Raccogliamo in questa pagina i primi messaggi in ricordo di GIORGIO


Angelo Pedrini 

Ciao Tiboni.

Il 18 marzo ci ha lasciato Piergiorgio Tiboni, un sindacalista indomito che ha contribuito a migliorare la vita dei lavoratori, resistendo alla riduzione dei loro diritti e all’arretramento che altri sindacalisti, delegati e lavoratori hanno avvallato. Uno che, anche se era cosciente che nell’opinione generale l’idea di sindacato era vista sempre meno positivamente, ha cercato di dimostrare che c’è sindacato e sindacato, che in realtà non tutti i sindacati sono uguali.

Dalla Fim-Cisl di Milano, negli anni della FLM (Federazione Lavoratori Metalmeccanici), ha dato spazio e sostenuto scelte importanti, come lo sciopero durante i funerali di Fausto e Iaio (Tiboni è morto nello stesso giorno in cui vennero uccisi i due ragazzi), in cui ebbe il coraggio di schierarsi denunciando la natura stragista dell’assassinio e la minaccia che le stragi di stato rappresentavano per la democrazia e per le lotte dei lavoratori, la nascita di Radio Popolare, della rivista Azimut e di Lavoro 80, poi diventata D&L (Diritto e Lavoro), la mancata firma di accordi peggiorativi e gli scioperi e le azioni legali per contrastarli.
La Fim-Cisl non era solo Alfa ma anche quella impiegatizia con diverse esperienze significative. La capacità di Tiboni di proporre un modello di sindacato che usciva dai confini di fabbrica e uffici per collegarsi al mondo della cultura, della tecnologia, della scienza, della salute e dell'informazione.

Con la lotta dei 35 giorni ai cancelli Fiat, che da molti non fu mai compresa fino in fondo, si aprì una stagione di arretramenti di cui ancora non si riesce ad invertire la rotta ma che è stata contrastata, a livello aziendale, con risultati utili per lavoratori e lavoratrici.
Con la chiusura della FLM, dal 1985 a Milano la resistenza nelle aziende continuò, anche quando nel 1987 Tiboni venne sospeso da segretario generale, e nonostante il commissariamento della Fim-Cisl di Milano nel 1989, il suo licenziamento e quello di 15 sindacalisti, dei 45 di allora.
Centinaia di delegati e lavoratori si diedero allora da fare per ottenere un congresso straordinario e democratico che portò alla scelta di far nascere la FLMUniti nel maggio 1991 e poi la CUB nel gennaio 1992. Va ricordato che in quel periodo la Fiat, avendo ricevuto in regalo l’Alfa Romeo, arrivava a Milano, mentre la Uilm veniva commissariata e anche in Fiom qualche problema c’era.
Nel frattempo erano già nati i Cobas nella scuola, mentre i macchinisti delle ferrovie, una volta espulso dalla Cgil Ezio Gallori, dovettero continuare la resistenza sindacale con il Comu (Comitato Macchinisti Uniti) che raccolse oltre l’80% del personale. Al di fuori dei confederali c’era lo Slai Cobas, e le RdiB (Rappresentanze di Base) erano presenti in particolare nel pubblico impiego.
L’azzeramento del Consiglio di Fabbrica della Montedison di Castellanza, con espulsioni dalla Cgil nei primi anni 80, fu un'altra punta dell’iceberg della normalizzazione che attraversava le realtà aziendali e sindacali per far arretrare le conquiste dei lavoratori.

Tiboni, a modo suo, ha sempre sostenuto le posizioni alternative nei rinnovi contrattuali e nelle vertenze aziendali- Ha appoggiato le cosiddette autoconvocate dei delegati, dal Lirico in poi fino alla fine degli anni 90, anche perché erano legate alle battaglie per la difesa della scala mobile, per gli aumenti salariali uguali per tutti, per la riduzione dell’orario di lavoro.
Una delle sue affermazioni che colpiva sempre profondamente era: “se non c’è democrazia nei luoghi di lavoro ce ne sarà sempre meno anche nella società”.

Negli anni ‘70 e ‘80, che Tiboni ha contribuito a rendere migliori, i lavoratori avevano più potere dalla loro parte: fu la stagione dei Consigli di Fabbrica con le assemblee decisionali e l’elezione su scheda bianca dei delegati eletti e revocabili.
Poi si è passati alla RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria) un terzo delle quali erano come una palla al piede, non a disposizione dei lavoratori. Tiboni amava dire che queste rappresentanze erano “scippate dai confederali ai lavoratori”. Gli accordi contrattuali, dall’abolizione della scala mobile, sostituita dalle erogazioni incerte e variabili del premio di risultato, hanno portato agli arretramenti dell’ultimo contratto dei metalmeccanici e di molti altri.

Tiboni ha vissuto la grande esperienza unitaria della FLM dall’angolo di visuale dei metalmeccanici della Fim-Cisl. Ricostruire un sindacato, o meglio un azione sindacale a livello intercategoriale, e ottenere reali miglioramenti in un mondo del lavoro sempre più globalizzato, è cosa complicata e difficile, ma è una strada che Tiboni ha provato a percorrere; ed è solo cercando la strada giusta e resistendo che è possibile dare il proprio contributo per un mondo migliore.
Grazie, Tiboni.

Angelo Pedrini

Una nota personale. Quando lo incontrai nel 1982 e mi propose di fare il sindacalista, gli risposi che ero perplesso ma che accettavo a una sola condizione: se avessi deciso di “bruciare la prateria” non avrebbe detto nulla per cercare di fermarmi. È stato di parola, non lo ha mai fatto! Salvo poche volte in cui, senza proferire parola, si è mosso con i fatti. Ma anche questo era Tiboni. Non mollava mai.

