Manifestazione delle comunità ROM per giovedì 20 maggio sotto Palazzo Marino per la difesa del proprio diritto all’esistenza e alla dignità, contro la segregazione e la violenza razzista che li perseguita da anni. DIRITTO ALLA CASA, ALLA CONTINUITA' SCOLASTICA  DEI FIGLI e ALL'AUTODETERMINAZIONE. 


Milano, 18 maggio 2010

I rom di Triboniano sotto Palazzo Marino

Appello dei rom di Triboniano

Le comunità rom riunite domenica in assemblea dopo la resistenza agli sfratti di giovedì scorso, rilanciano la loro battaglia contro lo sgombero integrale di via Triboniano (programmata a partire dal 30 giugno) e soprattutto per la difesa del proprio diritto all’esistenza e alla dignità, contro la segregazione e la violenza razzista che li perseguita da anni.

Il primo passo che facciamo in questa direzione è una manifestazione per giovedì 20 maggio alle 18 sotto Palazzo Marino.

In quell’occasione verrà consegnata e resa pubblica alla città una proposta di soluzione della vicenda che rappresenta la volontà di tutti gli abitanti del campo

Il contenuto della proposta si basa sul respingimento determinato delle proposte sin qui avanzate dal Comune di Milano con la mediazione della Casa della Carità.
Dichiariamo con estrema chiarezza che siamo disponibili  e sulla disponibilità a lasciare l’insediamento di via Triboniano solo in cambio di una soluzione che riguardi, senza distinzione, tutti gli abitanti, e ne salvaguardi i diritti irrinunciabili:

1) Un’abitazione degna ed economicamente sostenibile per tutti gli oltre 100 nuclei famigliari là residenti
2) La garanzia di continuità scolastica per tutti i bambini della comunità già inseriti nelle scuole circostanti
3) Il diritto inalienabile all’autodeterminazione e quindi la fine di ogni gestione esterna degli interessi e dei diritti della comunità

Milano 16 maggio 2010
L'assemblea di via triboniano

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Il comitato antirazzista  sostiene apertamente questa piattaforma e la mobilitazione dei rom. Invitiamo tutte le forze solidali con la loro causa a divulgare l'appello e a partecipare numerosi all'iniziativa di giovedì, finalizzata ad un percorso di lotta unitario che porti alla piena realizzazione di queste rivendicazioni.
In allegato un'ampia rassegna stampa sulla vicenda e un comunicato che intende chiarire posizioni, metodo e obiettivi del nostro impegno, anche in risposta a calunnie e menzogne nei confronti dei rom e di chi li sostiene apertamente in merito agli episodi di giovedì e, più in generale, nella ormai decennale battaglia di resistenza e di autodifesa portata avanti dalle comunità rom di Milano

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Considerazioni sulla lotta di via Triboniano …e dintorni

