L’accordo sottoscritto il 5 aprile 2016 da tutti i sindacati, con esclusione della CGU CISAL, riduce i comparti della pubblica amministrazione da 11 a 4: saranno unificati in un unico comparto i Ministeri, le Agenzie Fiscali, gli Enti Previdenziali e gli enti Pubblici non economici; il comparto “Istruzione e Ricerca” accorperà la Scuola, l’Università e la Ricerca. Il comparto Funzioni Locali, invece, e il comparto Sanità rimangono sostanzialmente invariati.


Con questo accordo avrà il via libera anche l’applicazione della famigerata Legge Brunetta che, tra le altre, prevede che i lavoratori saranno divisi in tre fasce di merito, con un 25 % che non percepirà per legge nulla in termini di salario di produttività.
I lavoratori, soprattutto in alcuni di questi comparti, subiranno un appiattimento dei loro aumenti retributivi perché le buste paga, attualmente differenti sia in termini di stipendio fisso che di salario accessorio, subiranno un inevitabile livellamento verso il basso. La Legge di Stabilità inoltre prevede aumenti stipendiali risibili: circa 8 euro al mese, assolutamente insufficienti per recuperare il blocco contrattuale degli ultimi 7 anni. La democrazia e le agibilità sindacali saranno ulteriormente limitati in quanto ben poche organizzazioni sindacali avranno il 5% di rappresentatività all’interno dei comparti.

La firma apposta da USB a questo accordo, accanto a quella dei sindacati confederali e autonomi, rappresenta la definitiva capitolazione e omologazione di questo sindacato che di base ormai non ha più nulla. Alla ricerca disperata di addentare l’osso della rappresentatività, in continuità con la sottoscrizione dell’accordo del 10 gennaio 2014, che consegna alle controparti del settore privato ogni diritto democratico all’esercizio del dissenso, al diritto di sciopero, alla rappresentanza delle RSU.
Con la sua firma in calce, USB ha di fatto accettato la logica del risparmio, delle privatizzazioni, delle esternalizzazioni, sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini utenti!
La CUB Pubblico Impiego dopo il successo dello sciopero generale del 18 marzo, invita i lavoratori a proseguire la mobilitazione nei posti di lavoro: il messaggio che deve arrivare al Governo è che i lavoratori pubblici non ci stanno, che coinvolgeranno l’utenza nella difesa dei servizi pubblici, nella rivendicazione dei propri diritti, come il diritto alla salute, all’istruzione, ad uffici pubblici efficienti.
La CUB rivendica:
-    aumenti stipendiali veri e per tutti
-    la cancellazione della cosiddetta “meritocrazia”, utilizzata per elargire le poche risorse disponibili ad un numero ristretto di lavoratori e per alimentare il potere della dirigenza sul personale
-    la stabilizzazione dei precari e  nuove assunzioni
-    l’abolizione della legge Brunetta e la cancellazione della riforma Fornero

I lavoratori pubblici escano dalla rassegnazione: solo la lotta paga, non facciamoci ingannare da chi fino ad oggi non ha ostacolato il depauperamento dei nostri stipendi e il peggioramento dei nostri diritti; fermarli si può e si deve attraverso una mobilitazione continua, applicando l’unità di classe e il conflitto nei posti di lavoro e nelle piazze. Continuare sulla scia dello sciopero generale è un nostro impegno unitamente a quei sindacati che condividono il nostro percorso.

Aprile 2016
CUB Pubblico Impiego - Confederazione Unitaria di Base
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