L'accordo sul “recapito a giorni alterni” va ritirato per la semplice ragione ragione che si propone di tagliare 20mila posti di lavoro, raddoppiare i carichi di lavoro per chi resta sino all'abolizione del servizio postale. Va sconfitto! Non ci sono vie di mezzo.


 

Nel nostro ultimo volantino dicevamo che una prima fase si è chiusa; che i lavoratori portalettere sono
stati l'asse portante delle mobilitazioni e indicavamo di continuare le agitazioni allo scopo di allargare il
fronte di lotta, intensificando gli scioperi della flessibilità, anche utilizzando quelli di cgil-cisl-uil e soci
minori.
Siamo ora in una seconda fase, più avanzata. Alle mobilitazioni delle Regioni del nord d'Italia si sono
aggiunte le Regioni maggiori del centro e sud (Campania, Sicilia, Puglia, Calabria, Marche, Abruzzo,
Sardegna) e in ben tre Regioni (Lombardia, Emilia Romagna e Liguria) i lavoratori hanno scioperato
astenendosi per un'intera giornata dal lavoro. Siamo cioè in piena agitazione!
La fase che si è aperta vuole che si risolva con la sconfitta dei piani aziendali, cioè con il ritiro del
“recapito a giorni alterni”, sia da parte aziendale che sindacale.
Non lo sottolineeremo mai abbastanza: l'accordo sul “recapito a giorni alterni” ha una sola ragione:
tagliare 20mila posti di lavoro e raddoppiare i carichi di lavoro per chi resta sino all'abolizione del servizio
postale. Va sconfitto! Non ci sono vie di mezzo.
Dobbiamo creare le condizioni per vincere una battaglia, vinta la quale anche le ipotesi di privatizzazione
sono destinate a segnare il passo. Non sono due temi distinti ma uno solo: la sconfitta del Piano recapito
è condizione del blocco di un'ulteriore vendita. Se passa l'accordo sul recapito passa la definitiva
privatizzazione dell'azienda, passa cioè la liberalizzazione sfrenata dei licenziamenti di massa, la
chiusura di uffici postali, la dittatura aperta di Caio, del mercato e del profitto. La sconfitta del Piano
recapito è condizione del blocco di un'ulteriore vendita.
Su questo dovremo essere tutti d'accordo, essendo solo teoria. Ma è sulla pratica che emergono le
differenze. Ed è qui che va misurata la seconda fase.
Noi crediamo che una lotta per essere vincente debba mettere sul piano tutta la sua forza, avvalendosi
dell'esperienza, utilizzare tutti gli strumenti per provocare più danno possibile all'azienda e la spinga a
piegarsi alla volontà dei lavoratori. Lo sciopero nazionale, da solo, isolato, solo per testimoniare non
funziona più. I lavoratori sono i primi a saperlo: se si resta a questi livelli non siamo davanti a nessuna
seria lotta ma ad un'ennesima presa in giro. Noi questa battaglia dobbiamo vincerla, non perderla!
Per recare più danno possibile all'azienda, bisogna colpirla nei suoi punti nevralgici, strategici: l'obiettivo
è bloccare le Poste in tutto il Paese, e indurla a ritirare il “piano recapito”.
Uno sciopero nazionale non basta! Lo sciopero va prolungato per 3, 5 giorni, per una settimana intera!
Utopia? Non più degli “abitanti di Fantàsia”, cgil-cisl-uil, che ingannano i lavoratori con la merce avariata
dell'azionariato popolare facendogli credere in una identità di interessi tra profitto e lavoro! No, scioperare
per più giorni non è un'utopia: è il segno della profonda sfiducia dei lavoratori nei loro stessi sindacati che
sentono che non andranno “fino in fondo”, così legati ai mille fili del potere; che sanno che prima o poi
molleranno, che firmeranno un altro “compromesso”, che non hanno nessuna mentalità di lotta seria,
essendo cresciuti nel consociativismo e nel collaborazionismo più sfrenato. Se non siamo ancora maturi
per una lotta di così lunga durata e di così duri sacrifici, in alternativa proponiamo 12-14 giorni di
sciopero, uno dopo l'altro, scioperi Regionali ma ininterrotti, (prima il Veneto, il giorno dopo la Campania,
quello dopo ancora il Lazio e via dicendo) per 14 giorni consecutivi di mobilitazioni e praticamente blocco
delle Poste in Italia.
Posta così la questione abbiamo molte più possibilità che cercare attraverso perditempo “tavoli di
trattative” di convincere (?) l'azienda a ritornare sui suoi passi.
Solo la lotta decide il futuro e il destino di noi lavoratori: questa è la verità incontrovertibile di secoli di
storia del movimento dei lavoratori.
Avanti con la lotta!

Settembre 2016  

Collettivi Unitari di Base dei Lavoratori delle Poste
C.U.B. POSTE
Sede Nazionale: Viale Lombardia 20, 20131 Milano
- Fax 1782282030 - Tel 3477602660
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