In tempi di “pace”, quando il potere statale-capitalista pone in atto i suoi soprusi e le sue angherie, e tutto avviene in sordina perché non si scorge reazione alcuna da parte degli oppressi, le differenze fra moderati, pacifisti, sostenitori del dialogo con le istituzioni da una parte, e radicali, sostenitori della lotta e dell’autorganizzazione sociale dall’altra, appaiono come mere “differenze ideologiche” all’interno di un comune schieramento “a sinistra”.
Quando invece i “tamburi di guerra” cominciano a rullare anche tra le fila degli oppressi, allora quelle differenze diventano il cuore del problema, la chiave che indirizza gli avvenimenti in una certa direzione, oppure verso il suo contrario.
È esattamente quest'ultimo lo scenario che s'è andato profilando in via Triboniano a partire dalle barricate di giovedì mattina con cui i Rom hanno finalmente respinto l’ennesimo tentativo di sgombero, l’ennesimo pogrom di stato, l’ennesimo scempio contro l’umanità, camuffato da operazione volta a garantire la sicurezza dei cittadini.
Come ormai è consuetudine, il coro maleodorante di commenti è stato…bi-partizan.
Dallo sceriffo DeCorato coi suoi pennivendoli del Giornale, che hanno tentato di trasformare il chiaro messaggio di determinazione a resistere lanciato dai Rom, in “scontri con le forze dell'ordine”, in “guerriglia scatenata da gruppi di anarchici e autonomi”, alle forze “sociali” che fanno riferimento al centro sinistra (Casa della carità in testa, ma non unica), spalleggiate in questa operazione dagli organi di informazione orientati a centro-sinistra, voce, peraltro rauca, d'uno schieramento politico sempre più sgangherato.
Costoro sarebbero davvero contenti se il tutto fosse accaduto a causa di qualche sobillatore di professione; ma, sfortunatamente per loro, è vero esattamente il contrario: noi siamo “semplicemente” accorsi, come sempre succede quando i Rom ci chiamano, a dar sostegno alla loro lotta.
Detto questo, noi rivendichiamo fino in fondo, l’aver preso posizione chiara e netta, fin dal 2007 contro il Patto per la Legalità e la Solidarietà e il suo contenuto razzista, siamo orgogliosi di essere stati al loro fianco nelle barricate di giovedì, e di esserci messi, con l’assemblea di domenica sulla strada di estendere il più possibile la solidarietà militante a Milano, nel resto d’Italia e, se possibile, anche oltre confine.
Perché i Rom, facendo l'unica cosa giusta che c'era da fare, non solo hanno finalmente interrotto lo strapotere fascistoide delle forze dell'ordine che ha prodotto oltre 200 sgomberi in meno di tre anni, ma, soprattutto hanno indicato, ancora una volta, l’unica strada percorribile per sé stessi e non solo. Una strada che indica a tutti i lavoratori gettati sul lastrico dalla crisi per resistere e difendere i propri diritti; una strada che si oppone concretamente non solo alla persecuzione dei Rom, ma all’intero impianto securitario che prospetta la militarizzazione della societàà e ad un vero e proprio stato di polizia con cui le classi dominanti intendono governare la crisi; una strada che, nei fatti si oppone anche a  Expo-2015 (e al piano di Governo del Territorio ad essa collegato), la cui logica è quella di massacrare i diritti e la vita delle persone in nome della speculazione e dei profitti.
Una prospettiva che non disturba solo i piani delle forze di governo, ma anche quelli dei vari ipocriti, sciacalli della disgrazia altrui, teorici del porgere l'altra guancia e della rinuncia alla lotta, pacifisti di turno che “in tempi di pace”, riescono anche a passare per dei benefattori, ma che, quando sale la lotta, ne diventano i principali detrattori e nemici.
Se tra le fila di queste inservibili (e dannose) organizzazioni che vivono all’ombra del potere, o che per meglio dire ne sono parte integrante, si annida qualche onesto cittadino desideroso davvero di non vedere più sgomberi, né altre forme di ingiustizia, diciamo loro che farebbero meglio a venire  in Triboniano, conoscere i Rom e provare quindi a capirci qualcosa di più, piuttosto che continuare a “servire” i loro capi (preti, politici e pennivendoli vari), per i quali ogni passaggio di emancipazione reale delle classi subalterne corrisponde ad un lauto danno economico e ad un palpabile avvicinamento alla tomba dell’inutilità politica.
Non sarebbe difficile cioè capire che ad accendere le polveri giovedì mattina non è stato nessuno in particolare se non una vampata di dignità umana di cui i Rom possono solo dare una lezione a tutti ma che, i più, si sono sempre rifiutati di ascoltare.
Il tempo per farlo però c’è ancora tutto perché giovedì è stato solo l’inizio. E se da oggi in poi gli sgomberi, così come si sono succeduti per anni, non saranno più possibili, c’è qualcosa di molto più saporito che bolle in pentola. Innanzitutto il fatto che, d’ora in poi, nessuno al posto loro potrà più rappresentarli ad un eventuale tavolo di trattativa. Loro e solo loro sono i depositari di questa prerogativa. Ed è esattamente quello che cominceranno a fare pubblicamente con la manifestazione di giovedì, avanzando una proposta di soluzione concreta che si basa sull’avere in gestione abitazioni in disuso da ristrutturare attraverso l’utilizzo diretto di una parte dei soldi a loro destinati dalla comunità europea.
Questa è la condizione posta dagli abitanti di via Triboniano per levare il disturbo.
L’alternativa, quella della linea intransigente volta a eliminare, nei fatti, la comunità Rom milanese, quindi dello sgombero a qualunque costo e senza valida contropartita per tutti gli abitanti del campo, rimanda a scenari solo intravisti giovedì mattina.
Alla luce di queste considerazioni la proposta avanzata dai Rom pare più che sensata, e sembra proprio che, grazie a quelle barricate, anche le istituzioni in campo abbiano cominciato a capire che la posta in gioco si è alzata e che i rom, probabilmente, sono quelli che hanno meno da perdere. 
Ecco quindi che la loro proposta comincia subito a generare una corsa fra coloro che si candidano ancora una volta come tutori dei loro diritti altrui, senza peraltro essere riusciti a dimostrare finora si saper andare oltre vuote promesse.
Promesse di cui i rom non si fidano più e che infatti, nonostante l’accordo verbale tra Comune, Caritas e Casa della Carità rispetto alla soluzione “casa popolare” riportato su “Repubblica”, li hanno spinti a indire una manifestazione per giovedì al fine di ribadire non solo i loro diritti inalienabili ma anche la propria totale autonomia decisionale
Per quanto ci riguarda forti di un’unica convinzione, e cioè che “l’emancipazione dei proletari sarà opera dei proletari stessi”, non possiamo che esternare la nostra soddisfazione nel verificare, ancora una volta, che questa convinzione esce ulteriormente rafforzata dagli avvenimenti.
Rifiutiamo l’etichetta di “sobillatori del conflitto” perché la riteniamo, forse presuntuosamente, troppo limitativa rispetto alle nostre reali intenzioni. Il problema non è infatti quello di difendere un campo, di cui abbiamo sempre contestato la stessa esistenza pur essendoci impegnati più volte, a fianco dei rom, per difendere la vita dei suoi abitanti dai pogrom di stato; né quello accendere il fuoco della rivolta e di “assistere” a conflitti finalmente radicali, nelle forme come nei contenuti.
La posta in gioco è ben più alta e chiama in causa un intero sistema di relazioni basate sullo sfruttamento, sul profitto, sulla violenza di classe. Questo è l’orizzonte che ci spinge a lavorare per l’estensione delle lotte e con esse l’unità dal basso fra i proletari al di là di ogni differenza di nazionalità, identità sessuali e appartenenze culturali o religiose.
La sfida si fa concreta e ci induce a chiamare, ancora una volta, tutti gli antirazzisti a stringersi intorno ai Rom in lotta, a fare il massimo sforzo per indirizzare le sorti di una battaglia decisiva anche per tutte le questioni sopra sollevate, ad unirsi, oltre ogni steccato di appartenenza, fino in fondo stando coerentemente dentro avvenimenti che non mancheranno certo di accendere la passione che è in molti di noi.