 

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From:  SLAI COBAS Pomigliano
To >TIBONI PIERGIORGIO
Sent: Saturday, March 18, 2017 1:54 PM
Subject: Apprendiamo con dolore della scomparsa di Piergiorgio

Apprendiamo con dolore della scomparsa di Piergiorgio. Vi siamo vicini. Mara Malavenda, Vittorio Granillo e i compagni e le compagne di Slai cobas di Pomigliano e Napoli

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da Cosimo Scarinzi 21 marzo 2017

Pretendere, almeno da parte di chi come me, ha lavorato con lui per diversi decenni, di trattare della morte di un compagno, e in particolare quella di Piergiorgio Tiboni, dal punto di vista strettamente "politico" è, con ogni evidenza, una pretesa eccessiva.
Inevitabilmente infatti il giudizio politico è intrecciato alla memoria di mille accadimenti, al ricordo delle scelte comuni e delle divergenze, alla memoria di conversazioni di carattere non solamente politico-sindacali, in poche parole alla conoscenza di una persona nella sua sin ovvia complessità e contraddittorietà.


Inutile tornare poi sull'abusata discussione sul ruolo delle personalità nella storia e, in particolare, nella storia del movimento dei lavoratori. E' ovvio che Piergiorgio Tiboni è espressione di uno specifico ciclo di lotte operaie, che in quelle lotte e in una precisa esperienza sindacale si è formato, che il suo linguaggio e i suoi criteri di interpretazione della realtà ne risentivano fortemente, ma ciò vale per qualsiasi militante operi per un tempo significativo sul terreno del conflitto fra le classi. 
Se, però, si può parlare di "tiboniani" è perché con ogni evidenza Piergiorgio Tiboni ha svolto un ruolo di leader, a mio avviso più funzionale che carismatico e questo per me è un pregio, di un'area sindacale, ha contribuito a darle forma e continuità, ne ha espresso le posizioni e orientato le azioni, ed ha influenzato la stessa formazione di più di una generazione di militanti sindacali. 
A comprendere la specificità di quell'esperienza, in termini generali, bastano brevi cenni, di fronte al ciclo di lotte operaie, dalla fine degli anni Sessanta, e dal maggio rampante italiano, che percorre tutti gli anni Settanta, la Cisl, il tradizionale sindacato moderato legato alla Democrazia Cristiana, e in particolare la FIM Cisl, con all'avanguardia quella milanese e lombarda, seppe aprirsi ai movimenti, alla nuova composizione di classe, alle nuove culture politiche che si andavano sviluppando, molto più di una CGIL, strettamente legata al PCI e e alla sua cultura politica.
Fu una stagione, ma proprio per i caratteri particolarissimi del maggio rampante, la lunga durata delle lotte, non una breve stagione, e fu tale da essere l'esperienza fondante di un'intera generazione militante, che trovò in particolare una sponda sindacale proprio nella FIM milanese, contemporaneamente organizzazione di massa e laboratorio politico che sosteneva economicamente Radio Popolare e dava vita all'importante rivista teorica Azimuth.
Abbiamo già detto che quella stagione si chiude con il cosiddetto riflusso e da quel momento la Cisl subisce una veloce e radicale "normalizzazione", con la riconduzione alla disciplina delle sinistre interne o la loro emarginazione.
Ed è in questo passaggio che si colloca l'originalità, per certi versi di carattere unico, dell'esperienza della FIM Cisl milanese. 
Si tratta, infatti, dell'unico settore della dirigenza sindacale istituzionale che non piega il capo e che arriva sino ad accettare la scelta di navigare in mare aperto e di tentare la costruzione di un sindacato alternativo a quello istituzionale. 
Per comprendere a fondo quest'affermazione basta pensare alla numerosa, vivace, blasonata sinistra CGIL, tanto cara all'intellighenzia "rivoluzionaria" che non ha mai osato portare fino in fondo le pur durissime critiche fatte alla propria organizzazione e nella quale ha sempre predominato il principio di realtà o, se si vuole, il "tengo famiglia".
Dalla FIM Cisl milanese nasce, come è noto, prima FLMUniti e, poi, attraverso l'aggregazione con altre forze sindacali la CUB.
Sarebbe troppo complicato pretendere di riassumere in poche righe un'esperienza svoltasi nell'arco di decenni in tutto il territorio nazionale, vale però la pena di ricordare che cosa hanno portato a quest'esperienza Piergiorgio Tiboni e il gruppo più ristretto che a lui faceva riferimento. Molti hanno parlato del suo carattere ursino, della sua testardaggine, della sua capacità di fare sintesi e di porsi in relazione con i militanti operai, della sua lontananza dallo stereotipo del burocrate sindacale e del suo pragmatismo, insomma dei suoi pregi e dei suoi difetti.
Tutto ciò è magari vero, ma rischia di farci perdere di vista la sua caratteristica più importante, a mio avviso Piergiorgio Tiboni è stato l'unico leader del sindacalismo di base che ha perseguito sul serio, con coerenza e determinazione, ottenendo successi e subendo sconfitte, il progetto di costruire un sindacato generale di massa. 
Non gli appartenevano le caratteristiche di molti militanti delle nuove sinistre degli anni Settanta, il minoritarismo, il settarismo, l'ideologismo. Lui lavorava per un grande sindacato, necessariamente plurale, capace di fare sintesi fra culture diverse e di essere casa comune per lavoratori dei più vari orientamenti politici, culturali, religiosi. 
Una scommessa ambiziosa insomma, che ha coinvolto, interessato, in alcuni casi affascinato, militanti politici e sindacali che altrimenti difficilmente avrebbero potuto operare assieme, con un progetto comune.
Se - come credo sia evidente - il carattere specifico dell'esperienza tiboniana è stato l'aver posto in relazione la vicenda del sindacato dei consigli degli anni Settanta con quella del sindacalismo di base degli ultimi decenni e l'aver concorso a produrre una sintesi nuova ed ancora in via di definizionela domanda più interessante è se quest'esperienza saprà ulteriormente svilupparsi, sia nella direzione della dialettica con i movimenti di opposizione sociale, che in quella della costruzione di lotte di nuovo tipo, adeguate alla nuova composizione di classe, e nel contempo se saprà stimolare un pensiero politico generale che sia efficace e critica radicale dell'attuale ordine produttivo. 

