Cobas pt-CUB Milano - NEL DECRETO SULLE LIBERALIZZAZIONI SONO INCLUSE ANCHE LE POSTE. Ma non di liberalizzazione si tratta, bensì di PRIVATIZZAZIONE. Vediamo perché.

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NEL DECRETO SULLE LIBERALIZZAZIONI SONO INCLUSE ANCHE LE POSTE.

Ma non di liberalizzazione si tratta, bensì di PRIVATIZZAZIONE. Vediamo perché.
Poste, come tutti sanno, è costituita - grosso modo - da due settori principali: Bancoposta (servizi finanziari) e Recapito (raccolta e distribuzione della corrispondenza).

Ora, che il sistema bancario sia liberalizzato è sotto gli occhi di tutti: ogni istituto autonomamente decide le proprie politiche creditizie e finanziarie; alcuni offrono tassi d'interesse bassi; altri si affidano ad una “gestione del cliente” più personalizzata; quelli online, risparmiando sui costi di gestione, offrono tassi fino al 4,5%; alcuni si specializzano nel credito minuto, altri nel mare della speculazione, ecc. sono S.p.A. rette da consigli di
amministrazione, dividono gli utili, ecc.
Ma anche il sistema postale è già liberalizzato.
I pacchi sono consegnati (e non da oggi) dai grandi distributori, come UPS o TNT, sino ai piccoli appalti di provincia. La stessa corrispondenza, semplice o pregiata, è ad esempio fatta dalla TNT, che ne cura distribuzione, la consegna presso i propri uffici e raccolta.
LE CHIAMANO LIBERALIZZAZIONI, MA INTENDONO PRIVATIZZAZIONI!
Volutamente giocano con le parole. Tutte le privatizzazioni, infatti, si sono concluse con un regalo ai privati: lo spostamento di denaro dal pubblico al privato. Privatizzare le Poste significa solamente sostituire il “monopolio” pubblico con uno privato, in una logica “coerente” con l'assunto liberista in cui lo Stato deve ritirarsi dalle attività economiche della Res Publica perché diventi “patrimonio” del mercato da consegnare ai privati.
Ad oggi non si sa se le svenderanno a prezzo ridicolo o al loro “valore reale”: l'esperienza italiana propende per la prima ipotesi, tra risatine e brindisi di furbetti all'uopo costituiti.
Non di “solo” questo si tratta.
IL SUCCO DELL'OPERAZIONE PREVEDE LA SEPARAZIONE DI BANCOPOSTA (SPORTELLERIA) DAL RECAPITO; COSTRUIRE UNA S.P.A. SPECIFICA E FARNE UNA BANCA.
L'obiettivo è di mettere mani alla liquidità postale formata da libretti e buoni, raccolta su tutto il territorio nazionale da una porzione di popolazione vastissima, lavoratori e pensionati soprattutto di fascia medio-bassa. (si sa che i grandi investitori scelgono altri fondi per fare cassa, nonostante i tentativi da parte di Poste di accattivarseli diversificando le offerte: obbligazioni, azioni, assicurazioni, ecc.)
Gli effetti di questa operazione avranno ricadute anche nel settore del Recapito.
A quel punto, lasciato solo a competere in un Mercato in cui domina un mondo del lavoro precario, super sfruttato e sottopagato, verrà spazzato via, minacciando, e non a parole, massicciamente i nostri posti di lavoro.
NOI CI VEDIAMO UN DURO E PRECISO ATTACCO A TUTTO CIÒ CHE È PUBBLICO, E NON IMPRODUTTIVO; LE DUE COSE NON HANNO LO STESSO SIGNIFICATO.
Il liberismo avanza sottraendo al pubblico tutte le attività produttive: dalla chimica, ai trasporti, all'automobile (Alfa Romeo); dalla casa (abolite quelle popolari), alla previdenza (attivazione dei fondi pensione).
L'istruzione, con il finanziamento alle scuole private, e la sanità, con ospedali e cliniche private che ricevono
finanziamenti e rimborsi dallo Stato, sono ampiamente minacciate e sporcate dalla “libera” competizione tra privato e pubblico.
Un attacco generale, complessivo come si vede, che non si ferma a Poste ma investe tutto il mondo del lavoro, chiamando in causa un modello economico-sociale che non risponde più alle necessità della popolazione, ma anzi le comprime, le impoverisce, le esclude da un sistema che mostra evidenti i segni del fallimento.
NO ALLA DIVISIONE DI BANCOPOSTA DAL RECAPITO!
SI ALL'UNICITA' AZIENDALE!

Oggi il nostro posto di lavoro si difende respingendo la separazione aziendale!
Puntiamo sull'unità dei lavoratori, per avere più forza e capacità di decidere.
Basta con l'esercizio della “critica interna” a CGILCISLUILFAILSAILPUGL, questo ha fatto il suo tempo. I lavoratori non tarderanno a separarsi da gruppi dirigenti sindacali ormai squalificati e obbedienti solo alle logiche e agli interessi aziendali. I lavoratori impareranno presto a riconoscere “a pelle” i rappresentanti dei loro interessi, e abbandonare chi li inganna tirando in ballo “forze superiori” - l'Europa, il mondo ecc. - e nascondendo la propria subordinazione.

Gennaio 2012
Cobas pt-CUB Milano

 

 

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