Anche in anni bui e di grande crisi, i dipendenti Fiat hanno saputo lottare e farsi riconoscere l’impegno e la partecipazione alla crescita dell’azienda e del suo marchio.

Oggi, il contributo del lavoratore non è più riconosciuto, così si abrogano istituti salariali come la ex“quattordicesima” e gli indennizzi scompaiono dalla busta paga.
Abbandonando la lotta, la classe operaia ha perso il suo ruolo sociale e di conseguenza diritti e salario.


Il 21 e 22 maggio scorso, i soliti noti, "inginocchiati alla volontà datoriale", hanno firmato, senza alcuna consultazione dei lavoratori, il rinnovo del contrattogruppo Fiat , il quale prevede due tipologie di “premi”:
1. Un premio di efficienza annuale di stabilimento, corrisposto a febbraio dell’anno successivo, ma soltanto al raggiungimento del risultato. Il rateo maturerà se si lavoreranno almeno 15 giorni al mese e, verrà elargito un minimo non quantificato anche a coloro che lavoreranno almeno un trimestre in un anno.
2. Un premio quadriennale di redditività del settore al raggiungimento del risultato, dal cui calcolo è tenuta fuori la Ferrari.  Dal 2015 al 2018, come anticipo a prescindere dai risultati, nei soli mesi di aprile, luglio, ottobre e gennaio avremmo in busta paga 77 euro (308 euro lorde annue).  A febbraio del 2019, se si conseguono i risultati sarà dato il saldo.
A rendere incomprensibile l’accordo è il calcolo probabilistico dei risultati a cui il lavoratore è stato invitato a raggiungere. “L’obiettivo di efficienza” è poco chiaro ed indubbio, se si pensa che in questi anni FCA non ha mai presentato alcun piano industriale.

 


Su quale tipologia di risultati si sono accordati? Quali coefficienti o parametri incidono sul calcolo degli ignoti risultati?
E perché tenere fuori la Ferrari, il Brasile e le Americhe dai presunti risultati quadriennale del settore auto?


Di fatto, per nove anni consecutivi dal 2011 fino al 2019, la paga base è stata congelata e non avremo aumenti salariali.
Tutto il resto è mera propaganda politica a sostegno di un governo alla mercè di Marchionne e del capitalismo.


Hanno trasformato lo stipendio in premio.


Lo stipendio si fonda sul concetto di retribuzione stabile e certa. Il premio non assicura alcuna continuità e certezza.
Parlano tanto di contratti a tempo indeterminato, ma lo stipendio è sempre più precario ed instabile.
Smettiamo con il nostro silenzio e qualunquismo di sostenere il padrone e i suoi lacchè! Ribelliamoci alle menzogne che ci raccontano.
Uniti si può solo vincere.

Piedimonte S.G. 03 giugno 2015
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