SONO DISPONIBILI PRESSO LE SEDI DELLA CUB IN VERSIONE BILINGUE: INGLESE, FRANCESE, RUSSO E SPAGNOLO. A BREVE SARA' PRONTA LA VERSIONE IN ARABO.

PRENDI IL DOCUMENTO IN ITALIANO

PRENDI IL DOCUMENTO IN INGLESE

PRENDI IL DOCUMENTO IN FRANCSE

PRENDI IL DOCUMENTO IN SPAGNOLO

PRENDI IL DOCUMENTO IN RUSSO

PRENDI IL DOCUMENTO IN RUMENO

 

I Contratti nazionali

PERCHÉ QUESTA PUBBLICAZIONE

Da anni è in corso una devastante campagna sull'obbligo di piegare i comportamenti di chi lavora al dio mercato con le imprese e i governi che sono i sacerdoti deputati a vigilare sul rispetto di questa religione. La campagna ha portato masse sempre più crescenti di lavoratori e lavoratrici a perdere la cognizione dell'esistenza di diritti e tutele, della stessa Possibilità di farli rispettare o di migliorarli.

La campagna padronal-governativa si è sviluppata e ha avuto successo grazie anche al ruolo complice dei sindacati concertativi (cgil-cisl-uil e ugl) e all'atteggiamento di troppi lavoratori "rassegnati" o illusi sulla Possibilità di "salvarsi" individualmente. Con questa pubblicazione vogliamo richiamare alla memoria e all'agire collettivo le tutele, i diritti previsti dalle leggi e dalle norme dei contratti nazionali per fornire a quadri, militanti e lavoratori lo stato delle normative che regolano il rapporto di lavoro.

Uno strumento a disposizione di quanti non sono rassegnati e sono disponili a sviluppare con la Cub una azione di contrasto alle politiche liberiste e all'obbiettivo di alzare i livelli di tutela dei lavoratori e delle lavoratrici a partire dagli ambiti lavorativi.

 

Tutele e regole previste da leggi e contratti nazionali

CENNI STORICI

Il lavoro salariato.
Il lavoratore non è proprietario dei mezzi di produzione (macchine, attrezzi, materie prime, officina, conoscenze tecniche relative al prodotto, al ciclo e risorse finanziarie), ma si limita a vendere per denaro il proprio lavoro al padrone.
Quando il padrone vende il prodotto realizzato dal lavoratore, paga i dipendenti, l'acquisto di beni e servizi necessari alla produzione, l'acquisto delle materie prime o dei semi-lavorati, gli interessi sui debiti contratti, gli oneri finanziari e trattiene per sé una parte che si chiama profitto.
Il profitto deriva, dunque, dall'appropriazione del lavoro da parte di chi mette il capitale nell'impresa (il capitalista), e dalla sua realizzazione sul mercato.

Lo sfruttamento del lavoratore nel corso della storia.
Lo sfruttamento del lavoro è avvenuto, nel corso della storia, attraverso rapporti di produzione molto diversi tra loro: il rapporto schiavistico, nel quale la figura del produttore (lo schiavo) era asservita al padrone e non godeva di alcuna Libertà ; il rapporto di produzione feudale medievale, nel quale la figura del produttore (il servo della gleba) era legata alla terra, cioè al principale mezzo di produzione, non era libera di muoversi e di scegliere per chi lavorare, e il padrone si appropriava direttamente della maggior parte dei prodotto; infine il rapporto di produzione capitalistico, nel quale la produzione, avviene mediante un ?½libero scambio?? fra l'operaio ed il capitalista, detentore dei mezzi di produzione, che offre la retribuzione in cambio della forza lavoro.

La Libertà del lavoratore è solo formale: egli non è legato al padrone o alla terra da catene o da privilegi feudali, ma i suoi bisogni di vita, il modo di produzione e la struttura sociale lo costringono ad accettare uno scambio.

Tale scambio, nel momento in cui i lavoratori hanno conquistato la Possibilità di stabilire norme, ha dato luogo ad un contratto tra chi offre un lavoro e chi se ne appropria retribuendolo.
Il contratto di lavoro è dunque lo strumento giuridico che consente all'imprenditore l'utilizzazione della forza lavoro dietro pagamento di una retribuzione pattuita.
La contrattazione del prezzo della forza lavoro è una delle motivazioni fondamentali per cui la classe lavoratrice ha sviluppato proprie organizzazioni.

