"La militarizzazione della Statale è un chiaro segnale della prefettura che vuole salvaguardare l'immagine di Expo - ha commentato uno dei rappresentanti - Ci sembra offensivo da parte di Expo chiedere a 18.500 volontari di lavorare gratis in un momento in cui la disoccupazione è a livello record".

 È iniziata l'assemblea No Expo in via Mascagni, a Milano, in una spazio abbandonato occupato ieri nel tardo pomeriggio, dopo la chiusura dell'università Statale. MILANO, 17 GEN - (ANSA).


DOCUMENTO CONCLUSIVO assemblea NO EXPO del 17 gennaio 2015.

La ricchezza e varietà di contenuti dei workshop presentati, la complessità e pluralità di dibattito, la voglia da parte di soggetti molto diversi di mettere in campo le proprie competenze, idee e strumenti per creare non una sterile opposizione al grande evento, bensì un moto che sappia cogliere le contraddizioni insite in Expo ben oltre
le giornate di inaugurazione, han dimostrato che insieme possiamo affrontare la sfida e cercare di superare quanto messo in atto dal grande evento.

Il primo dato da constatare sono sicuramente i numeri: una sala gremita di persone ha animato l'ex sede Anpi di via Mascagni:  collettivi di genere, attivisti no expo tra cui No Canal, comitati e centri sociali, cittadini curiosi, studenti medi e universitari da Milano e da tutta italia, attivisti No Tav, lavoratori, sindacati, operai ...
L'eterogeneità che ha caratterizzato la giornata è sicuramente  elemento non residuale per una prima valutazione: il sistema Expo verrà messo in difficoltà proprio dalla capacità che hanno i diversi soggetti di mettere in campo proposte, modelli alternativi, pratiche conflittuali non autoreferenziali e volontà di mettersi in relazione con altri.

Il secondo dato da considerare è la quantità di contenuti affrontati nei differenti ws e nel dibattito finale. Questa è la prova che Expo non è solo un grande evento che accade per un periodo limitato in una città di Italia. Parlare di Expo significa parlare di un sistema di governo del territorio che strozza tutti gli aspetti del vivere quotidiano:

dall'autodeterminazione dei corpi alla diffusa precarizzazione nel mondo del lavoro, dalla svendita del patrimonio pubblico e del bene comune alla lotta per il territorio e l'ecologia, dalla mercificazione delle sementi e dell'imposizione del sistema agroindustriale capitalistico a discapito di quello agricolo contadino allo sfruttamento dato dal lavoro gratuito, dalla svalutazione della proposta culturale resa un prodotto
da commerciare al sostegno a Paesi che ancora oggi praticano l'apartheid come Israele.

Ed è qui che la struttura tentacolare di Expo cadrà a causa della sua stessa forza: laddove i tentacoli arrivano, c'è un adeguata risposta ad aspettarli.
La scommessa sta nel riuscire a creare un livello reale di relazione per arrivare tutti insieme alla testa, a bloccare i meccanismi messi in atto da questo mostro, a svelare il progetto insito nella realizzazione di Expo e  a continuare ad allargare il fronte di chi non si ferma a dire no, ma sceglie un'attitudine che sostenga la tutela del benessere sociale e collettivo.

Non ci nascondiamo dietro  la complessità nel creare  tra tante voci una piattaforma, un immaginario di lotta comune. Saper coniugare analisi dalle diverse sfumature e ambizioni dai differenti toni è una sfida che ci sentiamo di accettare.
L'orizzonte chiaro verso cui tutti devono tendere è la volontà di non concepire le date intorno all'inaugurazione come momenti di "battaglia finale", ma come tappe decisive e fondamentali di un percorso che avrà ancora lunga vita durante i sei mesi della manifestazione ed oltre, perché Expo non passerà, ma rimarrà nelle legislazioni, nei processi di gentrification che stanno trasformando e modificando la città a prova di
boutique, nello scambio di mazzette e nella speculazione del territorio che ha permesso la cementificazione di vaste aree.

Un orizzonte che non soffocherà il livello conflittuale che si vorrà tenere in quelle giornate: un conflitto radicale che non prescinde dal consenso e dalla legittimità che il Comitato No expo prima, e la Rete di Attitudine No expo poi, hanno acquisito e continuano ad acquisire.

Sulla base di quanto appena asserito, la priorità che deve avere ora l'elaborazione di una proposta, entro i cui confini possano muoversi i soggetti più diversi, è il terzo dato da valutare.
Dall'assemblea sono uscite chiaramente tre indicazioni di date 30 Aprile e 1-2 Maggio. Inoltre si pensava di creare, come base comune di partenza, un campeggio No Expo per accogliere coloro che da tutta Italia e Europa vorranno partecipare alla mobilitazione.
E’ da qui che partiranno e torneranno le mobilitazione, sarà questo il luogo di ulteriore sviluppo e programmazione della discussione e della lotta che proseguirà oltre l’inaugurazione

30 APRILE: UN GRANDE CORTEO STUDENTESCO per unire le forze di studenti medi e universitari a livello nazionale e dimostrare l'opposizione al sistema expo che si esplicita nella contrapposizione alla buona scuola, al lavoro gratuito e nella riappropriazione di spazi e voglia di determinare il proprio vissuto nei territori.

1-2 MAGGIO: MOBILITAZIONE NAZIONALE ED INTERNAZIONALE CONTRO L'APERTURA
DI EXPO per bloccare l'evento, bloccarne il gala d'apertura alla presenza dei rappresentanti dei governi di expo e al pubblico.

Gli strumenti di cui ci doteremo tutti per costruire questo moto comune ma eterogeneo sono la redazione di un calendario di coordinamento e condivisione a più livelli, per non lasciare viaggiare da solo nessun tentacolo dell'Expo mostro, un tour nazionale diviso per tematiche che aiuti l'allargamento e la sensibilizzazione rispetto alla battaglia messa in campo, la continua possibilità di instaurare legami e relazioni
che abbiano come obiettivo quello di inceppare e superare la grande macchina.

Non cadrà nel silenzio la decisione di blindare l'Università Statale di Milano, che seppure ha fallito nel suo tentativo di censura, rimane un precedente gravissimo dal significato pericoloso.
Fattore conclusivo, ma altrettanto fondamentale quello del cercare di marginalizzare la critica ad Expo relegandola a chi specula sulla spettacolarizzazione della violenza.
L'assemblea di ieri ha dimostrato ben altre volontà che saranno quelle che costruiranno la storia dell'opposizione a expo 2015.




 

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