Con il futuro contratto nazionale degli enti locali si andrà verso la costituzione di un'area quadri sottraendo risorse al fondo del salario accessorio di tutti i lavoratori e le lavoratrici. Questo è quanto emerge dall'atto di indirizzo consegnato all'Aran dal Comitato di Settore degli Enti Locali (Anci, Upi, Regioni). Uno dei punti in primo piano anche nell’affollata Assemblea Nazionale del Pubblico Impiego organizzata il 2 dic. da Sgb e Cub.
Se da un lato le amministrazioni locali piangono miseria per i tagli imposti dalle leggi di Bilancio\finanziarie degli ultimi 10 anni, dall'altro non trovano di meglio che costituire una nuova categoria di fedelissimi quadri, scippando una parte consistente del nostro Fondo salario accessorio.
Ci diranno che questi soldi saranno a carico del Bilancio di Ente, ma concorreranno a determinare la spesa di personale favorendo così funzionari\Po a scapito di tutti gli altri.
Viene inoltre rimandata alle decisioni locali la graduazione e il numero delle posizioni organizzative scatenando, prevedibilmente, il mercato delle raccomandazioni e l'asservimento totale di questa categoria di lavoratori all'amministratore di turno.
Il disegno perseguito da anni, ben prima della performance di Brunetta, é tutto racchiuso nelle poche righe dell'atto d'indirizzo che indicano esattamente cosa si vuole in cambio: attribuire alle P.O. la gestione del personale e quella finanziaria. Insomma, dovranno essere i mastini del controllo del personale e i responsabili della spesa, percependo meno della metà del compenso dei dirigenti. Una nuova classe di quadri asservita e ricattabile. L'incarico di posizione organizzativa, infatti, aumenta considerevolmente lo stipendio del funzionario ma non viene assegnata a tempo indeterminato. Le amministrazioni locali avranno, quindi, mano libera di fare e disfare calpestando l'autonomia di chi nei fatti avrà incarichi di responsabilità dirigenziali, ma a tempo determinato.
Questa novità divide ulteriormente la classe lavoratrice degli enti locali in tre tronconi: dirigenti strapagati, quadri con funzioni dirigenziali ricattabili, e lavoratori.

Questa deriva aziendalista determina l'affermarsi, anche negli enti locali, delle logiche mercantili, portandoli verso una trasformazione: da gestori di attività fondamentali per i cittadini a erogatori di servizi per le imprese.
La stessa deriva cominciata molti anni fa in sanità con l'introduzione dei servizi intramoenia e con i piani di rientro finanziario che hanno ridotto all'essenziale le prestazioni garantite.
Oppure, più recentemente, con la legge sulla buona scuola, che dopo i primi tentativi prodotti nel primo decennio di questo secolo dalla Moratti e dalla Gelmini, assicura alle imprese una manovalanza a costo zero (alternanza scuola-lavoro).
Stesso dicasi per altri servizi pubblici: quelli di orientamento e collocamento lavorativo (leggasi pacchetto Treu senza dimenticare lo smantellamento delle Province che ha ridimensionato i corsi formativi destinati all'abbandono scolastico), quelli finanziari (ceduti ai CAAF) per finire con i pacchetti di previdenza complementare e di welfare integrativo (non a caso appannaggio di quei sindacati che i contratti li vanno a sottoscrivere).
Ed é proprio questa l'ultima tappa di un percorso ventennale che mira a distruggere i servizi pubblici. E per assicurarsi questa definitiva trasformazione, occorre fiaccare la già modesta resistenza dei lavoratori e delle lavoratrici del settore pubblico: in particolare laddove si sente maggiormente il valore collettivo intrinseco ai servizi pubblici.
Una riforma silenziosa ma più pericolosa delle idiozie in salsa meritocratica imposte dal decreto Brunetta.
Proprio questo aspetto legato al modesto gruppo di lavoratori "posizionati" rischia di essere percepito come un elemento di scarso peso nella trattativa per il rinnovo contrattuale e invece dovrebbe rappresentare un cardine basilare nella testa di tutti i lavoratori, perché sposta l'asse del negoziato in favore di una sempre maggiore cogestione e integrazione tra stato e sindacato: un po' come accade nel modello tedesco. E anche laddove trovassimo qualche posizionato illuminato é certo che verrà presto o tardi ricondotto al ruolo di cerbero del nostro inferno.
Per questo é necessario respingere questo ennesimo attacco in ogni luogo di lavoro, non cedere alle lusinghe economiche proposte, imponendo in ogni trattativa decentrata, alle amministrazioni locali di utilizzare le risorse a loro disposizione per ben altri fini, per esempio per accrescere, attraverso il fondo per il salario accessorio, la costituzione di un indennizzo equivalente alla 14a mensilità.

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