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da Elisabetta Daina

"In una realtà così dura e complessa come quella che viviamo oggi, in questo tempo di trasformazione epocale, in cui siamo tutti coinvolti, ognuno può - deve- trovare dentro di sè la forza, la volontà, il coraggio di una scelta di campo. Il coraggio di lottare per realizzare la propria vita in libertà e dignità. Il coraggio di volare, sempre." Piergiorgio Tiboni "Il coraggio di volare"
L’azione sindacale, pur essendo un agire collettivamente organizzato, trae la sua forza vitale e dinamica dall’uomo, non solo individuo ma persona, che si confronta con gli altri uomini, nella realtà sociale cui tutti concorrono.
Caro Piergiorgio, mi mancherai. Mi mancherà il tuo pragmatismo, la tua volontà a non piegarti, la tua capacità di sintesi, la tua umanità, il tuo bofonchiare nei momenti di disaccordo.
Che il tuo insegnamento ci aiuti a proseguire.

Riposa in pace.
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da PIERO (GianPietro Antonini )

Devo dire che la morte di Tiboni mi ha dato tanta malinconia personale, ma il fatto che sino all'ultimo minuto del suo viaggio sia stato sempre in prima linea e abbia messo in gioco la sua vita mi ha fatto riflettere sul mio vissuto e sul mio futuro. Ieri sera ho finito di leggere una breve biografia su di un altro compagno di viaggio e amico Massimo Gorla che è mancato qualche anno fa che anche lui fino all'ultimo è stato in prima linea ed un punto di riferimento un maestro mai presuntuoso e amico proprio come Tiboni.
Ho 70 anni e spero di continuare il mio impegno con la stessa tenacia e allegria di questi miei cari amici e compagni. Queste due persone mi sono care e hanno segnato la mia vita. Tiboni poi mi ha dato un'altra grande lezione la capacità di non perdere mai le staffe e di accogliere fraternamente compagni che si aveva perso di vista senza alcuna traccia di polemiche .... come se il rapporto non si fosse mai interrotto.

La capacità laica di non conservare rancori e di essere sempre aperti al confronto. Un abbraccio all'AMICO e COMPAGNO GIORGIO.

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da Sergio Fortuna CUB SUR Vicenza

Ho conosciuto Piergiorgio Tiboni alla fine degli anni ’90. C’era un’assemblea nazionale FLSU – CUB (l’attuale CUB SUR) a Pinerolo. Si teneva nella sede di un’associazione culturale valdese, perché da quelle parti il sindacato ALP (associazione lavoratori pinerolesi) portava nel mondo del lavoro le secolari istanze di libertà religiosa e politica delle valli valdesi e aveva deciso di federarsi alla CUB. La sera, in una cena rustica con polenta bianca, Tiboni era venuto a tavola con noi vicentini (c’erano Fazio, Consolaro, Vallesella e la Randon). Così venni a sapere la storia sua e della CUB.

Negli anni ’80, dopo anni di lavoro come metalmeccanico e sindacalista, era diventato segretario della FIM milanese, e aveva iniziato una battaglia contro i vertici della CISL lombarda che si erano dati agli affari immobiliari in stile berlusconiano. Ma era intervenuto il segretario nazionale Marini a chiedergli di smetterla; in cambio prometteva un seggio al parlamento europeo con la DC. A questo punto lui aveva capito che non si poteva andare avanti con quel sindacalismo, quindi uscì con un gruppo di dissidenti che fondarono la FLMU. Negli anni successivi questi contattarono vari sindacati di fabbrica che spesso, a partire dagli anni ’60, avevano preso il nome di Comitati unitari di base: da qui la decisione di chiamare la nuova federazione CUB, confederazione unitaria di base.
Gli anni successivi qui da noi Fazio mollò la CUB scuola, così tenevamo saltuari contatti con la sede centrale io e Vallesella. Tiboni c’era sempre: passava il sabato e la domenica a lavorare negli uffici del sindacato. Chiedeva della situazione di Vicenza, e allora compresi il valore che veniva attribuito alla nostra esperienza, la più consistente al di fuori dell’asse Milano – Torino.
Nel 2009 ci fu la scissione con RdB. A Vicenza Raniero era deciso ad entrare nella costituenda USB, ma non tutti erano favorevoli a questa scelta. Venne organizzata una riunione sul tema al Circolo operaio di Magrè, e da Milano venne Tiboni. Andai a prenderlo in stazione, e nella strada verso Schio mi raccontava di suo figlio, che dopo aver lavorato qualche anno come tecnico in una società petrolifera dove prendeva un sacco di soldi aveva deciso di seguire la sua compagna e fare l’insegnante in una scuola in Brasile, dove faticava a sbarcare il lunario. Alla riunione eravamo 4 o 5 della scuola e una decina di altri settori provenienti da varie provincie venete. Doveva esserci anche il gruppo di incerti vicentini che faceva capo a Ceola, ma non si fecero vedere, e allora si capì che la scissione ormai era cosa fatta.
Ricordo che in quell’occasione – si era in piena crisi economica – Tiboni fece delle affermazioni controcorrente: secondo lui il sindacato non doveva dare spazio alle associazioni di immigrati, ma chiedere che si inserissero nelle associazioni di categoria assieme ai colleghi italiani; si doveva poi seguire il modello tedesco, accettando contratti di solidarietà anche a salario ridotto, purchè non ci fossero licenziamenti. Discorsi che allora avrebbero fatto gridare allo scandalo i grandi sindacati: poi si è visto.

Gli anni successivi si era rimasti in pochi a Vicenza nella CUB, praticamente solo alcuni della scuola. Quando lo incontravo in qualche riunione a Milano diceva che bisognava resistere, che qualcuno avrebbe capito che il centralismo USB era un errore. Infatti qualcuno lo capì, e la CUB vicentina ricominciò a funzionare.
L’ultima volta l’ho rivisto alla manifestazione milanese della scorsa primavera. Era molto soddisfatto di come si fosse risollevata la federazione vicentina, che era presente in modo consistente. Ma lo trovavo parecchio invecchiato: camminava con difficoltà, però fece tutto il percorso della manifestazione.
Non era un intellettuale, ma aveva il buon senso lombardo unito alla lunga esperienza lavorativa e sindacale.
E la coerenza di chi crede alle proprie idee e all’importanza di cercare di metterle in pratica fino in fondo.


