La legislazione sulla sicurezza e la salute, l’abrogato D.Lgs. 626/94 e ora il D.Lgs. 81/08, pone come esigenza prioritaria  l’istituzione di una forma organizzata per la tutela dei luoghi di lavoro con l’indispensabile coinvolgimento di tutti i lavoratori. Ma cosa significa “mettere in sicurezza un ufficio”?  Eliminare, in modo parziale o totale i rischi e i pericoli attraverso una politica di prevenzione.


La domanda sorge spontanea dopo aver letto un comunicato stampa della Cisl Università di Salerno relativo alla riorganizzazione del terminal bus del campus di Fisciano. Secondo la delegazione della Cisl, infatti, il progetto tecnico presentato non garantirebbe “la totale sicurezza di migliaia di studenti e di centinaia di dipendenti che quotidianamente frequentano i campus universitari e, in modo particolare, il terminal bus”.  Di qui la necessità di un incontro supplementare per proporre, da parte dei vertici dell’Ateneo  e degli uffici interessati, un progetto modificato  che recepisca le richieste sindacali.
Questa la cronaca dalla quale si evince, tra le cose non scritte, lo scarso peso dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. La corsa all'emergenza messa in piedi da Cgil-Cisl e Uil senza avere un minimo di capacità programmatica. Ma anche che il grande problema della sicurezza è dato dalla riorganizzazione del terminal bus. Per carità, il problema esiste; anzi, è sempre esistito ma, come capita in questo nostro Paese, ci si muove dopo la tragedia, in questo caso la morte di Francesca Bilotti.

 


Meglio tardi che mai! Ma la mia lunga esperienza in questo settore mi spinge a fare una premessa e a dare qualche consiglio.

La premessa. Mettere in sicurezza l’Ateneo non significa lavorare esclusivamente  sulla struttura esterna. Ci sono laboratori e uffici, aule e corridoi. Ebbene, un ufficio può considerarsi sicuro quando rispetta un insieme di requisiti strutturali, impiantistici ed ambientali ; quando al suo interno sono applicate e controllate un insieme di regole e quando è presente un coordinamento di soggetti che si impegnano a garantire le migliori condizioni di lavoro sotto il profilo della sicurezza. In più, un ufficio è sicuro quando tutti i soggetti che in essa lavorano e vivono conoscono ed adottano i comportamenti più idonei per la sicurezza di tutti.

 

Il consiglio. Molti sono gli uffici e i luoghi comuni che non rispettano la normativa: dai locali chiusi che ospitano fotocopiatrici ai  loculi che hanno angoli cottura al servizio di gruppi di dipendenti, dalle ciabatte elettriche diffuse in ogni dove alle lana di roccia che penzola dai controsoffitti.
Siamo un bel Campus ma con qualche pecca che diventano tragiche in situazioni estreme ma che preoccupano nella quotidianità. La prevenzione è questa, non latro.

Cosa fare? E’ inutile dire che non basta l’applicazione del decreto legge 81/2008. Bisogna fare di più per tutelare un paese di 50 mila abitanti. Tanto per fare un esempio, qualche anno fa a Crema sono entrate in funzione a due bici-ambulanza che consentono agilità di movimento e velocità in quelle zone dove entrare con i mezzi a motore è vietato o molto complicato. Le due biciclette sono attrezzate per le emergenze e sono dotate di defibrillatore. A guidarle sono due soccorritori abilitati dal 118. Potrebbe essere una soluzione per il nostro Ateneo. Invece di pensare a ridipingere con colori diversi il Campus (vedi “Salerno, l’Università si rifà il trucco”) si potrebbe pensare ad evitare la presenza di ciabatte elettriche, forni, fornellini, cantieri aperti, senza alcuna adeguada limitazione oppure prospicienti gli uffici i cui lavoratori sono costretti a respirare polvere,  e lavorare affinché ogni lavoratore partecipi attivamente nell’interesse della sicurezza e della salute di tutti. Di tutto questo, spesso, ci si dimentica. E a farlo sono soprattutto coloro che dovrebbero difendere i lavoratori.


Segreteria provinciale Cub-Sur Salerno

 

 

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