SECONDAMANO: cigs - Ipotesi alternative ai licenziamenti: la differenza tra la cassa integrazione straordinaria e i contratti di solidarietà.
Con i contratti di solidarietà:

-    il lavoratore non perde il posto, resta legato alla evoluzione professionale e tecnologica, perde meno salario.
-    e la societàà ottiene sgravi contributivi sulle ore lavorate del 25 o 35%.
Il nostro è un No secco ai licenziamenti e alla cassa integrazione
a zero ore perché è l’anticamera del licenziamento.
Siamo ad una svolta del confronto con la direzione perché lunedì 26 novembre sapremo se sono disponibili a trattare per evitare i licenziamenti sull’utilizzo degli strumenti alternativi previsti dalle leggi e sui quali è previsto un vero confronto approfondito (non basta escluderli nella lettera di apertura della procedura). Più volte a parole la direzione ha ribadito la disponibilità e ci aspettiamo che con i fatti non si smentiscano.
Una premessa è necessaria: va continuato il confronto anche su un altro piano industriale, che pur prevedendo l’online (da vedere e verificare quanto rende), mantenga e recuperi quel che è possibile sul tradizionale (carta) che da il 90% del fatturato e occupazione reale e non virtuale (come quelle dell’online che da lavoro ma per ora non rende). E’ ovvio che se sono fondate le preoccupazioni che girano che smontando la carta con i licenziamenti si rende precario il futuro di chi oggi sembrerebbe escluso dal piano dei tagli e quindi la vertenza e il modo in cui si conclude non è cosa che riguarda solo i settori coinvolti per scelta aziendale ma riguarda tutti. E non solo perché i criteri di legge impongono che non basti per individuare i cosiddetti esuberi il solo criterio tecnico ma debba essere correlato con età, anzianità aziendale e carichi di famiglia. Ribadiamo che siamo contrari ai licenziamenti dei giovani o dei meno giovani.
Nella delegazione sindacale abbiamo chi ritiene di avere un mandato e chi ritiene che sia indifferente accordarsi sulla cassa integrazione o i contratti di solidarietà (e li considera alla pari o vuole fare scegliere la direzione). Noi pensiamo che sarebbe bene avere dai lavoratori il mandato su cosa chiedere alla direzione e per questo abbiamo insistito a fare la assemblea anche da soli e pensiamo che tocchi alla assemblea dei lavoratori decidere cosa portare alla direzione prima della trattativa e non alla maggioranza della RSU che a maggioranza decide (e poi con una frittata già fatta la sottopone al referendum e la chiamano democrazia. Se referendum dev’esserci si parte dall’inizio con le due ipotesi spiegate, fatte circolare prima e sulle quali si sceglie con il voto palese per alzata di mano o referendum.). La democrazia è altra cosa: i lavoratori devono decidere prima sul mandato a trattare e poi sulla conclusione altrimenti la direzione sceglie la posizione più conveniente e/o divide la delegazione e i lavoratori non contano niente.
Perciò riservandoci di far circolare una ipotesi di piano alternativo su cui chiedere un contributo proviamo a esemplificare cosa succede con cigs (cassa integrazione straordinaria) e contratti di solidarietà.
In premessa va ricordato che non è colpa dei 67 se le cose vanno male e che neanche è colpa dei 31 lavoratori di Milano (presenti nei reparti composti da 68 lavoratori) se le cose vanno male. E quando si dice ammortizzatori sociali si intendono più strumenti che per noi al succo sono: mantenimento del posto di lavoro con riduzione d’orario, eventuale piano di formazione per ricollocazione certa (e non outplacement senza ricollocazione certa che fa guadagnare professionisti della formazione per imparare a fare i curriculum e poco più).
Schibsted 250 addetti - esuberi dichiarati 67    percentuale inferiore al 20%
Milano 170 addetti    esuberi dichiarati 31  percentuale inferiore al 20%
Ma la direzione ha predisposto un piano (che non tiene conto dei vincoli di legge) che coinvolgerebbe:
-    31 su 68 addetti delle aree coinvolte percentuale = 45%.
Le altre ipotesi che sottoponiamo prevedono un allargamento delle aree coinvolte (sul presupposto che non è vero che i licenziamenti toccherebbero solo i 31 nei 68 ma eventualmente 31 su 170 e sulla base della distribuzione più ampia dell’uso dei contratti di solidarietà e/o della CIGS)
-    31 su 84 addetti (allargando ad aree più simili) = 37%
-    31 su 107 add. (allargando a on line e professionalità simili) = 29%
Ovviamente andrebbe studiata per i vari settori e allargata il più possibile in modo da rendere ancora meno pesanti le perdite economiche e spalmarle su più persone.
Orario normale: 40 ore (i part time a seconda del proprio orario)
Una volta depurati i 31 dai ricollocati e dai volontari al licenziamento sul numero più basso andrebbe ricalcolato il tutto e le perdite sarebbero inferiori (ma per comodità usiamo le cifre nelle condizioni estreme).
La cigs si può applicare a zero ore (sempre a casa la stessa persona).
Nel qual caso corrisponde all'80% della retribuzione globale che sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate.
L'importo del trattamento ordinario non può però superare un limite massimo mensile stabilito di anno in anno (per il 2007 è di € 844,06 ed è elevato a € 1.014,48 in caso di retribuzione mensile superiore a € 1.826,07).
Tali importi sono ridotti di un'aliquota che attualmente è pari al 5,84%.
e poi ci si devono pagare le tasse…
La cigs può essere a rotazione nel qual caso per le ore lavorate si percepisce la paga normale e per la quota parte il trattamento di cigs.
Nel caso dei Contratti di Solidarietà la situazione economica è più favorevole ai lavoratori infatti per le ore non lavorate non si applica il limite massimo mensile ma l’Inps integra il 60% della retribuzione mancante compresa la tredicesima.
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