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CUB TRASPORTI NAZIONALE

Ieri ho detto addio ad un compagno.
Non ad un padre, che pur lo era davvero.
Non ad un fratello, che pur da fratello mi ha accolto.
Ad un compagno;
che mai si è seduto di fronte, ma sempre a fianco;
che nel confronto mai ha usato la sua forza seppur ne aveva tanta;
Che mai ha usato saccenza con consigli non richiesti, sermoni compiaciuti, critiche salaci, se pur ne avrebbe avuto ben donde. Differenziandosi dai molti, sempre più anche tra noi, che soltanto loro sanno che cosa è bene o male, utile o inutile, giusto o sbagliato.
Piergiorgio ha sempre segnato un modo diverso.
Quel modo che non era mai privo di un tocco, di uno sguardo, di un sorriso, di un contatto fisico, di una carezza. Piergiorgio non ha mai perso la tenerezza.
Ieri ho detto addio ad un compagno, rivoluzionario, che non ha perso la tenerezza.
Claudio Signore
Segretario Generale CUB Trasporti

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La Federazione Regionale Liguria Lavoro Pubblico e Privato Unione Sindacale di Base
esprime le più sentite condoglianze alle Compagne ed ai Compagni della CUB per la perdita dell'amico Giorgio.
Per USB Liguria

Danilo Savio

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"Il compagno Piergiorgio Tiboni, già coordinatore della CUB, è morto sabato 18 a Milano.

Piergiorgio è stato protagonista delle lotte politico-sindacali per la trasformazione del paese fin dall'autunno caldo e successivamente rompendo con la FIM-Cisl, ha riversato quella ricchezza di esperienze e motivazioni nella costruzione della Confederazione Unitaria di Base/CUB , di cui è stato a lungo tra i coordinatori nazionali.
In questi intensi e difficili decenni; in cui il diritto del lavoro e le conquiste degli anni '70 sono stati ferocemente falcidiati dal padronato liberista, complici i sindacati concertativi, talora con Piergiorgio e la CUB abbiamo contribuito alla riuscita di numerose battaglie di resistenza sindacale in tutela dei diritti dei lavoratori, pur nella differenze con i Cobas di intendere il modello di organizzazione sindacale e il ruolo da assumere nella società in quanto soggetto non esclusivamente sindacale.
Con Piergiorgio se ne va un'altra tessera del composito mosaico di cui si compone il conflitto di classe nel nostro paese, ne siamo addolorati e partecipi delle condoglianze alla famiglia , della vicinanza ai/alle compagni/e della CUB.
Roma 21.3.2017                                                            

COBAS-Confederazione dei Comitati di Base
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Alla CUB
Care compagne, cari compagni

Siamo rimasti molto colpiti dalla scomparsa di Piergiorgio Tiboni.
Con Giorgio, così lo abbiamo sempre chiamato, molti di noi hanno contribuito
a costruire la CUB negli anni '90 dopo la fuoriuscita sua e di molti altri compagni dalla Cisl, o meglio dalla FIM milanese per tanti anni punto di riferimento della sinistra operaia lombarda. Ricordiamo la rivista a cui aveva dato vita, Azimut, che è stata per molto tempo un importante riferimento per la comprensione e la lettura dei fenomeni e delle trasformazioni che negli scorsi decenni hanno attraversato il corpo sociale.
Il nostro sodalizio è durato a lungo, poi le nostre strade politiche si sono separate e, come spesso avviene nelle rotture politiche, ci si è persi di vista sia politicamente che personalmente.
Comunque sia a Giorgio va il merito, nel grigio panorama sindacale italiano,
di aver sempre tenuto la barra a dritta nella critica al modo di produzione
capitalista, della rottura con il sindacato concertativo e di aver voluto provare
a percorrere il difficile percorso del sindacalismo alternativo.

Esprimiamo sinceramente il nostro cordoglio ai familiari di Giorgio e alle compagne e ai compagni della Cub
Che la terra gli sia lieve
Roma, 18 marzo 2017

Le compagne e i compagni dell’USB

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Sent: Saturday, March 18, 2017 11:15 PM
Subject: Hommage au camarade Giorgio Tiboni

L’Union syndicale Solidaires salue la mémoire de Piergiorgio Tiboni, cofondateur de la CUB, décédé ce 18 mars 2017.
Nous adressons nos sincères condoléances à tous ses proches.
A tous les camarades de la CUB, nous témoignons de notre affection dans ces moments difficiles.
Au sein de l’Union syndicale Solidaires, nous sommes quelques uns et quelques unes à avoir eu l’occasion de travailler, d’échanger, parfois de se confronter avec Giorgio : au-delà de la CUB, au-delà de l’Italie, c’est l’ensemble du syndicalisme alternatif et de base qui perd un militant, un camarade.
Pour l’Union syndicale Solidaires :
Stéphane Enjalran
Christian Mahieux

Christian Mahieux
+33 (0)6 83 43 00 84
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Union syndicale Solidaires
www.solidaires.org
Fédération des syndicats SUD-Rail
www.sudrail.fr

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Sent: Saturday, March 18, 2017 6:15 PM
Subject: Tiboni

Apprendo oggi della scomparsa di Giorgio Tiboni, lo conobbi quando ero operatore della Fim CISL avendo con lui anche alcuni screzi ma per me è stato un uomo di grande valore ed un esempio per tutti quelli che hanno a cuore le vicende dei lavoratori. Onore per un combattente della causa operaia. Faccio a voi le condoglianze, sappiate continuare la via del sindacalismo di base, ricordandovi che anche quando era segretario della Fim di Milano sposorizzo' le prime iniziative dei Consigli i quali facevano i primi passi contro i vertici sindacali totalmente asserviti allo Stato borghese.
A nome di tutto il SI Cobas vi esprimo il nostro cordoglio . Aldo Milani

Inviato da Aldo Milani

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Nel 1993 sono entrato nella CUB e ho conosciuto quest'orso con cui scontrarsi per poi trovare la quadra.
Ciao Giorgio, che la terra ti sia lieve.