La causa del contratto di lavoro, pur consistendo sempre nello scambio formalmente libero tra retribuzione e forza lavoro, ha subito però mutamento dei rapporti di forza fra classe operaia e classe imprenditoriale.
Nel vecchio Codice Civile italiano del 1865, il contratto di lavoro era considerato un tipo particolare di contratto di locazione: l'imprenditore prendeva in affitto la forza lavoro dell'operaio come avrebbe potuto prendere in affitto una casa o una macchina.
La causa del contratto, cioè la funzione economico sociale che l'ordinamento gli attribuiva, era esclusivamente quella di consentire lo sfruttamento illimitato della forza lavoro.

Nel Codice Civile del 1942, la causa del contratto di lavoro viene distinta e separata nettamente da quella del contratto di locazione; il contratto di lavoro ha, secondo il nuovo Codice, la funzione specifica economico sociale di inserire il prestatore di lavoro nell'organizzazioneaziendale e di costituire un rapporto gerarchico fra imprenditore e lavoratore: ?½è prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell'impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell' imprenditore??.

La Costituzione Repubblicana (art. 35-38), pur senza riformare radicalmente l'organizzazione gerarchica dell'azienda e il sistema di produzione capitalistico, ha notevolmente arricchito di contenuto la causa del contratto di lavoro, attribuendogli la funzione preminente di liberare il lavoratore dal bisogno e di assicurargli tranquillità economica e dignit sociale. Questa duplice funzione della retribuzione spiega perché essa sia dovuta non soltanto per i periodi di lavoro effettivo ma anche per i periodi di sospensione del lavoro (malattia, ferie, assemblee, ecc.).

Nel contratto di lavoro si scontrano l'interesse dell'imprenditore ad utilizzare la forza lavoro secondo le esigenze dell' impresa, estraendone profitto, e l'interesse dei lavoratori alla sicurezza economica, al miglioramento professionale e ad una esistenza in cui possa esprimere se stesso e soddisfare i propri bisogni.
A partire dalla met del 19° secolo, i lavoratori organizzati nei sindacati, impongono agli imprenditori, per mezzo dello sciopero, la contrattazione collettiva dei salario.

I Contratti Collettivi non determinano la retribuzione di ogni lavoratore, ma stabiliscono il livello al di sotto dei quale la retribuzione non può scendere.

Incomincia così ad affermarsi il futuro principio della "giusta retribuzione", contenuto nell'art. 36 della Costituzione, dove si afferma il diritto di ogni lavoratore ad una retribuzione "sufficiente ad assicurare a sé ed alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa".
Ma non esiste una ?½giusta retribuzione??: esiste soltanto il livello generale di tenore di vita raggiunto in un determinato tempo ed in un determinato luogo dalla classe dei lavoratori salariati.

Il lavoratore può vantare altri diritti previsti dalla legge; alcuni di questi, in particolare quelli sindacali, sono stati conquistati gradualmente nel corso del tempo.

 

DIRITTI SINDACALI E SCIOPERO

I lavoratori difendono i propri interessi anche in maniera diretta, provvedendo a unirsi in organizzazioni, i sindacati.
La Costituzione riconosce ai lavoratori la Possibilità di auto tutelare i propri interessi nei confronti dei datori di lavoro.

Due sono gli strumenti previsti per l'esercizio delle rivendicazioni collettive dei lavoratori.

Il diritto di sciopero.
Per sostenere le loro rivendicazioni i lavoratori dispongono di un importante strumento di autotutela: lo sciopero. Lo sciopero è l'astensione totale e/o parziale dal lavoro di gruppi di lavoratori per la tutela dei loro interessi collettivi.

I lavoratori sospendono la loro attivit lavorativa, provocando l'interruzione della produzione con conseguenze economiche per i datori di lavoro.
Questo strumento della lotta sindacale è utilizzato sia come mezzo di protesta sia per costringere la controparte ad accogliere le rivendicazioni.

L'articolo 40 della Costituzione riconosce, infine, in modo espresso lo sciopero, qualificandolo come vero e proprio diritto.

