Finalmente, dal 2015 a tutta la Pubblica Amministrazione è stato concesso, dopo 4 anni di blocco, mettere finalmente risorse per gli scatti stipendiali dei lavoratori.

In Università gli scatti, nonostante l’annunciato sblocco dei fondi, sono ancora attesi da tutto il personale che fa funzionare le segreterie, i servizi agli studenti e tutte le strutture di supporto alla didattica e alla ricerca.

 


Il Rettore e il Direttore Generale, dopo iniziali prese di posizione favorevoli sul tema, sostengono ora che i Revisori dei Conti siano entrati nel merito della quantificazione delle risorse apportando un taglio del 65% all’importo che avevamo posto a base della nostra richiesta: € 240.000,00 pari ad una media € 47 mensili lordi per ciascun dipendente. Sempre i Revisori sosterrebbero che questi soldi vanno allocati sulla quota variabile del fondo.

Da ciò scaturisce che gli aumenti saranno irrisori e distribuiti sulla base di una valutazione che negli anni ha dimostrato la sua iniquità. Inoltre, la parte pubblica ha espresso la ferma volontà di NON consentire la possibilità del riconoscimento di scatti economici per tutto il personale.

Inoltre, l’Amministrazione di UniBg sta preparando un nuovo sistema di valutazione del personale che introduce criteri di comportamento organizzativo individuale non verificabili, discrezionali e che non garantiscono quella “oggettività delle metodologie, trasparenza e pubblicità dei criteri usati e dei risultati” previsti dal CCNL.

Certo una valutazione così pensata non premierà gli sforzi collettivi che tutto il personale ha ampiamente dimostrato di sostenere per il successo dell'Ateneo di Bergamo. Questi criteri sembrano infatti più pensati per mascherare l'incapacità di organizzare il lavoro, con il conseguente spreco di energie, da parte dei vertici dell'Ateneo o come pretesto per una fantomatica "caccia al fannullone", che per premiare davvero il merito.

Tutto questo avviene proprio in un'Università che ottiene insperati successi (15 milioni di avanzo di bilancio, 5 milioni di Fondo ministeriale in più ogni anno) proprio grazie anche agli sforzi di un personale tra i più sottodimensionati di tutta Italia e tra i meno pagati rispetto ai colleghi degli altri Atenei italiani. Tutto questo avviene in un Ateneo dove ormai anche l'attività ordinaria non può più essere mandata avanti con l'organico in essere.

In tutti gli uffici, palesemente sotto organico, ormai si assiste a mancate sostituzioni di assenze di lungo periodo, esternalizzazioni dell'attività, ricorso a figure atipiche, aumento dei carichi di lavoro. Tutto questo avviene dopo 6 anni di blocco dei salari a tutti i livelli e proprio mentre il Governo annuncia che i tanto attesi aumenti a livello nazionale avranno il gusto amaro dell'elemosina (4 caffè al mese).


Tutto questo avviene dopo anni in cui il Governo e il Ministero dell'Economia e delle Finanze hanno continuato a portare avanti politiche di tagli agli organici, ai salari e di annullamento della contrattazione di secondo livello, con lo scopo non dichiarato di affossare interi settori strategici quali istruzione, sanità, sistema previdenziale, enti locali. Non vogliamo credere che il Rettore non sia in condizioni di decidere le linee strategiche in materia di risorse e personale nel proprio Ateneo.

Il personale dell'Unibg chiede al neo-Rettore Remo Morzenti Pellegrini di garantire:

- risorse certe e stabili come riconoscimento a tutto il personale per scatti stipendiali fermi da 6 anni;
- il ritiro dei criteri discrezionali e comportamentali dal nuovo sistema di valutazione del personale, mantenendo inalterati quelli previsti nel CCNL tuttora vigente e attivando un modello condiviso che possa essere da stimolo al raggiungimento degli obiettivi collettivi e individuali, con meccanismi di garanzia per il valutato;
- lo sblocco delle sostituzioni di breve durata per garantire almeno l'attività ordinaria degli uffici in una situazione ormai al collasso.

I lavoratori ricordano che per tutto il 2014 hanno richiesto un riconoscimento per gli sforzi che hanno sostenuto articolando proposte di aumento che l’Amministrazione e il precedente Rettore non hanno preso in considerazione.
Tutto ciò mentre il personale tecnico e amministrativo (PTA) contribuiva all’aumento dei fondi stanziati all’Università di Bergamo mantenendo lo standard dei servizi offerti a fronte di una situazione che ci
vede al quart’ultimo posto in Italia nel rapporto PTA/docenti e PTA/studenti.

L’assemblea ricorda al nuovo Rettore che nel suo programma elettorale i lavoratori sono stati da lui definiti “la spina dorsale dell’Ateneo”. Un riconoscimento tangibile per tutti significa non pensare che esistano “vertebre più importanti di altre”. Ma traspare chiaramente che questa Amministrazione non ha nessuna volontà politica di dare un riconoscimento a tutti attraverso il meccanismo degli scatti.

Per questi motivi l'assemblea dei lavoratori dell'Università di Bergamo non si ferma alle richiesta formulata al massimo organo politico dell’Ateneo che è il Rettore, ma si assume le proprie responsabilità à e conferisce mandato alle RSU e alle OO.SS. di indire lo stato di agitazione del personale, di assumere le future necessarie azioni di lotta e di arrivare alla proclamazione dello sciopero fino a conclusione positiva della vertenza.

 

CUB Scuola Università e Ricerca

 

 

 

 

 

 

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