Guido Trifiletti

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In memoria del compagno Tiboni

Le nostre condoglianze alla CUB e ai familiari
Pubblicati il 18 marzo 2017 da elianacomo

Questa mattina ci ha lasciato Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale della Confederazione Unitaria di Base. Per 50 anni Tiboni è stato al fianco e alla testa dei/lle lavoratori/trici e della loro avanguardia.
Prima come dirigente (fino a segretario generale) della FIM-Cisl di Milano, una esperienza anomala nel panorama del sindacato di origine democristiana, anche nei tempi in cui questo, sfruttando la moderazione della CGIL, si presentava, sotto la segreteria di Carniti come di “sinistra”. Una esperienza che non poteva che venire repressa con lo sviluppo in senso reazionario della situazione politica italiana, dalla fine degli anni ’70 in poi. Benché lenta, la normalizzazione della FIM non poteva non giungere a conclusione. Alla fine degli anni ’80 Tiboni fu quindi espulso da essa e con una parte importante dei delegati e dei dirigenti sindacali diede vita alla CUB.
Quali che siano state e siano tuttora le differenze di politica sindacale con la CUB, come “il sindacato è un’altra cosa – Opposizione CGIL” riconosciamo nella CUB un organizzazione classista al pari della nostra area programmatica. Una organizzazione che non ha mai tradito i lavoratori e le lavoratrici, anche in situazioni in cui altri sindacati di base capitolavano (si veda la lotta all’Alitalia del 2008). Tiboni ne è stato l’anima e la grande figura pubblica.
L’avanguardia di classe non lo dimenticherà! Salutiamo la sua memoria e esprimiamo le nostre condoglianze alla CUB e ai suoi familiari.

 Esecutivo nazionale
“Il sindacato è un’altra cosa-Opposizione CGIL”

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ADDIO A PIERGIORGIO TIBONI: sindacalista della Milano operaia -Fim, Radio Popolare, Azimut, Cub-
Dom, 19/03/2017 -  Redazione SINDACALMENTE.ORG

 

Piergiorgio Tiboni se n’è andato sabato 18 marzo. Aveva 78 anni. E’ stato un protagonista di primissimo piano della grande stagione unitaria dei Consigli di Fabbrica milanesi. In quel periodo fu tra i fondatori di Radio Popolare per diffondere notizie e cultura “controcorrente”. Nei difficili anni ’80 fondò la rivista bimensile Azimut per una cultura alternativa al pensiero unico. E’ stato un sindacalista costantemente a contatto con chi rappresentava, insisteva perché la delega a decidere rimanesse nelle mani dei Consigli di Fabbrica. Rimarrà una figura storica del sindacalismo operaio: prima alla guida della Fim di Milano durante gli anni '70-'80, poi co-fondatore della CUB dopo il commissariamento della Fim milanese da parte della Fim Nazionale.

Tiboni non concepiva la “trattativa e l’accordo in peius”, il firmare intese che presupponessero la rinuncia a tutele e diritti conquistati con lotte e accordi precedenti. Per principio? Per le tante discussioni (e anche divergenze) che ho avuto con lui, penso ancora che non fosse per principio. Piuttosto per diffidenza “allo scambio” con controparti che troppe volte non mantengono gli impegni, in particolare quando l’obiettivo futuribile dell’occupazione (secondo tempo)  iustificherebbe l’accordo in peius (primo tempo). Le esperienze sono a nostro deficit.

Nella difficile vicenda dell’accordo Alfa-Lancia del 1987 maturò la drammatica rottura tra la Fim Milanese e la Fim Nazionale, che nell'agosto '87 prima ottenne - dai probiviri nazionali - la sospensione per 8 mesi di Tiboni e dopo il suo ritorno procedette al commissariamento con decadimento degli organismi statutari della Fim di Milano. Così Tiboni e tanti fimmini lasciarono  la Fim e fondano, nel 1991, prima la Flmu  e poi la Cub .

Di cosa fu accusato Piergiorgio Tiboni? Di compromettere l’immagine dell’organizzazione, l’onorabilità dei dirigenti, una sorta di “lesa maestà” che, ieri come oggi nel sindacato e nei partiti, vale per organizzazioni antiche come per quelle recenti..

Lo ricordo come un valente contrattualista, un tenace negoziatore, un trascinatore irruente e caparbio, e più ancora un motivatore per quei delegati che iniziavano ad essere disorientati per certe scelte sindacali; una roccia d'uomo che non ha lesinato le forze nello spendersi per gli altri. Un sindacalista controcorrente assai più sicuro con la sua tradizione e le esperienze di base piuttosto che con il sindacato dell’immagine e delle belle parole, comunque pronto ad osare nuove ripartenze.

Nel deferimento di Piergiorgio Tiboni nel 1987, c’è una storia che si ripete. Fu posto sotto accusa per un manifesto pungente e ironico (l'immagine di Romiti con cartello Io voto sì), fatto da operai dell'Alfa, e per una mozione votata (con soli 4 astenuti) all’Assemblea organizzativa Fim dell’Alfa Romeo.

Abbiamo recuperato la prima parte del dossier che pubblicammo su Azimut del quale fui collaboratore (Anno VI  n. 30  luglio/Agosto 1987).

Alleghiamo inoltre:
le pag. 245-247 del secondo libro di Giovanni Burzio, classe 1929, già Segretario Generale Cisl della Ust di Savona, che nel raccontare la sua storia sindacale e politica ha ben presente la gravità di quanto avvenne nel 1987 a Milano "contro" Giorgio Tiboni e quel "tipo" di sindacato.
il ricordo di Tiboni di Francesco Lauria del Centro Studi Cisl di Firenze
il saluto e grazie di tutto di Marcello_CUB
le notizie sui media milanesi e web
Ricordarlo così serve a non dimenticare un uomo che ha amato il suo sindacato, i valori dell'uguaglianza e della solidarietà, spendendosi fino all'ultimo, anche con le critiche.
E a noi per riflettere sul passato e sui giorni presenti.