comitato antirazzista milanese

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RASSEGNA STAMPA

* Da Radio Popolare del 13 maggio

http://www.radiopopolare.it/fileadmin/notiziario/cose_che_20100513_2.mp3


* Da “il giornale” del 14 maggio

Gruppo di anarchici scatena la guerriglia contro gli sgomberi
Auto bruciate e scontri con le forze dell’ordine. Poi gli autonomi si
barricano in strada con le bombole del gas. De Corato: "Disordini causati
dai centri sociali. Ma Milano non è una zona franca"
Hanno alzato una piccola barricata con delle bombole del gas quindi hanno
dato fuoco a dei copertoni e a una vettura. Piccole scene di guerriglia
urbana ieri mattina in via Triboniano. Dove un gruppo di anarchici del Fai
(Federazione anarchica italiana), simpatizzanti del movimento antirazzista
e guidati dal loro leader Fabio Zerbini hanno aizzato i nomadi a ribellarsi
ai «soprusi che il Comune continua a perpetrare nei loro confronti» con i
«ripetuti allontanamenti» di famiglie nelle ultime settimane da Triboniano
e dal campo di via Bonfadini. Dalle 8 alle 10, infatti, la polizia,
perseguendo il piano di legalità del Comune, ha allontanato una famiglia
rom romena composta da quattro persone. E mentre i «vicini di casa» del
Torchiera si sono fatti notare per la loro assenza, l’indomabile Zerbini
(barbetta incolta, giubbotto e stivaletti di pelle nera) e il gruppo di
anarchici antirazzisti hanno aizzato i nomadi a ribellarsi all’azione di
forza della polizia, inducendoli a bruciare pneumatici, una vettura e a
fare una barricata di bombole di gas. Operazioni di disturbo che non hanno
impedito agli uomini della questura di portare a termine il loro compito.
«I disordini ci sono perché ci sono i centri sociali e gli anarchici - ha
commentato risoluto in un intervento il vice sindaco Riccardo De Corato -.
Abbiamo visto tutti Zerbini che incitava i nomadi a dar fuoco ai copertoni
e all’auto. Nelle scorse settimane abbiamo sgomberato altre cinque
famiglie, che dal nostro censimento sono risultate tutte proprietarie di
abitazioni ma ostinate a vivere in roulotte nei campi rom. Ecco: allora gli
anarchici non c’erano e non è successo niente. Purtroppo Milano, grazie
alla politica di tolleranza sotto zero, è diventata zona franca per i
centri sociali. Infatti anche stamattina (ieri per chi legge, ndr), durante
i momenti di tensione di cui sono stati i diretti responsabili, gli
anarchici non sono stati né fermati né denunciati dai poliziotti presenti.
Sembra sempre che possano comportarsi come credono, quando lo desiderano».
«Il Comune di Milano deve continuare nello smantellamento del campo nomadi
di via Triboniano così come di tutti quelli irregolari». È la posizione del
neo presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni (Lega
Nord). Secondo Boni, infatti, «è dovere di ciascuna amministrazione
proseguire affinché i campi nomadi abusivi presenti sul territorio vengano
smantellati nel più breve tempo possibile, in modo da ridare dignità e
sicurezza alle nostre città, così come è stato previsto anche a livello
nazionale dal ministero degli Interni».

