La diffusione del virus si è estesa al mondo, è “incontrollata”, è dichiarata la pandemia!


Il contagio si propaga per contatti. Non è con misure securitarie contro chi passeggia o va a fare la spesa che si risolve il problema, questa è “colpevolizzazione di massa”, piuttosto il problema è la mobilità e le attività produttive a cui costringono decine e centinaia di migliaia di lavoratori, sacrificabili per la continuazione delle attività economiche (il profitto).
Si ammalano e muoiono i lavoratori, gli esposti. Secondo Governo e Aziende noi dovremmo, non chiudere tutte le attività per mettere in salvaguardia la vita nostra e delle persone, ma convivere con il virus...

Questa “visione sacrificale” va fortemente contrastata, a cominciare dai luoghi di lavoro, dove già decisive sono state le mobilitazioni (scioperi, astensioni, rifiuti...) per indurre le autorità a restringere ulteriormente le produzioni da tenere aperte. rivendichiamo il pieno diritto alla salute anche per i lavoratori di Poste Italiane attualmente costretti all'esercizio delle proprie funzioni.

Nel ribadire che il servizio pubblico erogato dalla stessa S.p.A. non rientra nella globalità delle prestazioni ritenute essenziali in questa fase di pandemia, reputiamo procrastinabile ogni attività attinente allastessa categoria visto che l'evolversi della situazione ha ormai assunto aspetti altamente preoccupanti in rapporto all'espansione rapida del fenomeno e che si arrivi in tempi brevissimi alla chiusura totale.
Noi diciamo che in questa fase di emergenza, “essenziale” deve essere sostituito da “indispensabile”.
Non è una questione di lessico ma di sostanza: neppure quanto riportato dalla legge 146/90 può essere accettato perché quella è in vigore in “situazioni normali”, che in emergenza devono ridursi al minimo “indispensabile”.
Pagamento delle 
pensioni con prelievo del contante prevalentemente presso gli ATM. PUNTO E BASTA.
In questo delicato momento è questa l’unica operatività degli uffici postali riveste carattere di servizio indispensabile per un limitato numero di giorni.
A maggior ragione che le banconote sono considerate veicolo di trasmissione del contagio.

Fino a quando però, nostro malgrado, saremo costretti a lavorare è essenziale lavorare in sicurezza.
In modo assoluto, senza deroghe. Su questa questione, sulla sicurezza, 
dobbiamo essere rigorosi: abbiamo ammalati, e purtroppo i primi morti, nostri colleghi: qui non ci possono essere leggerezze: vuol dire che dove non ci sono mascherine, guanti, gel, sanificazioni ecc, non si lavora, cioè non ci si espone al rischio contagio. La corrispondenza che non rientra nei servizi essenziali definiti ad oggi dall'Azienda non va portata fuori, non importa se già giacente: se non è essenziale, non si porta, al pari di tutti gli altri prodotti stoccati nelle aziende. Siamo in emergenza!
Esprimiamo la massima solidarietà alle famiglie dei colleghi deceduti.

ASTENSIONE: autotuteliamo la nostra salute, mandiamo a case il management aziendale.

22/03/2020


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