I TAGLI alla SANITA', alle PENSIONI, alla prevenzione dai DISASTRI IDROGEOLOGICI, alla SCUOLA e ad altri importanti settori sociali, sono stati causati direttamente dalle privatizzazioni, attuate a raffica dai governi dagli anni 90 sino ad oggi, di tutte quelle strutture dello STATO che, guadagnando tanti soldi, finanziavano le casse pubbliche, garantendo i servizi sociali per tutti gli italiani.

Per capire di cosa si parla, ricordiamo solo alcune privatizzazioni di: banche (Credito Italiano-Unicredit, Comit-Banca Commerciale-Intesa, BNL, Banco di Roma, assicurazioni (INA Assitalia) e gruppi industriali (ENI, Finmeccanica, Enel, Italsider-Ilva, SME, Telecom, WIND, Autogrill, Autostrade).

Dunque, con la proprietà diretta e totale di queste aziende, lo Stato italiano prima era ricchissimo, perché incassava i loro utili e aveva i soldi per garantire la tutela del benessere a tutti i cittadini italiani.
Dopo queste privatizzazioni, invece, lo Stato si è trovato senza più soldi e perciò si è creato un grande buco finanziario, compensato dai governi responsabili con aumenti di tasse (dirette, indirette e occulte) e con tagli ai servizi sociali. Così, sono arrivati i ticket per la sanità, i tagli alle pensioni e ai servizi.
Inoltre, sempre per riempire l'enorme buco finanziario creato dalle privatizzazioni, i governi hanno chiesto più prestiti, causando il raddoppio del debito pubblico dai 1.151 miliardi di € del 1995 ai 2.171 miliardi di € del 2015, scaricando sugli italiani il peso di pagarlo con ulteriori tagli e tasse.

Le Poste finanziano lo Stato.
Anche le POSTE finanziano lo Stato, da anni, con i loro utili economici di centinaia di milioni di euro. Nel 2014 hanno versato interamente alle casse pubbliche 212 milioni di euro di utili netti e nel 2015 l'utile è arrivato a 500 milioni di euro. Ma il governo RENZI ha già venduto ai privati il 35,3% delle POSTE e, così, lo STATO ha perso 178 milioni di € di entrate, andate a questi privati (banche e altri).

Come se non bastasse, nel 2016 il governo ha girato un altro 35% delle POSTE alla Cassa Depositi e Prestiti, che così distribuirà gli utili postali anche ai suoi soci privati delle fondazioni bancarie.
Dunque, altri soldi in meno che entrano allo STATO e quindi in meno per sanità, pensioni e altro.

Inoltre, il servizio pubblico è sempre più ridotto e minacciato dalla politica speculativa del taglio ingiustificato del personale, con centinaia di uffici postali già chiusi in tutta Italia, obbligando così gli anziani a spostarsi di chilometri per cercarne uno aperto, e con la vergognosa consegna della posta a giorni alterni e rarefatti, accordata dai sindacati postali di Cgil, Cisl, Cisal, Ugl e Confsal, che sta danneggiando migliaia di abitanti di molti comuni italiani e gli stessi lavoratori delle POSTE.

Ma non è finita, perché il governo ha deciso di vendere ai privati anche l'ultima quota delle POSTE, ancora in mano allo Stato (il 29,7%). Così, la gestione dei circa 500 miliardi di euro l'anno, tra conti correnti e risparmi postali, passerà a chi si impossesserà di questa quota (banche e altri poteri forti).
La privatizzazione totale delle Poste, perciò, sarà una catastrofe sociale, perché lo STATO non avrà più i soldi necessari per tutelare le fasce deboli della popolazione, soprattutto famiglie e anziani.
Per denunciare questa devastazione sociale, per difendere i posti di lavoro, il servizio pubblico, il patrimonio economico nazionale e i diritti degli italiani

SLG-CUB e CUB Poste
organizzano tre giorni di mobilitazione, a Milano, in piazza Argentina, il 13-14-15 ottobre 2016, dalle 16 alle 19

CUB POSTE SLG-CUB
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