«Chi vuole integrarsi - ha concluso Boni nel suo intervento - può, come
qualsiasi lombardo, impegnarsi a trovare un lavoro e una casa, senza
pretendere alcuna corsia preferenziale. Purtroppo, anche il fallimento dei
patti per la legalità ha evidenziato come mentre le istituzioni si sono
sempre impegnate per dare una vita dignitosa ai rom, questi ultimi hanno
invece sempre fatto tutto ciò che volevano senza curarsi degli sforzi
compiuti e truffando in alcuni casi lo stesso ente pubblico».


* Da repubblica del 14 maggio

http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/05/13/foto/triboniano_sgombero_ad_alta_tensione-4039931/1/


Momenti di tensione nel campo rom di Triboniano a Milano. Gli abitanti del
campo si sono opposti al tentativo di sgombero da parte degli uomini delle
forze dell'ordine e sono stati dati alle fiamme alcuni copertoni e un'auto.
Sul posto - oltre ad alcune decine di uomini di polizia, carabinieri e
polizia locale - sono intervenuti i vigili del fuoco, impegnati con due
mezzi nelle operazioni di spegnimento dei roghi delle gomme e della
vettura. Le operazioni si sono protratte dalle 8.40 alle 10. Secondo quanto
riferito in una nota dal Comitato antirazzista Milano, all'arrivo delle
forze dell'ordine sarebbero state alzate barricate e alcune bombole del gas
messe in mezzo alla strada


* Da Leggo del 14 maggio


http://www.leggo.it/sfoglia.php?data=20100514&pag=24&ediz=MILANO&citta=MILANO&sez=CRONACA&tt=
e…

http://www.leggo.it/view.php?data=20100514&ediz=MILANO&npag=25&file=PPPPPPP_2241.xml&type=PHOTO

       di Chiara Prazzoli

«Basta sgomberi o sarà guerriglia civile»
 
«Il film andato in onda per tre anni - il cui copione era un accavallarsi
incessante di soprusi, angherie, sgomberi, lacrime e sottomissione
impotente - é finito. Ora ne comincia un altro». Suonano come un ultimatum
le parole dei giovani “Antirazzisti di Milano”, che ieri hanno rivendicato
le barricate al campo nomadi di via Triboniano, con le quali, tra auto e
copertoni dati alle fiamme, hanno tentato di impedire lo sgombero, poi
avvenuto, di una famiglia rom. «Non siamo cattivi sobillatori», rivendicano
ricordando l’esperienza di via Adda, di quell’edificio occupato dai rom e
sgomberato, dopo ore di guerriglia, nel lontano 2004. Insomma, gli
antagonisti minacciano di trasformare i futuri sgomberi in una battaglia
tra loro e i rom, da una parte, e le forze dell’ordine, il Comune e persino
la Casa della Carità di don Colmegna, dall’altra. Oggi ci sarà una prima
riunione, domenica assemblea in via Triboniano per studiare i passi
necessari in vista del 30 giugno. Per allora, infatti, sarebbe previsto lo
sgombero dell’intero campo di Triboniano anche se l’assessore Mojoli ha già
firmato una deroga fino a Natale. Ma prima del 30 giugno sono tanti gli
“allontanamenti” in programma, circa uno a settimana.
Il vicesindaco Riccardo De Corato accusa anarchici e centri sociali di
malapolitica e, soprattutto, di fare il male dei rom: «Hanno fatto il loro
mestiere, di bruciare e incendiare». Insomma, il clima si fa teso. «Il
patto per la legalità siglato con i rom è andato in fumo con i rottami di
una vecchia auto», scrivono ancora gli antirazzisti. I milanesi sperano non
sia vero: «Bisogna riportare l’ordine - scrivono i comitati - ma anche
riprendere il confronto con i rom abbandonati a se stessi. Un ennesimo
sgombero non serve».
 

