I milioni di cittadini che usufruiranno del Reddito di Cittadinanza passeranno obbligatoriamente dalle Poste che è incaricata dal governo a consegnare le nuove carte.

Tre sono le Regioni dove più alta sarà la richiesta: Lombardia, Campania e Sicilia.
In queste
Regioni, ma non solo in queste, già oggi Poste affronta i servizi con personale insufficiente.
Il blocco del turn over, non può non incidere sulle prestazioni che gravano
sui pochi che restano e causano, già oggi, lunghe code, attese snervanti, mentre contemporaneamente si assiste a postazioni di sportelleria vuote, permanentemente vacanti per mancanza di personale.
E' con questa “forza” che Poste si avvia al nuovo servizio del
Reddito di Cittadinanza, preoccupandosi soprattutto dell'immagine e lasciando il servizio ad una sorta di “autodeterminazione”.
Lo sguarnimento della sportelleria, su cui graverà l’accoglimento delle domande per il Reddito di Cittadinanza, viene affrontato dai gruppi dirigenti nel modo classico, facendo ricorso ad una maggiore pressione sui lavoratori, ricorrendo allo straordinario, ai doppi turni, ma con le forze residuali della sportelleria, non si riesce a fare nulla di più.
Lo sguarnimento progressivo della sportelleria non è una distrazione aziendale, ma risponde ai piani privatistici di abbandonare i molteplici servizi ai cittadini per orientarsi e potenziare la sola produzione finanziaria.
Tifiamo per lo sfascio? Per nulla.
Noi, all'opposto, denunciamo pubblicamente il gruppo
dirigente di Poste di avviarsi allo sfascio, di fare scelte che conducono ad una ulteriore privatizzazione dell'Azienda e che, come altre Aziende prima di noi, da sempre muovono i loro primi passi attaccando e distruggendo i servizi pubblici, quelli destinati ai comuni cittadini.
Nel Recapito la riorganizzazione (?) del servizio dimezza i giorni di consegna, che da quotidiana diventa di 2-3 giorni la settimana, e si ripercuote sulla sportelleria con le cataste di posta “inesitata”, costringendo, di conseguenza, gli utenti a recarsi di persona negli uffici.
Questa riorganizzazione porta con sé la conseguenza immediata e netta di un taglio
di 15mila lavoratori.
E i servizi chi li fa?
Anche il palliativo delle esiguissime assunzioni,
che sembrano rispondere a qualche politico di turno più che ad un piano razionale di rilancio, non possono sostituire i tagli.
Con meno lavoratori o si rinuncia al servizio e lo si dismette, o si “provvede” con l'assunzione massiccia di lavoratori precari usa e getta.
E un'azienda che basa il suo funzionamento con una forza lavoro di personale precario, ricattato, sottopagato, senza diritti né prospettive di stabilizzazione, non ha futuro.

marzo 2019
CUB Poste

Collettivi Unitari di Base dei Lavoratori delle Poste
C.U.B. POSTE
Sede Nazionale: Viale Lombardia 20, 20131 Milano
–Tel 02-70631804-Fax 1782282030 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

C.F.97618680157

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