A sciopero avvenuto, rispondiamo a Dario Di Vico che non ci meraviglia mai: senza neanche leggerlo si sa già dove andrà a parare. Questa volta, Corriere del 24 ottobre, ha superato se stesso e con una serie di salti mortali ha tentato di stravolgere contenuti e scopo dello sciopero generale indetto dalla Cub e altre organizzazioni di base.

Non abbiamo interesse e pretesa di convincere l’estensore dell’articolo sui danni del liberismo imperante dagli anni 80 e delle misure sostenute e adottate (privatizzazioni, liberalizzazioni, precarizzazione del lavoro, taglio dei redditi e del welfare, ecc).

Ci risulta però che sia opinione ormai condivisa, eccetto che dal Di Vico, che le disuguaglianze siano aumentate e che a farne le spese siano stati i lavoratori e i ceti popolari e ciò pone un problema di tenuta dei rapporti sociali. Chi sta su nella piramide sociale ne ha tratto sicuramente vantaggi.

Un sindacato che non lotta per contrastare le disuguaglianze generate è semplicemente colluso e genuflesso, teso alla sopravvivenza e non alla tutela dei lavoratori. La Cub da anni lotta non contro un generico leviatano, ma contro un sistema reale che impoverisce in fatto di reddito, lavoro e diritti i milioni di lavoratori che ogni giorno producono beni materiali, servizi e assistenza e senza i quali ci sarebbe il nulla!

Rassicuriamo inoltre il Di Vico; lo sciopero non è stato indetto per creare il caos dei trasporti che era solamente uno dei tanti settori coinvolti ma per:
Aumentare salari, pensioni e investimenti pubblici, ridurre l’orario di lavoro - Pensione a 60 anni o con 35 anni di contributi, lavoro stabile e reddito garantito - Diritto universale e pubblico alla salute, all’abitare, alla scuola, alla mobilità - Libertà di sciopero e superamento dell’accordo del gennaio 2014 sulla rappresentanza- Fermare guerre e spese militari.

Se avesse continuato la lettura del manifesto di indizione dello sciopero, anche per dare una giusta informazione ai lettori del Corriere, lo avrebbe saputo in modo diretto e non sarebbe caduto in inaccettabili contraddizioni.
Ma tant’è: aver frequentato un liceo classico, conseguito una laurea in sociologia e aver ricoperto un ruolo sindacale nella quinta lega Mirafiori non sempre rappresenta una base sufficiente per esprimere opinioni sui contenuti di uno sciopero nazionale.

Ultima annotazione: Cub è acronimo di Confederazione Unitaria di Base e aderisce alla campagna bastabufale.

Milano 31/10/2017

CUB - Confederazione Unitaria di Base
Milano: V.le Lombardia 20 - tel. 02/70631804
e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.cub.it

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La Redazione di cub.it -  Il livore di Dario Di Vico sul corriere.it del 25 10 2017 non fa altro che confermare che abbiamo colpito nel segno, che incominciamo a contare e che il diritto di sciopero si difende innanzitutto esercitandolo.
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Corriere.it on line

I comitati unitari di base

Uno sciopero-invettiva contro il fantasma del «liberismo»
L’unico scopo è tentare di gettare nel caos il trasporto pubblico delle grandi città e grazie al solo annuncio impedire a migliaia di onesti lavoratori di fare il loro dovere
di Dario Di Vico
Quando un politico da talk show viene messo alle strette oppure è a corto di argomentazione accade spesso che se la prenda con il liberismo.
Non è un’operazione complicata, consente di catturare almeno nell’immediato una buona fetta di consenso e in qualche maniera assegna al protagonista un posizionamento nobile. Di quello che non fa polemiche contingenti ma ha il coraggio di mirare in alto. Ormai siamo abituati e tutt’al più la performance televisiva finisce per alimentare l’ironia della Rete. Amen. Ora però il fantasma del liberismo esce dagli studi televisivi e diventa addirittura il primo punto della piattaforma con cui è convocato uno sciopero generale nazionale.

Sembra un film di Nanni Moretti e invece è l’Italia di fine 2017 dove i Comitati Unitari di Base (Cub) hanno deciso per venerdì 27 ottobre di bloccare il Paese in nome, appunto, della lotta al Leviatano.
Dopo il liberismo la piattaforma va giù piatta ed elenca tutti gli altri mali dell’universo. Nell’ordine: a) le privatizzazioni; b) le liberalizzazioni; c) il sistema che genera disuguaglianze; d) le politiche di genere; f) quelle verso i migranti. Fine. Non c’è nessuna rivendicazione precisa, nessun obiettivo a breve, nessun caso aziendale particolarmente spinoso e la proposta è quella di scioperare per abbaiare alla luna. Si potrà obiettare che in questo nostro tempo ci sono mali ben più gravi della megalomania dei Cub, il guaio però è che lo sciopero-invettiva ha un unico evidente scopo: tentare di gettare nel caos il trasporto pubblico delle grandi città e grazie al solo annuncio impedire a migliaia di onesti lavoratori di fare il loro dovere.

Non a caso l’ultimatum al liberismo è stato piazzato di venerdì, giorno magico degli inutili scioperi dei trasporti che funestano da anni e anni il Paese.
Qui mi fermo. Dovrei parlare dell’altrettanto inutile «garante degli scioperi» ma dopo sarei costretto a sorbirmi l’ennesima sua lettera in cui mi boccia in diritto del lavoro. Anche no.

24 ottobre 2017 (modifica il 24 ottobre 2017 | 20:20)

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