto di vista sindacale come valutate gli ultimi dieci anni con l'ex sindaco del Pd Achille Variati? Quali sono stati i contenziosi che più vi hanno impegnati? Come sono finiti?
«L'amministrazione Variati si è contraddistinta per la stagnazione organizzativa interna che ha demotivato i lavoratori. I vertici aziendali, il direttore generale in primis, non sono stati in grado di creare alcuna sinergia con i dipendenti. Tale stagnazione si è allargata anche nei rapporti sindacali, tant'è che il fronte sindacale, un tempo diviso tra confederali e sindacati autonomi e di base, è sceso unitariamente in piazza in più occasioni per denunciare assenza di rapporti e di risposte dall'amministrazione e dalla dirigenza. Diciamo che Variati ha avuto il merito di ricompattare il fronte sindacale».
E quindi?
«Le vertenze sindacali sono state tante, alcune particolarmente impegnative e dure come le ispezioni del Ministero dell'economia che sono sfociate nella richiesta di restituzione di somme di denaro ai lavoratori con effetto retroattivo. La durissima protesta dei dipendenti comunali ha costretto l'amministrazione a invocare l'intervento del governo allora capitanato dal democratico Matteo Renzi per sanare la questione a livello legislativo. Restano ancora sul tappeto le nomine dirigenziali di Variati avvenute nel 2009 senza alcuna selezione: questa segnalazione è ancora al vaglio della magistratura contabile».
C'è dell'altro?
«L'esempio più eclatante dello scollamento tra dipendenti e amministrazione è stato sicuramente il caso delle cosiddette pagelline piratate, ossia il caso dei procedimenti disciplinari, con tanto di segnalazione in Procura, notificato ad una dozzina di lavoratori, tra i quali precari delle cucine centrali, insegnanti e bidelle con l'accusa di avere violato il sistema delle valutazioni municipali Skema. Lo Skema era, ora è stato già sostituito, un pacchetto informatico acquistato da una ditta privata e installato in fretta e furia senza alcun controllo del dirigente competente. La dirigenza responsabile di tale progetto è rimasta impunita, anzi è stata pure premiata».
Come mai?
«Perché l'applicazione di un pacchetto informatico acquistato all'esterno, seppur fallace, giustificava da sola l'elargizione del premio ai dirigenti e ai preposti. Ma si che capisce a che punto siamo arrivati?»
Come è andata a finire?
«La vertenza ha tenuto con il fiato sospeso per parecchio tempo i lavoratori coinvolti; alla fine quasi tutti i procedimenti si sono conclusi con l'archiviazione, almeno per i lavoratori difesi dai legali della Cub».
Che cosa vi aspettate dalla nuova giunta? A vostro giudizio che cosa dovrebbe cambiare?
«Abbiamo già illustrato al sindaco Rucco nel corso dell'incontro di fine luglio quello che ci aspettiamo dalla nuova amministrazione: serve innanzitutto un maggior dialogo con i rappresentanti dei lavoratori ed è indispensabile un cambio ai vertici dirigenziali aziendali».
Intravedete qualche rischio?
«Il rischio è che l'amministrazione Rucco cada nelle brame della stessa dirigenza che ha consentito certe porcherie durante la passata amministrazione. I primi segnali di questo rischio li abbiamo già avuti con le quattro selezioni di dirigenti a termine avviate il 20 luglio senza l'obbligatoria pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del relativo avviso».
E poi che è successo?
«Dopo la nostra segnalazione all'Anac e al responsabile anticorruzione, abbiamo appreso dalla stampa locale che la scadenza di presentazione delle domande è stata procastinata a fine agosto. In perfetta continuità con il passato, dunque, apprendiamo dalla stampa certe notizie mentre risposte ufficiali dal responsabile anticorruzione interno, ovvero il dottor Antonio Caporrino, pur direttamente interpellato, al momento non ne abbiamo avute».
Il vostro è un sindacato di base, spesso dalla Triplice, ovvero da Cgil, Cisl e Uil, giungono critiche rispetto ad una vostra asserita scarsa rappresentatività. Perchè?
«La Triplice da trent'anni non svolge appieno le sue funzioni in difesa dei diritti dei lavoratori».
Un esempio?
«L'ultimo degli esempi è la firma dei contratti del pubblico impiego, avvenuta nella primavera di quest'anno, che di fatto cancella ben otto anni di arretrati salariali e recepisce tutto ciò che di peggio è stato introdotto dalla legislazione in questi nove anni di blocco contrattuale: dalla riforma Brunetta al decreto Madia. La riforma pensionistica Fornero e l'abolizione dell'articolo 18 sono stati approvati dai vari governi di centrosinistra variamente griffati Pd senza che la Triplice abbia proclamato alcuna giornata di sciopero generale».
Con quali conseguenze?
«Basti pensare al fatto che spesso ai tavoli costoro ce li troviamo contro più dei datori di lavoro. Vogliono mantenere il monopolio dei tavoli di trattative a tutti i costi e per questo sono disponibili a sottoscrivere di tutto, non negli interessi dei lavoratori, ma solamente per salvaguardare i propri apparati ed interessi di bottega. La sottoscrizione dell'accordo del 10 gennaio 2014 sulla cosiddetta rappresentanza assieme a Confindustria, per quanto riguarda il lavoro privato, ha segnato la capitolazione del sindacato»
Epperò i sostenitori di quell'accordo lo ritengono importante per la modernizzazione dei rapporti tra lavoratori e datori. O no?
«Ma di che cosa stiamo parlando? In forza di questa nuova sciagurata disciplina viene di fatto impedito il dissenso e viene sanzionato lo sciopero di chi non è d'accordo. In cambio chi ha firmato questo accordo vergognoso ha il diritto di presentarsi e partecipare alle elezioni delle rappresentanze sindacali aziendali unitarie, le Rsu, in seno alle aziende private».
A questo punto la Cub come ha reagito?
«La Cub ha resistito. Non ha firmato l'accordo del 10 gennaio 2014 dimostrando che, come è avvenuto nel caso di Alitalia e, più recentemente, all'Ilva di Taranto, solo la lotta dei lavoratori paga ed è l'unica strada possibile per invertire la rotta».
Quale è stato il prezzo di questa scelta?
«In quanto non firmatari di contratto noi della Cub non beneficiamo di alcuna prerogativa sindacale».
Sarebbe a dire?
«Distacchi, permessi retribuiti e il diritto di assemblea sono appannaggio di chi supinamente firma le porcherie contro i lavoratori. Essere lavoratori militanti del sindacalismo di base a queste condizioni è più difficile ma non impossibile. Lo dimostra il fatto che, laddove il sindacalismo di base è pronto a lanciare con forza il proprio messaggio alternativo, spesso non ha difficoltà a diventare primo sindacato all'interno dell'azienda o dell'ente pubblico».

    Vicenzatoday.it intervista a M.T. Turetta della CUB-Pubblico Impiego di Vicenza

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