Adriano Serafino

Allegati

https://www.sindacalmente.org/content/addio-piergiorgio-tiboni-sindacalista-della-milano-operaia-fim-radio-popolare-azimut-cub
ll caso Tiboni  Azimut n.30 luglio-agosto 1987
Addio a Piergiorgio Tiboni_Pucciarelli_Repubblica_milano
E' scomparso Piergiorgio Tiboni_Contropiano
Tiboni figura storica del sindacato operaio_Scarinzi_Corriere_milano
Giovanni Burzio: pag 245-247 di "Savona, l'identità perduta"
Piergiorgio Tiboni, un ricordo di Francesco Lauria - Centro Studi Cisl
Ciao Giorgio grazie di tutto_Marcelo_CUB
Giorgio ci lascia un'impegnativa ededità_CUB
Il messaggio di Giovanni Avonto

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 da Rodolfo Vialba

L'ho conosciuto alla zona Giambellino nel 1967
Inserito da Rodolfo Vialba (non verificato) il Lun, 20/03/2017 - 08:00.

Ho conosciuto Piergiorgio nel lontano 1967 quando da Brescia è arrivato alla FIM di Milano, il cui Segretario Generale era Pierre Carniti. Essendo lui operatore della Zona Giambellino prima e Sempione poi di MIlano ed io componente del Consiglio di Fabbrica per la FIM della Salmoiraghi, divenuta poi Aeritalia, ci siamo frequentati per diversi anni fino a quando nel 1971 ho lasciato l’azienda per l’attività sindacale alla CISL di Milano. Indirettamente ho vissuto le vicende interne alla FIM di Milano per la quali è stato commissariato, ne è uscito ed ha fondato la CUB (Confederazione Unitaria di Base) divenendo coordinatore nazionale. Qualcuno ha scritto che è stato un sindacalista anomalo, sempre controcorrente, sempre in lotta per la difesa dei più deboli. In questo c’è sicuramente del vero e mi auguro che, pur nel controverso giudizio politico su di lui, questo gli sia riconosciuto come titolo di merito e ragione di vita.

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 Cosimo Scarinzi
18 marzo alle ore 9:13 ·

E' morto Piergiorgio Tiboni, da molto tempo era gravemente malato e nonostante ciò è restato attivo nella CUB sino a quando gli è stato possibile.
Comunque la si giudichi, ha dato voce e operatività a un'idea forte e originale di sindacato ed ha lavorato alla sua costruzione con una determinazione non comune.
Per quanto mi riguarda è stato una delle persone, poche per la verità in questa misura, dalle quali ho imparato molto.
Credo anche di essere stato nella CUB, lo dico perché odio i ricordi ipocriti e proprio per la stima che ho avuto, e che ho, per lui, il compagno che più spesso e più duramente si è scontrato con lui senza mai dimenticare però quanto di positivo e di importante ha fatto.

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Renato Strumia

Ho cominciato a conoscere la figura di Tiboni e l'esperienza della FIM-CISL milanese dalla rivista Azimut, che negli anni '80 era un punto di riferimento importante per un giovane militante di base del sindacato, nello scenario complicato dalla sconfitta alla FIAT. Qui a Torino avevamo Alberto Tridente ed Adriano Serafino, la FIM Cisl era qualcosa di diverso e di originale rispetto alla macchina FIOM. Tiboni avrebbe potuto aspirare a qualche posto in qualche Cda, come ogni sindacalista allineato a fine carriera. Lui invece no e quindi stare nella CUB mi (ci) sembrava una scelta naturale, per seguire il suo esempio e imparare dalla sua storia.
Ho discusso spesso con lui in termini aspri, su scelte sindacali e organizzative, ma è normale che succeda tra compagni testardi (e lui lo era certamente, in modo straordinario). Ogni volta ho imparato qualcosa, perché comunque era il primo a difendere il diritto di tutti di pensare ed esprimersi anche in modo non ortodosso. Era intelligente e lo dimostrava nei fatti.

Aveva la capacità, rara, di esprimere ragionamenti di grande respiro, in termini semplici e comprensibili a tutti. Era un vero leader carismatico, un visionario, e nello stesso tempo pragmatico quanto basta per tenere insieme un'organizzazione pluralista e libera.
L'auspicio è che la CUB sappia produrre dal proprio interno qualcuno capace di raccoglierne il testimone. Sarebbe il modo migliore per rendere omaggio alla sua storia e prolungarla: ritrovare "il coraggio di volare".

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Walter Gelli con Emanuel Ernesto Caruso.
18 marzo alle ore 9:53 ·

ciao a tutt* ... ci ha lasciato stamane GIORGIO TIBONI, padre fondatore del sindacato di base CUB. le mie parole non basterebbero a descrivere quanto anche io gli devo sul piano degli insegnamenti. il suo esser contro ogni guerra, ogni potere politico ed economico, che prevarica e che nega le ugualianze e i diritti delle persone in quanto tali. solo leggendo il suo testamento, raccolto nel libro autografo "IL CORAGGIO DI VOLARE si ha modo di capire in minima parte ciò che intendeva lasciare quale segno del suo passaggio su questa terra, in questa società. GIORGIO HA FATTO LA SUA PARTE, CONTINUIAMO IN SUO ONORE E COL SUO INSEGNAMENTO ... A FAR LA NOSTRA ... GRAZIE GIORGIO E BUON VIAGGIO VERSO LA PACE, VERSO AD UN LUOGO DAVVERO E FINALMENTE PRIVO DI DISUGUALIANZE .... ciao.

