…..E’ morto ieri un altro portalettere, un lavoratore PRECARIO di 37 anni ed anche se non lo conoscevamo personalmente, questo ci basta per piangerlo e pensare alle persone a lui care.


Quello che invece non accettiamo è che venga archiviato come “ tragica fatalità” perché non lo è e non lo sono le migliaia di infortuni, più o meno gravi, che ogni anno si verificano in Poste Italiane.
L ‘Azienda fa partecipare i portalettere alla formazione sulla sicurezza, fornisce i DPI, ma nega nei fatti l’indissolubile legame tra infortuni ed organizzazione del lavoro che con i tagli dei posti di lavoro, il conseguente aumento dei carichi e le continue pressioni a cui i postini sono sottoposti, sono le cause principali dell’aumento dei ritmi, del conseguente calo dell’attenzione e quindi di maggior rischio infortuni.
Costretta per legge ad illustrare le norme a cui i lavoratori devono attenersi per limitare il rischio infortuni, è la stessa Azienda a far pressione sui portalettere per smaltire la corrispondenza, sostituire le unità mancanti con gli abbinamenti cosi che i postini escono con motorini stracarichi, con lo stress di dover consegnare tutta la corrispondenza nell’orario previsto, e questo aggiunto alle condizioni climatiche diminuisce la soglia di attenzione al traffico ed alla strada, ed i piu’ ricattabili sono , naturalmente, i CTD.
Anche per questo non si può accettare che vengano definiti “incidenti stradali” ma solo infortuni sul lavoro.
Contro tutto questo, per non dimenticare, continueremo a lottare !
 9 luglio 2019
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