Il Piano Caio sul “recapito a giorni alterni” è in evidente difficoltà: non c'è Regione in Italia, dove è stato applicato, che non sia un disastro per il servizio, incontrando ovunque la fiera opposizione dei lavoratori. Così è in Veneto, Toscana, Sicilia, Emilia Romagna, Lombardia, Abruzzo, Lazio.

I portalettere hanno capito più di chiunque altro la reale “posta in gioco”: siamo davanti ad una
riorganizzazione del recapito concepita esclusivamente con l'idea di tagliare massicciamente
posti di lavoro, di marginalizzare il Recapito e di dismetterlo definitivamente, cioè sopprimendo
la nostra “fonte di lavoro”.
Per questo l'abbiamo definita più volte controriforma.

Anche i sindacati, quelli stessi che hanno firmato e accettato questi infami accordi, sono costretti
a correre ai ripari sotto l'incalzare dei lavoratori, e cominciano a barcollare. Nelle periferie CGILCISL-
UIL e soci minori, indicono prime mobilitazioni, lo sciopero della flessibilità, e alcuni, come
in Lombardia, si spingono sino alla proclamazione di uno sciopero per il 23 maggio. Ma è
evidente a tutti che non può essere uno sciopero regionale a fermare questo disastro; i tagli
all'occupazione sono in tutte le Regioni; il “recapito a giorni alterni” è previsto in tutte le Regioni.
Il Piano è nazionale non Regionale.
Ma andiamo oltre.

Noi, che facciamo della ripresa della lotta il cuore della ricostruzione del sindacato, non
possiamo salutare positivamente questi che sembrano dei ripensamenti .
Sullo sciopero dobbiamo fare chiarezza e precisare esattamente quali contenuti dovrebbe avere
la lotta: ritiro dell'accordo, questo deve essere il cuore del contenuto dello sciopero, se non
vuole essere una strumentalizzazione.

Ma CGIL-CISL-UIL e soci minori possono scioperare contro il “recapito a giorni alterni”? E' qui il
nocciolo che ci fa capire che siamo davanti all'ennesima buffonata . Ebbene, CGIL-CISL-UIL e
gli altri non possono più scioperare contro un accordo che hanno già firmato, pena delle
pesanti sanzioni; possono scioperare solo per far applicare quell'accordo: questo è il frutto
avvelenato dell'intesa sulla rappresentatività del 10 gennaio 2014 e che la CUB non ha firmato
perché liberticida, volto ad annullare l'autonomia, l'agibilità e le libertà sindacali.

Siamo davanti quindi ad uno sciopero falso, da smascherare. A cominciare da quelli con
la penna in mano e il culo sulle poltrone”.

Ma l'esigenza di una risposta forte, energica, coraggiosa, al livello dello scontro è necessaria, ed
è interamente in piedi.

CUB Poste dichiara che indirà anche da sola lo sciopero nazionale e che lo farà quando i
lavoratori decideranno che è il momento di farlo. Non lo indirà per appuntarsi delle medagliette.
Lo sciopero è sacro e non va svuotato con manfrine o minaccette; resta lo strumento, meglio
l'arma di lotta dei lavoratori, inventato dalla creatività dei lavoratori, da usare contro lo strapotere
padronale e gli attacchi aziendali. CUB Poste non può che mettersi a disposizione dei lavoratori.

Sino ad allora la nostra lotta proseguirà con il rifiuto degli abbinamenti e degli straordinari, la
convocazione di assemblee, di petizioni, di fermate spontanee insomma di tutto ciò che ha
bisogno una lotta per risultare vincente.

Maggio 2016

CUB Poste
Collettivi Unitari di Base dei Lavoratori delle Poste

Sede Nazionale: Viale Lombardia 20, 20131 Milano - Fax 1782282030 - Tel 3283383306 -
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