una giornata di lotta importante che ha attraversato il Paese da nord a sud, coinvolgendo centinaia di migliaia di lavoratori, in tutti i comparti del lavoro pubblico e privato. Un popolo ha ripreso la parola e ha fatto sentire la propria voce contro la recarietà, l'impoverimento dei salari, i tagli alla sanità e il degrado della pubblica istruzione;

per il rilancio delle tutele della salute e della sicurezza sul lavoro, del diritto all'abitare e dei servizi di mobilità pubblica;
contro le discriminazioni di genere e di razza, per la democrazia
nei luoghi di lavoro e le libertà sindacali che, in Italia, sono monopolizzate da certi “sindacati” disposti a sacrificare gli interessi dei lavoratori a vantaggio dei privilegi riservati ai soliti noti.
Il 25 ottobre si è mossa una moltitudine che da oltre 20 anni subisce scelte di governo, liberiste e antipopolari, imposte con la promessa di futuri miglioramenti che nessuno ha mai visto. Contro questa mobilitazione si sono subito levate le voci di quanti temono la ripresa del protagonismo delle masse popolari e dei lavoratori. Tra costoro vi sono quei “sindacalisti” che, vedendo lo scontento nel Paese e sentendo vacillare la propria posizione e i propri privilegi, sollecitano l’intervento del legislatore per garantirsi, contro il sindacalismo di base e alternativo, il monopolio della rappresentanza sindacale.
Stucchevole la polemica del Ministro Di Maio che ha avanzato l'accusa di vacanzieri contro chi ha scioperato.
Una polemica che serve per evitare di entrare nel merito della protesta e che dimostra
la distanza dell’ex ministro del lavoro dal paese reale: nei servizi essenziali, così come nel commercio, nella grande distribuzione e nella logistica i lavoratori turnano 7 giorni su 7, non c'è perciò alcun week end da allungare e, in ogni caso, la maggioranza dei lavoratori vive condizioni di reddito che non consentono alcun week end!
Fuori luogo e inaccettabile anche l'esternazione
della sindaca di Roma, alle prese con una adesione di massa allo sciopero dei trasporti indetto dal Sindacalismo di base che ha registrato, nella capitale (...e non solo!), un’adesione oltre le sue aspettative, confermando il disagio e lo scontento dei lavoratori e delle lavoratrici.
C’è un’evidente e aperta contraddizione in chi denuncia la nostra scarsa rappresentatività e, nel mentre, sostiene che il Paese sia stato bloccato dalla nostra mobilitazione. Il fatto è che lo sciopero generale ha avuto adesioni significative in tutta Italia raggiungendo una partecipazione notevolissima nei trasporti, in tutti i comparti e in ogni città! Questo è confermato anche dalle reazioni scomposte di Cgl-Cisl-Uil, in particolare delle relative federazioni dei trasporti, che sollecitano il Governo ad intervenire per varare una legge su rappresentanza e rappresentatività che mira a limitare ulteriormente il diritto di sciopero vietandone l'esercizio alle organizzazioni sindacali di base. Lo dice apertamente Malorgio, Segretario Nazionale della Filt Cgil, rivelando così sia il loro concetto di democrazia, sia la pericolosa intenzione far diventare legge l'Accordo Interconfederale del 10.1.2014.
D'altra parte, in merito alla Rappresentanza e in barba ai più elementari principi costituzionali, Cgil-Cisl-Uil e Confindustria hanno già dimostrato con il T.U. le proprie intenzioni neocorporative, tese a cancellare i principi di democrazia nei luoghi di lavoro e a vanificare quanto sostenuto anche dalla Corte Costituzionale nel 2013, con la sentenza che ha rivelato l'apartheid sindacale esistente dal 1995 in Italia. Sarebbe gravissimo se anche l'attuale Governo si lasciasse trascinare su un terreno antidemocratico, finalizzato solo a mantenere i privilegi di quei “sindacati” che si considerano maggiormente rappresentativi e che sono evidentemente molto più preoccupati della propria autoconservazione che della disoccupazione dilagante, dei redditi popolari in calo e della compressione di diritti e tutele di lavoratrici e lavoratori.
In questo senso riteniamo preoccupante che l’attuale Ministra del Lavoro abbia benedetto la misurazione della rappresentatività certificata attraverso l'Inps. Evidentemente non sa, o dimentica, che moltissime aziende rifiutano di effettuare le trattenute sindacali alle organizzazioni alternative; quindi il quadro che emerge da tale misurazione è assolutamente falsato rispetto alla realtà e sottostima la vera consistenza del sindacalismo di base. Sulle questioni dei diritti sindacali, della rappresentanza e della misura della rappresentatività abbiamo già richiesto di incontrare la Ministra del lavoro e stiamo organizzando un convegno, che si terrà il 28 novembre 2019 a Roma, al quale la inviteremo insieme a giuristi e rappresentanti istituzionali, affinchè si possa esaminare un argomento così delicato con l'attenzione che merita.
Sono in ballo
la democrazia nei luoghi di lavoro e la tutela dei principi costituzionali, temi assai importanti sui quali si gioca il futuro del Paese.

Milano 27 10 2019

CUB - Confederazione Unitaria di Base
Segreteria nazionale
Sede Nazionale: Milano - V.le Lombardia, 20 - Tel. 02/70631804 - 70634875 Fax 02/70602409

     Comunicato Stampa CUB-NAZ-SciopGen-25.pdf

 

FaceBook