Il disastroso Piano sul Recapito portato avanti dall'AD Francesco Caio e sostenuto dalla complicità di CGILCISL-UIL e dai fiancheggiatori minori FAILP-SAILP-UGL, è stato concepito per ricondurre il lavoro del portalettere alla servitù più brutale: si accorpano le zone per tagliare i posti di lavoro; si aumentano i carichi di lavoro oltre ogni misura sostenibile,

trascinandosi dietro anche il pericoloso aumento dei rischi per la sicurezza; si riduce l'occupazione scaricando su chi resta il sovraccarico di lavoro; si aumentano le ore di lavoro per svolgere un lavoro non assorbibile nell'orario contrattuale; si aumenta la flessibilità operativa portandola a 14 ore “obbligatorie”...si sfascia il Servizio del Recapito perchè Caio, folgorato sulla via di Damasco, vuole finanziarizzare Poste, privilegiando i servizi finanziari a discapito di quelli postali, marginalizzandoli prima e svuotandoli di qualità, per poi mettere quello che resta sul mercato a concorrere con le agenzie private che abbattono i costi mantenendo bassi i salari e negando i diritti. E' bene saperlo che questa è la strada che lor signori stanno disegnato per noi.
Ma questo Piano, definito Strategico, ha delle enormi contraddizioni che ci dicono che è possibile
respingerlo. Esso ha grandi difficoltà di realizzarsi perchè oggettivamente impossibile far lavorare una persona per due. Lo hanno concepito sulla carta, partendo dall'esigenza fredda di tagliare posti di lavoro, ma nella realtà mostra subito la sua inapplicabilità. Là dove esso è stato “sperimentato” è un fallimento a cui tentano di correre ai ripari con i sabati lavorativi, gli straordinari, prestazioni extracontrattuali ecc.
In tutta l'Emilia Romagna, la regione che più delle altre è sotto il fuoco del furore aziendale, siamo vicini al collasso, con montagne di corrispondenza giacenti che non fanno che accumularsi ogni giorno che passa.
Qui il totale stimato degli esuberi è di oltre 1200 lavoratori!
Gli stessi sindacati che “a Roma” firmano come zerbini gli accordi, poi nelle periferie scalcitano, un po' perchè paraculi un po' anche perchè sotto la giusta pressione dei lavoratori che, impossibilitati a lavorare in  queste condizioni, non possono che far sentire tutta la loro disapprovazione. Il risultato è che dei “sei sindacati firmatari” ora solo “cinque” continuano, non avendo la UIL sottoscritto l'ultimo verbale.
Ma il segno che siamo davanti ad una scelta disastrosa che nulla ha a che vedere con la funzionalità del servizio ma solo con la volontà di tagliare posti di lavoro è nell' atteggiamento ondivago dell'azienda, segno di un disorientamento pericoloso: decide delle date di partenza e poi queste vengono spostate; decide di partire con le Regioni e ora opta per alcune provincie, segno d'un presappochismo che però se non sapremo incalzarla in modo deciso e serio, con proposte audaci e coraggiose, rischiamo di pagare.
E questo noi non dobbiamo permetterlo. La CUB Poste chiama tutti i lavoratori ad unirsi per respingere un Piano che non ha una sola ragione, che non sia lo smantellamento del Servizio, per essere anche solo discusso. Insieme, lasciando a casa la camicia sindacale, dobbiamo lavorare e batterci per preparare una risposta che dica inequivocabilmente come la pensiamo. Il 31 maggio lor signori si incontreranno per la solita “verifica”: noi dovremo sviluppare tutta la nostra capacità di lotta per un appuntamento che non può essere un “pranzo di gala”.
La lotta sta per cominciare e ha bisogno di tutta la nostra forza e di tutta nostra solidarietà.


NO AL RECAPITO A “GIORNI ALTERNI”
NO ALLO SMANTELLAMENTO DEL SERVIZIO
LOTTIAMO UNITI FINO AL RITIRO DELL'ACCORDO
PREPARIAMO LO SCIOPERO CONTRO IL PIANO RECAPITO
CUB Poste
Aprile 2016 Sede Nazionale Viale
Lombardia 20, 20131 Milano
Tel 02-70631804 - Fax 1782282030   Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  cubposte.altervista.org


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