Noi consideriamo l'ancoraggio alle categorie la forma specifica della CUB, base stabile della sua forza.
Dire questo non significa che altri soggetti siano meno importanti (disoccupati, precari, studenti...) ma che la centralità della CUB, sindacato di classe, è tra i lavoratori che sono l'ossatura dell'organizzazione.

Partiamo dunque dalla nostra categoria, dai lavoratori postali, per portare alla vostra attenzione le lotte che ci sforziamo di fare sia contro le politiche aziendali (recapito a giorni alterni) che per il rinnovo del Contratto su basi opposte a quelle confederali in continuità con le politiche dei sacrifici, che contro la privatizzazione di un altro pezzo di servizio pubblico.

E se contro le politiche aziendali che colpiscono le condizioni di lavoro c'è già un sentire comune delle organizzazioni della CUB, così come su una piattaforma dei Contratti che deve rivendicare forti aumenti salariali e riduzione d'orario, sulle privatizzazioni occorre aprire un discussione. E' chiaro a tutti che le categorie da sole non sono in grado di arrestare simili processi: gli avversari molteplici e la somma di interessi ci dicono che abbiamo di fronte un modello di società più che una politica, per cui i servizi si devono pagare, e per chi non può vale tutt'al più uno straccio di intervento pubblico scadente. In sostanza l'attacco allo stato sociale oltre ad essere uno spostamento della ricchezza dai salari ai profitti, sono volte a demolire quelle conquiste ottenute dalle lotte dei lavoratori per una diversa qualità della vita. Per queste ragioni crediamo che un intervento contro le privatizzazioni deve avere un respiro confederale, dell'intera CUB.

Su altre due questioni, come CUB Poste, vogliamo dare un contributo a questa nostra quarta Assemblea nazionale:

1) - Sulla piattaforma e gli obiettivi della CUB;

2) - Sulla democrazia sindacale.

  1. Oggi il sindacalismo di base è una realtà incontrovertibile. Se sino a una decina di anni fa' l'egemonia, monopolio o dittatura, di cgil-cisl-uil era l'elemento da cui non si poteva prescindere, oggi le cose sono MOLTO diverse. La CUB riesce ad organizzare degli scioperi generali, a cui partecipano decine di migliaia di lavoratori, che non sono un fatto scontato ma il risultato di un tenace lavoro; un lavoro che tiene fermi i contenuti di classe in una piattaforma generale che offre una prospettiva per più vaste masse di lavoratori. Non c'è luogo di lavoro in cui è aperto un conflitto che non veda tra i protagonisti e gli organizzatori, il sindacalismo di base. In questa scuola i Cobas, in quella fabbrica la CUB, in quell'ospedale USB ecc ecc questo dato è oramai diventato STABILE nella situazione italiana. E' vero che cgil-cisl-uil mantengono una certa influenza sui lavoratori ma questa non deriva più dagli interessi che difendono ma dal ruolo di interlocutori permanenti di governo e parlamento, “corpo intermedio” interno e funzionale alla società capitalista.

La situazione economica, sociale, politica italiana è destinata a peggiorare stante gli attuali equilibri di forze. Nessuna soluzione potrà venire dagli attuali rappresentanti perchè essi hanno e rappresentano interessi opposti ai bisogni delle classi lavoratrici: via i Servizi perchè sono un costo; via le pensioni perchè antieconomiche; salari bassi per competere; introduzione di nuove forme schiaviste di sfruttamento, senza orario, ferie, malattia ecc. questa è la loro unica ricetta. Stiamo scivolando verso una fase di imbarbarimento delle condizioni di lavoro che non reggeranno questa continua cura del cavallo. Che esploderanno. La situazione è destinata a radicalizzarsi. Noi della CUB dovremo essere attrezzati per accogliere questa nuova fase all'insegna del conflitto sociale. La stessa “legalità concertativa” potrebbe saltare. Non sappiamo come si svilupperà ma gli scioperi cosiddetti selvaggi non saranno più un'eccezione; la stessa “autoregolamentazione” potrebbe saltare perchè non rispondente al livello di conflittualità che agiranno i lavoratori. E noi della CUB dobbiamo non solo tenerne conto ma adeguarci se vogliamo essere il sindacato di riferimento di vaste masse lavoratrici.

