Sembra essere finita la telenovela che ha impegnato negli ultimi mesi il Governo italiano e la Commissione Europea sulla definizione del Def e della Legge di Bilancio 2019. Una lettura complessiva e di classe, ci fa dire che la manovra era e rimane un provvedimento austeritario,

perfettamente in linea con le finanziarie dei governi degli ultimi trent’anni e che lo è stata sin dall'inizio della telenovela. Non c’è infatti nessuna reale redistribuzione del reddito in favore delle classi popolari, nessun attacco al profitto e alla rendita a favore del salario, ne tanto meno a vantaggio dei lavoratori che continuano a perdere salario a vantaggio dei profitti,non c’è nessun ripristino dei diritti sottratti ai lavoratori, non c’è nessun reale rafforzamento del Welfare State, non ci sono concreti investimenti nella messa in sicurezza del territorio.

C’è solo un taglia e cuci abilmente confezionato con l’obiettivo di ingraziarsi vari settori del capitale mentre, con il “capro espiatorio” del deficit al 2,7 (poi 2,4 e infine 2,04), il Governo ha millantato una espansività che in realtà non c’è, dato che la manovra garantisce un discreto avanzo primario, cioè lo stato spende per la spesa sociale meno di quanto incassa con il prelievo fiscale e il deficit complessivo è dato dalla spesa per gli interessi sul debito!

Una vera opera gattopardesca che si ripercuoterà duramente sulle spalle dei lavoratori e pensionati!

Che cosa ci fa sostenere questa tesi?
- Innanzitutto, dopo la “rilettura” di Bruxelles ci sono 10 miliardi in meno e 2 miliardi congelati per sforamenti imprevisti; soldi che verranno recuperati principalmente tramite sforbiciate ai due provvedimenti più attesi dalle classi popolari: quota 100 e reddito di cittadinanza.
- Per ottenere l’ok da Bruxelles il Governo ha dovuto inserire delle clausole di salvaguardia, volte a garantire il rispetto dei vincoli di bilancio imposti dalla UE. Soldi che chi siederà a Palazzo Chigi dovrà trovare (52 miliardi in tre anni), altrimenti le aliquote dell’Iva, quella agevolata e quella ordinaria, schizzeranno verso l’alto, la prima al 13%, la seconda al 24,9% e poi fino anche al 26%!

- Contrariamente a quanto era stato annunciato, dal testo definitivo sono scomparsi gli elementi più innovativi su pensioni e redditi alle fasce deboli della popolazione, questioni sulle quali la Cub mantiene ferma la sua posizione e per raggiungere le quali continuerà a battersi con le prossime iniziative di mobilitazione.

- La Quota 100 non esiste. Non solo perché il provvedimento non è stato inserito nella legge di bilancio, ma anche perché sarà semplicemente una rivisitazione leggermente migliorativa della Legge Fornero: si potrà andare in pensione con 38 anni di contributi e 62 di età. Inoltre, i fondi stanziati passano da 6,7 miliardi a 3,9: siamo ansiosi di leggere quali saranno vincoli, restrizioni e fregature varie per potervi accedere!

Alla faccia di chi ha veramente creduto in un’abolizione della Fornero. E soprattutto alla faccia di coloro, che dopo aver lavorato una vita, continueranno ad andare in pensione con il sistema contributivo, vera mannaia sulle condizioni materiali di vita degli ex lavoratori pensionati, a cui deve aggiungersi il tragi-comico blocco delle rivalutazioni per le pensioni oltre i 1.500 € al mese.

- Il “reddito di cittadinanza”, propagandato come risolutorio e che avrebbe dovuto togliere milioni di persone dalle condizioni di povertà (in Italia più di 5 milioni di persone vivono in povertà assoluta e oltre 10 milioni in povertà relativa) e liberare i giovani dal ricatto del precariato, non c’è traccia! Perché il provvedimento non c’è nella legge, ma soprattutto perché quello che sta venendosi a configurare è una rivisitazione del “Reddito d’inclusione” renziano.

- I tagli alle tasse ci sono, ma solo per i padroni! In questa finanziaria si compie il primo passo per andare a smantellare ulteriormente il sistema fiscale progressivo, a garanzia delle fasce più deboli, previsto dalla Costituzione. Gli aiuti fiscali alle imprese sono molti, i più fastidiosi sono certamente il taglio di 9 punti dell’ Ires (la tassa sui profitti) e il risparmio sulla sicurezza, approvando una riduzione delle tariffe Inail con un risparmio pari a 410 milioni nel 2019, 525 milioni nel 2020 e 600 milioni nel 2021.

Vengono inoltre confermate le agevolazioni e gli sgravi per l’industria 4.0 che le imprese, in nome della occupabilità, utilizzeranno per ristrutturare, flessibilizzare e licenziare, dato che mancano completamente un indirizzo verso un uso della tecnologia digitale per migliorare e rinnovare i prodotti e regole di contrattazione che garantiscano un “controllo operaio” di questi processi.