* Da repubblica del 17 maggio


Case popolari alle famiglie rom
accordo sullo sgombero del Triboniano
Alle famiglie saranno assegnate abitazioni destinate al privato sociale
di ORIANA LISO

I passi avanti sono stati fatti. E sono sostanziali, rispetto alle distanze di pochi giorni fa. Così già domani potrebbe arrivare la firma sulla convenzione del piano Maroni, che prevede lo smantellamento — il “superamento” — dei campi rom milanesi, da parte delle associazioni di volontariato che li gestiscono per conto del Comune. Quest’ultimo, infatti, avrebbe aperto alla Possibilità à di destinare alcune case popolari, quelle già assegnate alle associazioni no profit, ai rom che dovranno lasciare i campi entro fine anno, assieme ad altre recuperate tra quelle confiscate alla criminalità.

Un escamotage, insomma, per evitare l’assegnazione diretta di case Aler, come ripete l’assessore alle Politiche sociali, Mariolina Moioli, viste le «lunghe liste di attesa e graduatorie da rispettare» e, anche, le polemiche che si scatenerebbero. Ma di fatto il Comune si impegnerebbe a destinare a questo scopo quegli appartamenti vuoti tra i 400 che il Comune ha già assegnato al privato sociale per progetti di recupero di persone in difficoltà. Servirebbero ad accogliere per qualche anno al massimo le famiglie rom — che dovranno lasciare prima Triboniano e poi gli altri campi — con la condizione di un loro contributo all’affitto.

Su questi temi è tornato — in un’intervista pubblicata sul sito della diocesi — don Roberto Davanzo, direttore della Caritas ambrosiana, che con don Virginio Colmegna ha incontrato anche venerdì rappresentanti di Comune e prefettura per trovare un punto d’incontro. «Solo se ci mettiamo tutti nella logica di investire il meglio delle nostre risorse nella prospettiva dell’integrazione possiamo immaginare un futuro che sia di sicurezza per gli italiani e di pacifica convivenza con queste presenze», premette don Davanzo. Che alle istituzioni, fino a venerdì, rimproverava «la troppa enfasi sul ruolo delle realtà del privato sociale che gestiscono questi campi e che dovrebbero poi accompagnare all’uscita queste famiglie, quasi che il problema dei rom fosse anzitutto degli enti gestori».

All’assessore Moioli don Davanzo e don Colmegna hanno chiesto un impegno chiaro nel favorire l’inserimento lavorativo dei rom (a Triboniano ne vivono ancora 700) sia nel risolvere il problema della casa, visto che «il mercato privato è pressoché inaccessibile a queste famiglie e le case popolari hanno liste d’attesa lunghissime».

Ora entrambe le parti sono fiduciose. Soprattutto, il Comune si sarebbe impegnato a battere tutte le strade, mettendo a frutto ogni situazione libera anche nel piccolo polmone degli appartamenti confiscati alla criminalità organizzata e accogliendo l’invito a coinvolgere anche gli imprenditori edili privati per recuperare case — non condomini interi, destinati altrimenti a diventare ghetti — da affittare a prezzi calmierati ai rom. Case che verrebbero in parte pagate con il tesoretto che il piano Maroni assegna alla chiusura dei campi nomadi. Una chiusura, ricorda anche l’assessore Moioli, «necessaria per uscire da una situazione emergenziale che non va bene per nessuno, ma che deve essere adottata con la giusta gradualità».

 

 

 

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