Il 2 e 6 ottobre sono emanati due decreti che interessano i lavoratori licenziati e dimessi ai quali Fornero ha scippato la pensione; il primo riguarda il proseguimento della mobilità per il 2012 e il secondo riguarda la nuova platea dei 55.000. Vediamo di cosa si tratta.

 

Proseguimento mobilità 2012

Il governo in data 5 gennaio 2012 aveva emanato un decreto col quale era concesso l'allungamento della mobilità per il periodo della finestra di 12-15 mesi ai lavoratori in mobilità che rientravano nella deroga. Tale decreto autorizzava la copertura solo per il 2011.
Con il decreto n° 68225 del 2 ottobre 2012 il governo autorizza il prolungamento della mobilità per i 3494 lavoratori che maturano il diritto alla pensione entro il 31 dicembre 2012 e per il periodo che va dalla vecchia finestra di 3-6 mesi alla nuova finestra di 13 mesi.
Questo decreto era atteso già dall'inizio dell'anno in quanto molti lavoratori ai quali era scaduta la mobilità da gennaio si erano visti senza sussidio. Per il 2013 si dovrà attendere un nuovo decreto.

Decreto 55.000
Venerdì 5 ottobre il Governo ha firmato il nuovo decreto per ulteriori 55.000 lavoratori licenziati che avranno diritto alla deroga.   Le nuove regole di pensionamento sriguarderanno:

a) i lavoratori per i quali le imprese abbiano stipulato in sede governativa entro il 31 dicembre 2011 accordi con utilizzo di ammortizzatori sociali anche se  alla data del 4 dicembre 2011 gli stessi lavoratori ancora non risultino cessati dall'attività lavorativa e collocati in mobilità  i quali in ogni caso maturino i requisiti per il pensionamento entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobilita di cu ove prevista, della mobilità lunga.

b) nei limiti di ulteriori 1.600 soggetti rispetto a quanto indicato dall'articolo 6 del citato decreto ministeriale del 1° giugno 2012 ai lavoratori che, alla data del 4 dicembre 2011, non erano titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore  ma per i quali il diritto all'accesso ai predetti fondi era previsto da accordi stipulati alla suddetta data e ferma restando la permanenza nel fondo fino al sessantaduesimo anno di età;

c) ai lavoratori che, prima del 4 dicembre 2011, siano stati autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione, che perfezionano i requisiti anagrafici e contributivi utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente alla data di entrata in vigore del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, nel periodo compreso fra il ventiquattresimo e il trentaseiesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge;

d) ai lavoratori di cui all'articolo 6, comma 2-ter, del decreto-legge n. 216 del 2011 che risultino in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, in base alla disciplina pensionistica vigente prima della data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 201 del 2011, avrebbero comportato la decorrenza del trattamento medesimo nel periodo compreso fra il ventiquattresimo e il trentaseiesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011.



2. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto sono definite le modalita' di attuazione.

L'INPS provvede al monitoraggio, sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro, delle domande di pensionamento presentate dai lavoratori di cui al comma 1 che intendono avvalersi dei requisiti di accesso e del regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore citato decreto legge n. 201 del 2011. Qualora dal predetto monitoraggio risulti il raggiungimento del limite numerico delle domande di pensione determinato ai sensi del comma 1, il predetto ente non prenderà in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzate ad usufruire dei benefici previsti dalla disposizione di cui al comma 1."

In pratica per i lavoratori in mobilità si fa riferimento ad accordi stipulati entro il 31-12-2011 anche se non sono ancora i mobilità. È evidente il riferimento all'accordo di Termini Imerese che riguarda 600 lavoratori che non sono ancora in mobilità, o all'accordo dell’Irisbus.
Per tutti gli altri si tratta di una ulteriore minima estensione che copre solo una piccolissima parte degli esclusi. Su questi 55.000 occorrerà capire come sarà formato l'elenco, così come è avvenuto per i 65.000, e per questo occorrerà aspettare ancora un pò.
Adesso il decreto dovrà essere pubblicato sulla gazzetta ufficiale.

Una breve sintesi della situazione odierna dopo l’uscita dei due ultimi decreti
La riforma delle pensioni Fornero, con l’innalzamento secco e generalizzato dell’età di conseguimento della pensione, ha creato un notevole problema ai lavoratori licenziati e/o dimessi, che si son trovati senza ammortizzatori e senza pensione.
Inizialmente il governo intendeva tutelare esclusivamente chi era in mobilità per accordi precedenti il 4 dicembre 2011 oppure erano autorizzati al versamento di contributi volontari prima del 4 dicembre 2011; successivamente, con il decreto del giugno 2012, il governo allargava la platea a 65.000 ma restringeva la tutela a coloro che erano in mobilità il 4 dicembre 2011 o coloro che avevano pagato almeno un contributo entro la stessa data. Venivano aggiunti poi due altre tipologie di derogati, cioè coloro che sono stati licenziati sulla base di accordi individuali o collettivi i quali però dovranno certificare la loro situazione entro novembre 2012.

Nel mese di settembre l’inps ha mandato ai 65.000 una lettera nella quale certifica la loro presenza tra i derogati. Tale iter si concluderà a gennaio 2013 data nella quale l’inps dovrebbe formalizzare l’elenco definitivo dei 65.000.

Per i 55.000 l’iter inizia adesso in quanto entro 60 giorni dovrà essere emanato un ulteriore decreto per le modalità di attuazione.

Un breve commento
Come si nota tutta la vicenda è abbastanza complicata.
La battaglia che abbiamo iniziato fin dai primi mesi del 2011 (quando tutti i partiti e cgil cisl uil dormivano) aveva ed ha l’obiettivo di consentire a tutti i lavoratori espulsi dalle aziende a vario titolo di andare in pensione con le vecchie regole in vigore prima della legge Fornero.
Per fare questo è necessario modificare la legge sulle pensioni.
Invece di fare questo i partiti ( che l’hanno votata e i sindacati che non l’hanno contrastata) continuano a fare piccoli aggiustamenti che però non serviranno per dare risposte concrete a tutte le migliaia di lavoratori molti dei quali saranno comunque “fregati”

Per informazione sull’argomento rivolgersi alla  Cub presso la sede di Legnano.

 

 

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