L’anno appena trascorso ha visto un’intensificazione dello scontro politico, economico e commerciale tra le due maggiori super potenze mondiali: Stati Uniti d’America e Repubblica Popolare Cinese.

Archivio della CUB - 15 Aprile 2011 - La prima GIORNATA DELLA COLLERA a Milano

Non è infatti passata settimana, durante la quale non venissero annunciati dazi e misure protezionistiche adottate da uno dei contendenti in lotta. Questi avvenimenti, sono il prodotto della crisi economica internazionale, che tutt’oggi è lungi dall’essere risolta, e delle difficoltà nel rimettere in moto uno modello relativamente stabile di accumulazione capitalistica.
È all’interno di questo confronto internazionale che trovano senso da un lato il rallentamento dell’economia tedesca, trainata dalle esportazioni, che si ripercuote anche sul tessuto industriale italiano e dall’altro l’avvio di confronti militari in specifici teatri regionali come ad esempio in Medio Oriente. Rispetto a quest’ultimo aspetto, è bene fin da subito smascherare i reali interessi materiali che guidano le azioni di tutti i contendenti in lotta.
A questo proposito è di qualche giorno fa, l’ordine di Trump di uccidere una decina di persone tra le quali il generale iraniano Soleimani. Questo atto, non solo rischia di aggravare la situazione in un teatro bellico incandescente, ma potrebbe innescare l’avvio di un conflitto più aperto tra gli USA e la Repubblica Islamica dell’Iran, che per ora si era limitato al piano delle sanzioni economiche e commerciali.
Dentro questo caos planetario, i lavoratori, che da decenni stanno subendo un attacco senza precedenti alle loro condizioni di vita, stanno però tornando a muoversi in massa per reclamare diritti e libertà. Negli ultimi mesi abbiamo appreso come ad Hong Kong, a Kobane, a Santiago, ad Algeri, a Beirut, a Parigini milioni di giovani, di donne e di proletari si siano riversati nelle strade accumunati dal desiderio di scrollarsi di dosso regimi corrotti e dispotici o presidenti espressioni dei desideri delle classi dominanti.
Anche a prescindere dalle possibili sconfitte momentanee, siamo consapevoli che anche un leggero passo avanti in qualunque paese rappresenta una vittoria del movimento operaio nel suo complesso.

Oggi, dinnanzi a questi nuovi venti di guerra, non possiamo astenerci nel prendere una posizione netta a favore della pace e contro qualunque azione imperialistica da chiunque sia condotta.
A questo proposito, riteniamo necessario non solo sostenere qualunque iniziativa sarà organizzata nel nostro paese a favore delle pace, ma richiamare anche l’attenzione di tutto il mondo associativo, sindacale e politico nella consapevolezza che solo una mobilitazione di massa, che abbia al centro il mondo del lavoro, può e potrà evitare che la borghesia italiana partecipi nuovamente a qualunque avventura militaresca.

È necessario fin da ora mobilitarsi contro la guerra esterna”, con la consapevolezza che queste iniziative potranno risultare più incisive solo se sapranno collegarsi alle lotte che i lavoratori, su scala planetaria, stanno conducendo contro le “guerre interne” perpetrate dalle rispettive borghesie.
Gennaio, 2020

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