“...utile netto, incremento, balzo in avanti, ricavi in crescita”: così si esprime il CDA di Poste (Poste News n.6, luglio/agosto 2018). Un bel quadretto squarciato da una lama di verita: essi sono dovuti, scrivono, “ al calo dei numeri dei dipendenti e a una maggiore effiecienza”. Avete letto bene: i profitti sono dovuti ai tagli occupazionali!


Dunque si sono tolti la maschera ipocrita della restaurazione. L'aggiunta “maggiore efficienza” è un orpello che non si nega mai, è un dato soggettivo; ma provate a chiederlo agli abitanti delle piccole località a cui hanno chiuso l'ufficio postale, portando nuovo isolamento, e che l'AD promette che non si ripeterà (audizione alla Camera dei Deputati del 18 settembre 2018): e tutti a berla, giornalisti e parlamentari per primi;
provate a chiederlo ai cittadini che speriementano la consegna di posta a “ giorni alterni”, con bollette che arrivano dopo le scadenze e con ritardi che pagheranno dalle loro tasche; chiedetelo ai lavoratori a cui hanno raddoppiato i carichi di lavoro, spinto una flessibilità senza limiti, allungato i giri, imposto nuovi orari: chiedetelo insomma alla maggior parte della popolazione se il Piano di questo pugno di “tagliatori di teste” che risponde agli interessi parassitari degli azionisti a cui ha promesso per 5 anni larghi dividendi, sia soddisfacente, se risponde ai loro bisogni, se sentono più vicino l'azienda poste o se all'opposto viene vissuta con sempre maggiore distacco, che punta non sul servizio alla colletività ma sulla fidelizzazione dei clienti affiliati con ccp, postapay, poste mobile, assicurazioni, investimenti; dividendoli in due serie: gli uni meritevoli di attenzione, tappeti rossi, rose e chanel; gli altri in fila, anche ore, diseguali anche nell'attesa allo sportello per pagare la bolletta.

Ma il coro è ipnotizzato dalle consegne pomeridiane, serali, di sabato e domenica; dagli accordi con Amazon; i “nuovi mercati”; promettono persino assunzioni di giovani! e giù ancora a bere; “siamo i migliori, non abbiamo ostacoli né opposizione: c'è soddisfazione generale” - madama la marchesa.
Ma, dicevamo, pezzi di verità emergono nonostante i tentativi di sviare dalle vere emergenze sociali che hanno a cuore i lavoratori.

E la verità è delle più crude: i bilanci crescono solo se diminuisce l'occupazione. Altro che “innovazione”, “efficienza”, “geniali piani industriali”: il punto di caduta per i padroni è sempre lì: colpire i lavoratori;  diminuire i salari, tagliare l'occupazione.

E ora si pone il secondo problema. Problema serio. Come riuscire a trasformare queste verità non solo in denuncia ma in lotta, in riscossa, in azione. Perchè è certo che questo stato di cose non cambia senza l'intervento dell'attività umana, dei lavoratori. Lotta di classe e sciopero sono la nostra migliore risposta, la bussola su come orientarci.

I lavoratori dopo decenni di tradimenti sono sfiduciati ma non domi. Le nostre condizioni, di vita e di lavoro, possono migliorare solo insieme agli altri lavoratori in un vasto e possente movimento di lotta e di scioperi che sfugga al controllo confederale e si imponga nella sua più completa autonomia.

Settembre 2018, CUB Poste


Collettivi Unitari Di Base dei Lavoratori delle Poste
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