- Gli appalti inferiori a 200.000 euro potranno essere affidati senza gara dalle amministrazioni pubbliche. La mafia ringrazia!

- Zero Euro stanziati per la costruzione di case popolari e 10 milioni per il fondo contributo affitto, come già fatto dal Governo precedente.

Qualche briciola di taglio alle spese militari, mantenendo però gli inutili costi degli F35, e agli sprechi della politica, una piccola tassa per le aziende che vendono online e l’assunzione di 1.000 Ispettori del lavoro non cambiano la sostanza di una manovra che continuerà a massacrare gli ultimi.
Anche la finanziaria va, quindi, nella direzione favorevole a determinati interessi padronali già tracciata dai principali provvedimenti del nuovo Governo.
Così è stato per il Decreto Dignità, usato come “specchietto per le allodole” per intortare i milioni di lavoratori che hanno votato 5 Stelle, ma che ha semplicemente reso più articolata la gestione della precarietà e confermato il Job’s Act.

L’accordo all’ILVA, in cui non si prevede nulla di positivo sul piano del risanamento ambientale, contrariamente alle promesse elettorali, ha consentito di continuare la produzione di acciaio senza fermare le fonti inquinanti e senza garantire a tutti l’occupazione mentre invece niente si dice dei meccanismi di riconversione e degli investimenti che rappresentano l'unico modo di garantire un futuro produttivo alla fabbrica e al territorio. Ha garantito invece, in continuità con il Governo precedente, l’immunità penale per chi continuerà a non tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei tarantini.

Anche le “improvvise” giravolte su TAV e TAP e le ambiguità e titubanze su Genova, sono un ulteriore sintomo di ciò. Alla politica delle grida e delle invettive è seguita poi la realtà del capo chinato di fronte a potenti e padroni.

Infine, la legge su “Sicurezza e Immigrazione” che è un preciso attacco contro tutti i lavoratori e soprattutto contro quanti oggi lottano e contro chi lo farà nel futuro, che ha l’obiettivo di andare a soffocare il crescente malessere sociale, il conflitto sindacale e di criminalizzare la povertà: non è un caso che in Finanziaria si stanzino 500 milioni per rimpolpare le fila delle forze dell’ordine!

A nostro parere, quello di cui hanno bisogno i lavoratori è ben altro e lo abbiamo già detto con forza il 26 Ottobre, con l’unico sciopero generale nella nuova era “giallo-verde” in cui abbiamo voluto rimarcare con forza che i lavoratori, nella loro indipendenza di classe, non hanno governi amici!

Sinteticamente e a titolo esemplificativo, come già illustrato nella piattaforma rivendicativa delle organizzazioni che hanno promosso lo sciopero del 26 Ottobre, rivendichiamo una serie di misure urgenti per porre un argine al vertiginoso peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro della classe sfruttata:
- Riduzione dell’orario di lavoro a 32 ore settimanali a parità di salario, per combattere la disoccupazione e liberare i tempi di vita.
- Cancellazione reale del Job’s Act e di tutte le normative che hanno avallato il precariato e la flessibilità estrema.
- Sanità gratuita e di qualità con l’abolizione dei tickets.
- Abolizione reale della Legge Fornero: in pensione a 60 anni di età o 35 di contributi; reintroduzione delle pensioni retributive con il riconoscimento di contributi figurativi per tutti gli anni di disoccupazione involontaria.
- Azzeramento delle spese militari e dirottamento di quelle risorse nello sviluppo di case, ospedali, scuole e sevizi sociali pubblici.
- Riutilizzo del patrimonio pubblico sfitto; rilancio dell’edilizia pubblica e introduzione di quote di edilizia popolare nei piani di riqualificazione urbana; cancellazione della cedolare secca sugli affitti; requisizione degli immobili sfitti delle grandi società immobiliari.

- Abolizione della legge “Sicurezza e Immigrazione”. Piani di integrazione dei migranti, sotto controllo pubblico e delle comunità locali, volto a ripopolare le aree spopolate del paese. Eliminazione del vincolo permesso di soggiorno/rapporto di lavoro.
- Serve un piano di investimenti per la messa in sicurezza del territorio e la bonifica delle aree inquinate, che parta dal blocco delle grandi operi inutili e dannose.
- Introduzione di una legge realmente democratica sulla rappresentanza sindacale, azzerando il pessimo accordo del 10 gennaio 2014, in modo da riportare la democrazia nei luoghi di lavoro e da ridare effettività alla contrattazione collettiva.

La CUB continuerà la mobilitazione contro le politiche neoliberiste promosse anche da questo Governo del finto cambiamento, già iniziata conlo Sciopero Generale del 26 Ottobre, le proteste contro ilDecreto Sicurezza del 26 novembre 7 dicembre e la partecipazione alla grande manifestazione NOTAV che ha invaso Torino.

Cub Nazionale - Dicembre 2018 

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