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Il ricordo di Giorgio Cremaschi

Voglio associare il mio dolore a quello dei familiari, a quelle delle compagne e dei compagni della CUB, a quello delle lavoratrici e dei lavoratori, degli oppressi e degli sfruttati cui ha dedicato la vita e che oggi possono solo dirgli grazie.
Con Giorgio ci siamo conosciuti quaranta anni fa, quando lui era segretario della Fim di Milano ed io funzionario della Fiom di Brescia, insieme vivemmo una dura vertenza di un gruppo che aveva stabilimenti nelle due città. Negli anni 80 fummo assieme, lui in Fim io in Fiom, nel contrastare l'involuzione autoritaria e moderata del sindacalismo confederale e la liquidazione dell'esperienza straordinaria della FLM. Assieme fummo nel 1984 nel Palalido di Milano con i 5000 delegati di fabbrica autoconvocati che rifiutavano il taglio della scala mobile del governo Craxi, condiviso da Cisl e Uil e contrastato a metà dalla Cgil. Allora i delegati della Fim di Milano e quelli della Fiom di Brescia erano l'anima di quella mobilitazione. Ma la rivendicazione del ritorno alla democrazia del sindacato dei consigli fu respinta da tutti i gruppi dirigenti di Cgil Cisl Uil e la normalizzazione proseguì. Di quella normalizzazione Giorgio Tiboni e e tutto il gruppo dirigente della Fim di Milano furono vittime esemplari, con l'espulsione dalla Cisl. Giorgio non si arrese e fondò prima la FLMU e poi la CUB. Da allora, pur nella diversità dei percorsi e delle scelte sindacali, ci siamo sempre ritrovati dalla stessa parte, con le stesse idee e valori di fondo, contro i padroni e il potere economico e contro la complicità con esso del sindacalismo confederale. Io ho sempre voluto bene a Giorgio e credo che anche lui provasse lo stesso affetto per me. Quando , lui già molto malato, ci siamo incontrati in una delle ultime manifestazioni cui ha potuto partecipare, ho rivisto ancora gli occhi suoi sempre acutissimi e quel mezzo sorriso con cui si misurava con il mondo. Ci siamo abbracciati e non sapevo che era l'ultima volta che lo avrei visto.
Giorgio Tiboni è stato un grandissimo sindacalista, generoso e onesto, un uomo impegnato per la giustizia sociale e la pace sempre e ovunque e per me un compagno ed un amico.
Ciao caro Giorgio , che la terra dei giusti ti sia leggera.


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Stanotte ci ha lasciato Giorgio Tiboni il fondatore della CUB. L'Unione Inquilini tutta esprime le proprie dolorose condoglianze. Speriamo di essere degni della tua coerenza e delle tue lotte a difesa dei diritti dei lavoratori e a sostegno dei diritti sociali.
Caro Giorgio la terra ti sia particolarmente lieve.

Massimo Pasquini
Segretario Nazionale
Unione Inquilini

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Care compagne, cari compagni della CUB,
la scomparsa del compagno Piergiorgio Tiboni è un grave lutto per il movimento sindacale. Con lui scompare  un grande contributo materiale e intellettuale al faticoso processo di emancipazione di tutte le classi subalterne. Un fraterno saluto alla Sua famiglia e a tutti voi.

Giulio Angeli
Segretario FLC - CGIL – Pisa

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Care compagne, cari compagni della Confederazione Unitaria di Base,
apprendiamo con dolore la scomparsa del compagno Piergiorgio Tiboni e salutiamo il militante sindacale limpido,coerente e tenace  che ha sempre difeso, anche nelle circostanze più avverse, gli interessi immediati e storici delle lavoratrici e dei lavoratori. Che la sua opera sia d’esempio per l’emancipazione delle classi subalterne.

Le compagne e i compagni di Difesa Sindacale

Comunisti Anarchici e Libertari in CGIL 
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Abbiamo appreso che stamane Giorgio Tiboni ci ha lasciato.
Se ne va una figura carismatica del sindacalismo di base e molto riconosciuta tra la classe operaia e i settori deboli.
Come compagni/e dei Cobas Pubblico Impiego siamo vicini alla Cub per la grave perdita di un compagno intramontabile.
Riposa in pace Giorgio !
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Con Piergiorgio ci lascia un grande compagno. Un forte abbraccio a tutte e tutti le compagne ed i compagni della Cub e a tutte e tutti coloro che l'hanno conosciuto e che sentiranno la sua mancanza.
Diego Margon a nome dei Cobas di Torino

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Cari compagni  
Fronte Popolare esprime cordoglio e vicinanza ai compagni della Cub. Questi giorni difficili hanno visto la scomparsa del fondatore della Confederazione Unitaria di Base Piergiorgio Tiboni. Muore a 79 anni una figura simbolo del sindacalismo conflittuale così tanto necessario all'epoca della fondazione della Cub e ancora più necessario oggi. Nelle occasioni in cui siamo stati sulle stesse barricate abbiamo visto nei compagni di Giorgio Tiboni la preparazione, la dedizione e la vicinanza ai lavoratori. Se la Cub è diventata una delle organizzazioni sindacali di base più influenti del nostro Paese il merito va anche al suo fondatore. Fronte Popolare è vicina al dolore dei compagni lavoratori della Confederazione Unitaria di Base.

Davide Boffi Responsabile lavoro segreteria di Fronte Popolare
Alessio Arena Segretario di Fronte Popolare

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SGB - Sindacato Generale di Base
FIGLIO E PADRE

