Chi ha voluto privatizzare le Poste, nel 2015, vendendo a banche e fondi bancari il 30% della proprietà economica dell'azienda, lo ha fatto dicendo che serviva «per diminuire il debito pubblico».

E, invece, il debito pubblico è più che raddoppiato. Oltretutto, i 3 miliardi ricavati dalla vendita di quel 30% sono stati subito bruciati, nel 2016, per compensare l'abolizione elettorale del l'imu. Ma, una volta fatti entrare i privati negli interessi finanziari delle Poste, che maneggiano 500 miliardi di euro l'anno in risparmi e altre operazioni, era logico aspettarsi che, per i cittadini e i lavoratori, le cose si sarebbero messe molto male.

La speculazione interna, infatti, per aumentare gli utili da spartire a questi azionisti, ha fatto sì che i prezzi dei servizi siano saliti alle stelle, mentre il personale è stato ridotto a livelli minimi mai visti, con un aumento sproporzionato dei precari.

E così è arrivata la vergognosa consegna della posta a giorni alterni, la chiusura degli sportelli e le soppressioni degli uffici postali, mandando in rovina il servizio pubblico, creando disagi su disagi, oltreché svuotando le tasche degli utenti. Altri effetti interni, collaterali, legati a questo sistema, come stress, infortuni e malattie dei lavoratori, si scaricano regolarmente sugli enti pubblici (sanità, inps e inail), nonché le indennità di disoccupazione per lo sfruttamento di migliaia di precari, mentre l'azienda raccoglie utili per i privati.

Per Slg-Cub Poste, dunque, la privatizzazione delle Poste è solo un danno, un grandissimo danno, economico e sociale, che deve essere denunciato sempre più, perché non si privatizzi ulteriormente, ma si torni alle Poste Pubbliche, per l'interesse collettivo e non di pochi.
L'invito alla riflessione è a chi ha il potere di intervenire, politico e giuridico, perché una infrastruttura così importante e significativa, per il servizio pubblico, non può creare questi danni, trascinandosi dietro un popolo intero. Ma l'invito è anche a chi ha l'interesse a bloccare questa situazione, per ripristinare un servizio di livello civile, alle associazioni di utenti e ai sindaci. Si va verso uno sciopero sociale, con la condivisione di chi vuole recuperare le Poste per il servizio pubblico e non per il profitto privato.

Gennaio 2019 

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