cub poste ccnlPer valutare un Contratto di lavoro, occorre individuare bene e con precisione gli elementi essenzialistrutturali, da quelli secondari.
E l'elemento chiarificatore di un Contratto è il salario.

Tutti gli altri “diritti” per quanto importanti sono subordinati e perdono di valore se non sono sostenuti dal principale elemento che discrimina sulle condizioni di esistenza di intere masse lavoratrici.


Per questo la CUB insiste nel ribadire che al centro nuovo Contratto deve esserci una vera rivendicazione salariale:

 aumento di 300 euro al mese per tutti;
 raddoppio dei ticket mensa;
 ripristino degli scatti biennali di anzianità.

Si apre anche la questione della riduzione graduale dell'orario di lavoro, sino a portarlo a 32 ore settimanali, per contrastare la disoccupazione, parare i tagli occupazionali e come misura di libertà dei lavoratori. Ne vanno dimenticate almeno altre due “emergenze”:
 flessibilità solo con il consenso del lavoratore;

 ripristino completo del diritto alle ferie.

Ma non è solo per ragioni “etiche” o “sentimentali” che è giusto mettere al centro del rinnovo contrattuale un forte e decisivo aumento salariale.


Vediamo perché.
I salari medi nei paesi europei sono di 32.400 euro annui.
In Italia i salari medi sono di 28.000 euro, superiori a Spagna (25.000) e Grecia (20.100) ma minori di Germania (44.800), Francia (36.700), Inghilterra (58.300), Svezia (59.900).
E in questi paesi non si lavora di più.
Se un occupato in Italia lavora in media 1752 ore annue, in Germania si lavora 1397 ore annue, in Francia 1479, in Inghilterra 1654, in Spagna 1685. Il record lo detiene la Grecia con 2034 ore annue (fonte OECD).


In Italia un'ora di lavoro è pagata in media 16,50 euro lorde, in Germania 32,10, in Inghilterra 32,25, in Spagna 15,19, in Grecia 9,89.

In Europa il potere d'acquisto dei lavoratori negli ultimi 5 anni è caduto di oltre il 3%: in Italia è crollato del 10%!

Le politiche dei sacrifici non hanno risolto alcuno dei problemi che le avevano “motivate”: non hanno garantito la tenuta della condizioni di vita, non hanno aiutato a risolvere la disoccupazione, non hanno reso più giusto ed “equilibrato” il sistema. Si sono all'opposto ampliate le diseguaglianze,
la povertà tocca fasce sempre più ampie di lavoratori (giovani, precari ecc.), le pensioni sono state maciullate.

Questa strada, che è più giusto definire bancarotta, va abbandonata.
Basta con la pratica di chi ci porta un Contratto già confezionato e firmato - basta con le falsità del “non si poteva ottenere di più”, in un paese che salva le banche con i soldi dei risparmiatori !

 

Lavoratori, Colleghi,
facciamo del rinnovo contrattuale, con al centro forti aumenti di salario, il terreno di
unione per un fronte di lotta che strappi ai padroni parte del bottino intascato negli
ultimi anni di rapina sociale.


Febbraio 2016

 

Collettivi Unitari di Base dei Lavoratori delle Poste

 

 

 

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