         Addio al figlio dei fermenti e delle lotte operaie, al figlio del sogno del riscatto della classe operaia. Addio al padre della resistenza ostinata alla concertazione, al patto tra i “produttori”, alle derive collaborazioniste.
         Piergiorgio Tiboni ha attraversato la storia della classe operaia senza tatticismi, compiendo scelte difficili mai cedendo a sirene opportunistiche, intuendo che la strada era finita per il sindacalismo confederale e che solo un nuovo percorso di riorganizzazione dal basso, dalla “base” avrebbe potuto far da argine alla decomposizione sia a livello sindacale che politico delle lotte che avevano attraversato gli anni settanta.
         Un sindacalista puro che ha evitato la facile illusione della delega ad istanze politiche, ne tantomeno partitiche del ruolo di difesa dei lavoratori.
         La storia che ci ha accompagnati fin qui dimostra quanto fosse stata vera l'intuizione, quanto tempestiva sia stata la scelta della organizzazione dal basso che pure non ha impedito e non ha arginato gli effetti distruttivi dell'attacco economico, sociale e culturale che il capitale ha portato con la complicità dei sodali sindacali e politici e con l'irresponsabile “soggettivismo” di molta parte della sinistra e di larga parte del sindacalismo di base più attento alle lotte di concorrenza tra sigle che a quelle contro i padroni.
         Dal 1992 quando è nata la CUB molte sono le crisi che hanno attraversato il sindacalismo di base, innumerevoli le divisioni, gli accorpamenti, le ridivisioni, le rifondazioni, ognuno ha sempre proclamato di essere più di sinistra, più conflittuale e spesso sono avvenute vere e proprie faide.
         Ostinatamente Piergiorgio Tiboni è rimasto fermo con il suo sorriso ironico, sapeva discernere le vere istanze di rinnovamento, le pulsioni delle nuove leve dalle “rappresentazioni” e dalle tentazioni di usare il sindacato come surrogato dei partiti.
         A lui dobbiamo molto, dobbiamo anche un riconoscimento personale che non è scontato in un mondo che è sempre esasperatamente concorrenziale:
         anche noi siamo figli delle lotte della classe operaia e siamo allo stesso tempo suoi figli, siamo stati per lungo tempo lontani ma le vicende della frammentazione del sindacalismo di base ci hanno fatti reincontrare e, come in una parabola laica, con quel sorriso a volte enigmatico di Giorgio ci ha fatti sentire come il figliol prodigo, nessuna abiura, nessun prezzo … solo la certezza che il cammino insieme poteva ricominciare.

         Ora quel cammino per Giorgio si è fermato ma esisterà pure un luogo laico dove metaforicamente ci starà aspettando.

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 Il compagno Piergiorgio Tiboni ci ha lasciato

Abbiamo appreso con dolore della morte di Piergiorgio Tiboni ed esprimiamo il nostro cordoglio alla famiglia e alla Confederazione Unitaria di Base.
Abbiamo conosciuto Piergiorgio Tiboni  negli anni ‘70/80 quando, sindacalista della FIM-CISL, interveniva nelle fabbriche di Sesto San Giovanni, Breda, Falck, Marelli e poi, dopo l’espulsione dalla FIM, fondava la FLMU e la CUB.

Con lui abbiamo condiviso momenti di lotta e anche di scontro.
Il nostro rapporto in quelli anni è stato spesso conflittuale, vedendoci schierati anche su fronti contrapposti. Il nostro gruppo di operai, iscritti allora alla FLM -Federazione Lavoratori Metalmeccanici (il sindacato unitario dei tre sindacati) - subì anche espulsioni dal sindacato “unitario” per le pratiche di lotta e le posizioni politiche sindacali che prese nei Consigli di Fabbrica contro la FIOM (CGIL) FIM (-CISL) e la UILM (-UIl)
Ma il rapporto con Piergiorgio Tiboni, sostenitore di un sindacato di base e conflittuale, è sempre stato improntato alla massima correttezza. Quando egli fondò la FLMU, e poi la CUB, ci siamo spesso trovati insieme nelle lotte in fabbrica e nelle piazze.

Con Piergiorgio Tiboni se ne va una parte importante del sindacalismo conflittuale che ha fatto la storia del movimento sindacale italiano.

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Via Magenta 88 Sesto San Giovanni

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Da PCL

Piergiorgio Tiboni per oltre mezzo secolo ha profuso la propria vita nelle battaglie sindacali del movimento operaio italiano e della sua avanguardia, con un ruolo dirigente. 
In particolare ricoprì il ruolo di segretario della FIM-CISL di Milano negli anni in cui quel sindacato rappresentava un fattore di contraddizione peculiare all'interno della CISL. Le posizioni controcorrente assunte dalla FIM-CISL milanese nei confronti della svolta dell'Eur di Luciano Lama, sullo sfondo dei governi di unità nazionale, incrociarono la volontà di resistenza di un settore di avanguardia del proletariato italiano di fronte alla politica di austerità e sacrifici portata avanti dalla burocrazia del PCI e dal suo braccio sindacale. 
Ma il giro di boa reazionario del quadro politico e sociale, cui l'unità nazionale spianò la strada - a partire dall'offensiva della FIAT dell'autunno '80 - mise all'angolo la FIM milanese e la sua anomalia. La CISL nazionale colse l'occasione per sbarazzarsi di questa presenza ingombrante procedendo alla espulsione di Tiboni. A quel punto Tiboni e una parte rilevante della FIM milanese, a partire da numerosi delegati e dirigenti, si assunsero la responsabilità di fondare la CUB. 

Come Partito Comunista dei Lavoratori, al di là di ogni divergenza di politica sindacale, consideriamo la CUB un sindacato classista, che organizza un settore importante dell'avanguardia di classe in contrapposizione alle burocrazie sindacali maggioritarie. In particolare riconosciamo alla CUB il merito di aver respinto e contrastato ogni capitolazione al padronato e ai suoi governi. Vogliamo ricordare in particolare un episodio: lo scontro in Alitalia nel 2008, passaggio cruciale di una nuova offensiva più generale contro il lavoro e i diritti sindacali, al piede di partenza della grande crisi capitalistica. Quella vicenda vide la CUB schierarsi controcorrente, con un ruolo di contestazione attiva e radicale di un accordo capestro che altre organizzazioni di fatto accettarono (compresa la futura USB). L'intervento del nostro partito in quella lotta, con la presenza attiva del nostro portavoce Marco Ferrando, vide al proprio fianco non a caso proprio la CUB-Alitalia. Non è stata una convergenza casuale. 

Piergiorgio Tiboni ha incarnato con la propria figura e con la propria storia il profilo classista della CUB. Per questo siamo certi che verrà ricordato dall'avanguardia dei lavoratori del nostro paese. Per questo rendiamo omaggio alla sua memoria esprimendo la nostra vicinanza alla CUB e al suo dolore.

 
Partito Comunista dei Lavoratori

 

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