In quanto diritto costituzionale, lo sciopero non può essere in nessun modo soppresso o limitato dalle leggi dello Stato: inoltre, esso non costituisce un inadempimento del contratto di lavoro, visto che il suo esercizio va a determinare solamente una semplice sospensione del rapporto e degli obblighi che gravano per le parti, ma non giustifica la risoluzione del contratto stesso.

La Libertà di associazione sindacale. È prevista dall'articolo 39 della Costituzione, il quale stabilisce che l'organizzazione sindacale è libera.

Per dare attuazione ai principi costituzionali in materia sindacale è stata inoltre emanata la legge 300 del 1970, meglio nota come "Statuto dei lavoratori", il quale rappresenta il primo vero intervento statale a sostegno e tutela dell'attivit sindacale dei lavoratori.

La legge si propone due obiettivi principali:


a) tutelare la Libertà e la dignit del lavoratore (libera manifestazione di pensiero, divieto di utilizzo per i datori di lavoro di guardie o impianti per la vigilanza dell'attivit dei dipendenti, divieto di indagine sulle opinioni politiche, religiose e sindacali ai fini dell'assunzione);

b) assicurare la Libertà sindacale all'interno dei luoghi di lavoro(diritto di costituire i sindacati, divieto di atti discriminatori di tipo retributivo e non, reintegrazione nel posto di lavoro del lavoratore illegittimamente licenziato).

 


LA SALUTE NEL POSTO DI LAVORO:
UN DIRITTO DA TUTELARE

 

Il lavoro sottopone ogni lavoratore al rischio di infortuni e malattie professionali.

Come difendersi? La salute è un diritto indisponibile e quindi va difesa sia individualmente che collettivamente, attraverso la forza che viene dalla lotta sindacale.

La salute, tuttavia, non è solamente un bene personale: è un bene che riguarda tutta la società , e viene tutelata dalla società con apposite leggi.

Di conseguenza accanto al diritto all'iniziativa sindacale, in tema di salute e sicurezza ogni lavoratore ha il diritto di far applicare le leggi vigenti.

 

Per il nostro Paese, quali sono le leggi più importanti?

Bisogna anzitutto partire dalla Costituzione (art. 32: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettivit ") e dal Codice Civile (art. 2087): "L'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarit del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrit fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro".

L'attuazione di questi principi è stata realizzata attraverso una serie di leggi degli anni '50 e lo Statuto dei Lavoratori del 1970 (art.9).

Infine, le normative di ispirazione europea accolte nella Legge 626 sono ora coordinate con le leggi precedenti nel nuovo Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (Decreto Legislativo n° 81 del 2008), modificato dal D.Lgs. 106 del 2009.


A Milano, Viale Lombardia, 20 ( 02 70634875) è operativo lo sportello per assistenza e consulenza su Salute ed Ambiente il Mercoledì ì dalle 15 alle 18.

 


COOPERATIVE E SOCI LAVORATORI

 

Il socio lavoratore di cooperative instaura due rapporti, uno associativo ed uno di lavoro pertanto occorre tener conto di quanto stabilito dallo statuto e dal regolamento oltre che delle norme contrattuali.

È importante che, al momento dell'adesione alla cooperativa, si faccia consegnare lo statuto e il regolamento in quanto essi determinano aspetti importanti del rapporto con la cooperativa.
Il regolamento non può contenere deroghe peggiorative rispetto al trattamento economico minimo del contratto. Al socio lavoratore deve essere garantita una retribuzione non inferiore ai minimi contrattuali per quanto riguarda la retribuzione di livello (tabellare o di qualifica, contingenza, EDR), le norme del contratto che prevedano voci retributive fisse, quali numero delle mensilità e gli scatti di anzianit , a fronte delle prestazioni orarie previste dagli stessi contratti di lavoro (orario contrattuale).

Sussiste il diritto agli istituti normativi previsti per la generalità dei lavoratori (TFR, ferie, etc..).

Il rapporto di lavoro è susseguente a quello associativo e pertanto ".. si estingue con il recesso o l'esclusione del socio deliberati nel rispetto delle previsioni statutarie ed in conformit con gli articoli 2526 e 2527 del codice civile".


Pertanto il licenziamento va contrastato in via preliminare con ricorso contro il provvedimento di esclusione dalla cooperativa entro 60gg al tribunale di competenza Legge Fornero - Tipi di contratto legge 92/2012

 

Share this post
FaceBook