<Rassegna stampa> ROMA - I cinema chiudono e la politica tace - L'aspetto più triste di fronte alla protesta delle sale cinematografiche è il silenzio non solo del Campidoglio.


CORRIERE DELLA SERA
ROMA 25 OTTOBRE 2012

I cinema chiudono e la politica tace

L'aspetto più triste di fronte alla protesta delle sale cinematografiche è il silenzio non solo del Campidoglio
di PAOLO CONTI

L'aspetto più triste e sconfortante della recente protesta delle sale cinematografiche condannate a una probabile chiusura, organizzata da Cub Informazione, è il silenzio non solo del Campidoglio ma anche dei referenti politici della Provincia e della Regione.
I fatti. La Confederazione unitaria di base continua a segnalare l'imminente fine di tanti cinema romani. Il glorioso Metropolitan di via del Corso, quasi all'angolo con piazza del Popolo, sbarrato dal 2010, diventerà presto l'ennesimo megastore. Già chiusi, o con una programmazione ridottissima, Gregory, Troisi, Admiral, Maestoso, Embassy, Empire, Roma. In quanto all'ex cinema America, nel cuore di Trastevere, si parla di un suo abbattimento per la realizzazione di un complesso di miniappartamenti. Una situazione drammatica, proprio nella città che fece davvero grande l'industria cinematografica italiana.
Risale appena a martedì 23 ottobre scorso l'assemblea al teatro Valle occupato (altro spazio nobilissimo, in bilico tra incertezza e abisso). C'è stata una richiesta molto chiara: che l'attuale amministrazione, e i candidati futuri sindaci, si impegnino a scongiurare il cambio di destinazione d'uso per evitare speculazioni immobiliari. Che si apra un confronto, soprattutto sui complessi aspetti legati al passaggio al digitale.
Naturalmente si sono pronunciate tutte le opposizioni in Campidoglio e alla Pisana (il Pd, Italia dei Valori, Sinistra e libertà). Ma nessun amministratore ora al potere si è fatto vivo, quasi che la scomparsa delle sale cinematografiche non riguardi la nostra città, la qualità della sua cultura diffusa, la partecipazione di questa Capitale al circuito internazionale dell'offerta cinematografica.
Soprattutto stupisce, questo silenzio, nel momento in cui si sta materializzando (proprio col caso del Metropolitan) uno dei timori dell'associazione: cioè che il cambio di destinazione d'uso «rottami» - è il caso di dirlo, qui - tanti cinema romani.
L'atmosfera da campagna elettorale (per non parlare della catastrofe che ha terremotato la Regione) forse distoglie amministratori e politici dai problemi reali dei loro prossimi elettori. Errore clamoroso. Proprio i servizi, inclusi quelli culturali, sono uno dei nodi sui quali i cittadini romani si soffermeranno al momento di scegliere non solo il futuro sindaco ma anche il nuovo titolare della Regione Lazio.
Le competenze si intrecciano, come dimostra il grande ruolo della Regione, per esempio, nella questione dei camion-bar che deturpano i monumenti romani. Lo spiegò Gianni Alemanno al Corriere della Sera il 14 aprile di quest'anno: «Non possiamo togliere i camion bar dal Colosseo perché una legge regionale prevede, in caso di spostamento, l'equivalenza di posizione». Di posizione economica, s'intende.
Dunque, nessuno scampa alle responsabilità à. E questo silenzio coinvolge tutti. Probabilmente offre da solo lo spessore di una classe di amministratori sempre più autoreferenziale e sempre meno pronta a cogliere ciò che davvero emerge da questa città. Dalla sua vita quotidiana. Dai suoi bisogni.
Speriamo che almeno Marco Muller abbia la decenza e la sensibilità di trovare uno spazio per denunciare questa grave crisi nell'imminente Festival Internazionale del Film di Roma.

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_ottobre_25/editoriale-chiusura-sale-cinematografiche-2112407387112.shtml

 

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 Rassegna stampa - Salviamo le sale cinematografiche storiche

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