E la piattaforma e gli obiettivi su cui ci muoviamo ci sembrano all'altezza della situazione e che vanno incontro a questa esigenza.

Schematizzando: “la salute mai subalterna al profitto”;“contro le discriminazioni di sesso o razza”; no allo scambio salario/orario con occupazione, o occupazione con salute sono obiettivi di per sé difensivi, di resistenza ma che parlano dell'attuale fase; “aumenti salariali”, “riduzione orario”, “abolizione precariato” sono obiettivi offensivi, così come il diritto alla pensione, alla casa, alla salute, all'istruzione gratuita, al reddito per i disoccupati prefigura un'idea di società basata su valori diametralmente opposti all'attuale modello marchiati col fuoco del profitto.

2)Democrazia sindacale. Qui tre cose volevamo mettere in chiaro:

a) L'accordo del 10 gennaio 2014 sulla rappresentanza è stato scritto in funzione di prevenire il conflitto o mal che vada di contenerlo entro confini accettabili dai fautori della tregua sociale. Non è diretto, genericamente, contro il sindacalismo di base ma contro quello conflittuale. Esso tende all'omologazione di tutto il sindacalismo italiano schiacciandolo su quello confederale, considerato unico modello di rappresentanza.

b) Questo accordo infatti apre anche una ulteriore pericolosa involuzione democratica perché per ottenere i “diritti sindacali” diventa sempre meno determinante il numero degli iscritti (che tendono a diminuire nei confederali mentre aumentano in quelli di base): ora essi derivano esclusivamente dalla firma di quest'accordo. Viene messo per iscritto senza vergogna: se vuoi rappresentare i lavoratori devi prima firmare insieme a me un patto di non belligeranza, di pace sociale, cioè un impegno che una volta accettati gli accordi a livello centrale tu non possa più disconoscerli o lottare contro. Perciò vanno smascherati gli “ingenui” che firmano per “forza maggiore” o “perchè ce l'hanno chiesto i lavoratori”. La lotta di classe non è mai stata un pranzo di gala.

c) E quest'accordo arriva a fagiolo, in un periodo in cui il conflitto sociale tendenzialmente si radicalizza e che ci può aiutare a rompere le stesse forme della “legalità concertativa” , forme che non sono filosofia ma atti concreti che tolgono “poteri” ai lavoratori, che impediscono il diritto di eleggere liberamente le rappresentanze, che ora impedisce persino il diritto a partecipare per le elezioni delle RSU, che ha eliminato il diritto all'assemblea, che regolamenta lo sciopero, vincolandolo a tutta una serie di procedure che ostacolano l'azione libera, immediata e fulminea dei lavoratori, ossia depotenziandolo. E come possono i lavoratori non riconoscerle come “armi spuntate” e dunque da ripulire dai loro limiti se si vuole veramente intraprendere una lotta a livello della forza dei padroni? E' qui che noi dovremo misurare in un prossimo futuro la tenuta e la forza dell'organizzazione sindacale. Noi dovremo, da una parte certo rivendicare una nuova legge sulla rappresentanza ma senza farci illusioni, stante le attuali forze e maggioranze parlamentari; d'altra parte, ove possibile, far eleggere la RSA da tutti i lavoratori in modo da concretizzare la nostra rivendicazione di elezioni libere; ove questo non fosse possibile eleggeremo nostre RSA in alternativa alle screditate RSU, perchè non cadremo nella trappola di lasciare i lavoratori senza una rappresentanza di classe e conflittuale.

Il rafforzamento della CUB non è solo un fatto numerico. Questo conta perché ci dice qual'è la nostra presa sui lavoratori, quanti ne organizziamo, quanti ne rappresentiamo, come siamo percepiti, come lavoriamo ecc. La CUB non è solo piattaforma è anche organizzazione, è come si sta insieme, la qualità delle relazioni, la lealtà disinteressata, il bisogno che tutti concorrano al consolidamento e allo sviluppo di questa nostra organizzazione che ha l'ambizione di essere l'alternativa al cedimento sindacale italiano.

Pubblicato DICEMBRE 2016

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