Possiamo dire che, dopo gli scioperi di straordinari e flessibilità che agitano i settori del recapito in larga parte d'Italia - quasi metà delle Regioni sono coinvolte - una prima fase si è chiusa.

I lavoratori portalettere hanno trainato la lotta, sono stati i protagonisti principali.


Alla base, la loro condizione di lavoro che è drasticamente peggiorata e la consapevolezza che a rischio non è “solo” la loro (doppia) zona, ma il posto di lavoro, e che pone nell'unico modo possibile la questione che hanno davanti:

l'accordo del recapito non si può migliorare ma solo respingere! Questo è quello che emerge nelle molteplici discussioni che abbiamo raccolto andando a fare volantinaggi davanti ai centri di recapito di molti uffici d'Italia.

Ed è la stessa ragione che divide noi da CGIL-CSIL-UIL e soci minori: noi siamo contro l'accordo loro sono per l'accordo; loro accettano i tagli occupazionali - magari mitigandoli con incentivi; loro accettano il raddoppio del carico di lavoro con le macrozone - magari motivandole con il calo dei volumi della corrispondenza

- Su entrambe le questioni fanno valere delle motivazioni, delle ragioni, è vero ma sono le ragioni dell'impresa, dell'azienda, non dei lavoratori. A noi interessa che il posto di lavoro, la fonte della nostra esistenza, resti un punto intoccabile; che i nostri salari ci permettano di vivere una vita decente (scuola per i figli, ferie, sanita’ e cultura...); che i nostri orari ci liberino tempo per dedicarci a rendere la vita
migliore; che la pensione sia un diritto derivante dal riconoscimento del contributo dato alla società dopo 30-35 anni di lavoro.


Questi sono gli interessi immediati dei lavoratori. Gli andamenti di Borsa non sono tra questi; la redditività dell'azienda neppure; le compatibilità del mercato neanche.
Proseguiamo. Sappiamo tutti che non siamo davanti alla solita riorganizzazione del recapito che sottrae di volta in volta un po' di diritti e tutele, ma ad un vero salto di qualità: questo accordo punta ferocemente a ridurre l'occupazione.

Noi lo abbiamo definito controriforma per sottolinearne la gravità, perchè spinge i suoi effetti sino alla fonte del nostro lavoro: peggiorando il servizio all'utenza, consegnando la posta un paio di volte alla settimana diventa facile far concorrenza Collettivi Unitari di Base dei Lavoratori delle Postea questa qualità del servizio con prezzi, cioè salari, più bassi, orari più lunghi, consegne quotidiane. Ed è proprio qui che punta il Piano Caio che ora deve rispondere anche agli azionisti: disfarsi del Recapito considerato “una palla al piede” o allinearlo agli standards dello sfruttamento moderno, quello che dei diritti, delle tutele e dei salari fa strage considerandoli “costi al di sopra delle nostre possibilità”(sic!) dunque da abbattere.
Un'ultima cosa ci preme sottolineare per rendere più chiaro il ruolo di CGIL-CISLUIL e soci minori sulla cessione di un altro 30% di quote. Non serve ribadire che noi lo avevamo denunciato in anticipo che se si andava sulla strada della cessione di quote poi il freno era impossibile metterlo. I furboni sindacali invece hanno lasciato passare, addirittura qualcuno applaudito, la quotazione in Borsa lasciandosi andare alla fantasticherie più varie come l'”azionariato popolare”, la “cogestione” e sciocchezze simili, e lasciando solo noi delle organizzazione della CUB insieme al Si Cobas manifestare davanti a piazza Affari il giorno della
quotazione tutta la nostra contrarietà. Oggi, rivendicare di non procedere con un'ulteriore vendita delle azioni è come chiedere al mercato e alle sue ferree leggi di fermarsi. Vorrebbero farci credere che il mercato nell'era del capitalismo più sfrenato possa fermarsi davanti ai processi di finanziarizzazione che ne costituiscono invece l'inevitabile sbocco E' chiaro che non basta dire no per spazzare via l'accordo. Bisogna mettere in campo una mobilitazione. Per prima cosa dobbiamo continuare con gli scioperi
degli straordianari e della flessibiltà, anche utilizzando quelli indetti da CGIL-CISL-UIL ecc., anzi, spingendo proprio loro ad indirli di continuo, mese dopo mese, sino a rendere ingovernabile il proseguimento delle “sperimentazioni”.
In secondo luogo dobbiamo preparare lo sciopero nazionale del recapito, solo mezzo per dichiarare apertamente e senza ambiguità la nostra contrarietà a questa “riorganizzazione-controriforma”; che ne chiediamo il ritiro; che ne rivendichiamo uno alternativo che parta dal presupposto di mettere al sicuro
l'occupazione, sancendone l'intoccabilità; e di investire sul settore del recapito aumentando non diminuendo la qualità del servizio; stabilizzando, non precarizzando l'occupazione.
Ma queste cose le possiamo affermare solo con lo sciopero nazionale.
Questo è il compito che i lavoratori più avanzati devono sentire come proprio.
Questo è quello che CUB Poste indica alle lavoratrici e ai lavoratori portalettere, alle nostre colleghe e colleghi.


Maggio 2016 CUB Poste

Collettivi Unitari di Base dei Lavoratori delle Poste
 
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