Dal 1° gennaio 2018 dovrebbero partire le stabilizzazioni dei precari nel pubblico impiego ma il percorso è tutt'altro che scontato sia per i numeri (50 mila stabilizzazioni previste a fronte di almeno 200 mila precari nella PA), sia perchè la legge Madia e la circolare applicativa sono scritte in modo nebuloso e lasceranno fuori molti aventi diritto privi dei cosiddetti requisiti.
La richiesta dei sindacati rappresentativi non è quella di un serio monitoraggio dei contratti precari (sapere quanti sono senza dare numeri a casaccio e solo compatibili con il pareggio di bilancio degli enti) per poi procedere con le loro assunzioni al di fuori dei Patti di stabilità; la trattativa potrebbe essere solo destinata ad aumentare di poco la cifra delle 50 mila stabilizzazioni senza ridiscutere dei criteri, dei numeri e della spesa di personale.
Intanto è bene sapere che le stabilizzazioni dovranno rientrare nel piano triennale “straordinario” 2018-2020 come prevede l'articolo 20 del decreto legislativo 75/2017; quello di cui non si parla, però, sono le procedure, l'esiguo budget di spesa, i criteri e soprattutto il superamento dei patti di stabilità.
Il meccanismo è piuttosto contorto perché basta avere anche un solo giorno in meno dei 3 anni richiesti di anzianità nella Pa negli ultimi 8, oppure non avere almeno un giorno di lavoro dopo il 28 agosto 2015 per non essere stabilizzati anche se si è superato una selezione o un concorso. Chi invece ha avuto contratti flessibili e a chiamata diretta (sulla cui trasparenza è sempre lecito dubitare) ha una corsia preferenziale.
Lo diciamo premettendo che per noi non ci sono precari di serie A e altri di serie B: i diritti esigibili vanno rafforzati allargandone la platea dei beneficiari ma per farlo dovrebbero essere riscritte le regole che devono essere chiare e trasparenti !

Le leggi di austerità sono il principale ostacolo al rilancio della pubblica amministrazione, la spesa per le assunzioni a tempo indeterminato è collegata ai vincoli del turn over, eppure in meno di 10 anni abbiamo perso 500 mila posti di lavoro. Cosa altro vogliono dai dipendenti pubblici? Come è possibile che le risorse da destinare alle stabilizzazioni, oltre a quelle del turn over, abbiano come riferimento la spesa media per le assunzioni a tempo determinato/co.co.co. del triennio 2015/17, anni nei quali l'erosione dei posti di lavoro era già in gran parte avvenuta?
E poi permangono odiose istruzioni ministeriali per le quali un contratto precario a tempo pieno si può trasformare anche in un posto stabile ma solo part time: una beffa per i lavoratori e le lavoratrici e un'ulteriore occasione per accrescere flessibilità, carichi di lavoro e ridurre gli organici
Per la stabilizzazione di tutto il precariato è necessario che i lavoratori si mobilitino in tutti gli enti organizzandosi con CUB: solo la lotta paga !

Milano 12 dicembre 2017

Pubblico Impiego - Confederazione Unitaria di Base
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