<LA REPUBBLICA> - "Inconcepibile chiudere Mirafiori" Marchionne rassicura i sindacati. Airaudo: "Dipende dalle alleanze". Un mezzobusto dell´ad innalzato dai Cub al Lingotto. Chiesto un incontro anche al governo.

 

 

Da "La Repubblica" del 28 marzo 

Articolo di STEFANO PAROLA

Torino - Per qualche ora le parole di Sergio Marchionne creano qualche timore nei lavoratori torinesi della Fiat: «Quasi cinque anni fa avevamo detto che non avremmo chiuso nessuno stabilimento in Italia - dice l´amministratore delegato del gruppo agli azionisti -. Ma oggi che la crisi ha spinto oltre il limite di quelle condizioni di sostenibilità à, è necessario rendersi conto che non si tratta più di un problema solo della Fiat». E poi ha aggiunto: «A livello globale è quanto mai necessaria una seria ristrutturazione di questa industria». Frasi che fanno tremare. Il sospiro di sollievo per Torino arriva a fine pomeriggio, quando Marchionne precisa: «Certo è assolutamente inconcepibile che chiuda Mirafiori, perché si trova vicino al cervello pensante del gruppo. Sarebbe l´ultimo in ordine cronologico». Pericolo scampato. O quasi.
Perché le riflessioni sul futuro dei livelli occupazionali dello stabilimento torinese scattano in automatico. Secondo il segretario della Fiom Torino, Giorgio Airaudo, nessuno può stare tranquillo: «Marchionne - sostiene il sindacalista - dice giustamente che alla fine di questa crisi nel mondo ci sarà una capacità produttiva di molto superiore rispetto a quanto può assorbire il mercato. Saranno fondamentali le alleanze e il rischio è che Fiat ne trovi una in cui non è sufficientemente sostenuta dallo Stato. Basti pensare a cosa sarebbe allearsi con case francesi o tedesche, molto aiutate dai loro governi mantenere gli stabilimenti in patria. Mirafiori sarà anche vicina al cervello, ma se l´alleato fosse più forte il cervello potrebbe diventare un altro». «Tra un anno e mezzo - dice Maurizio Peverati, leader della Uilm Torino l´industria non sarà più quella di oggi. L´azienda dovrà investire nel modo giusto per capire cosa vorrà il mercato. Tenendo presente che noi vogliamo che i livelli di produzione in Italia siano mantenuti». Per Claudio Chiarle, numero uno della Fim, si è trattato più che altro di un messaggio al governo, che in settimana aveva garantito attenzione ai lavoratori di Pomigliano: «Il problema della ristrutturazione esiste - sostiene Chiarle - . Però tutti devono fare il massimo per tenere le fabbriche aperte. Il segnale che vuole darci Marchionne è questo: dobbiamo aiutare l´azienda a essere più competitiva e a farne un campione a livello europeo».
Temi scottanti, che Fim, Fiom, Uilm e Fismic vorrebbero affrontare con Fiat e con il governo. Ieri alcune Rsu hanno presidiato l´ingresso del Lingotto, dove si svolgeva l´assemblea, e hanno distribuito una lettera in cui chiedevano a Marchionne «un incontro per assicurare e dare prospettive ai lavoratori». Anche perché, si legge nella missiva «vi è il rischio che gli stabilimenti vengano messi gli uni contro gli altri».
E mentre distribuivano i volantini, sulle loro teste svettava un mezzobusto raffigurante l´ad in preghiera, posizionato davanti all´ingresso dai lavoratori della Cub.


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28 marzo 2009 - EPolis Torino

Subito il via ai contratti di solidarietà, ma finchè la Legge non cambia, non sono attuabili
I sindacati critici con il Lingotto «Serve più chiarezza sulla crisi»
L'amministratore delegato disposto ad aprire subito il tavolo per discutere il futuro


Torino - Se dentro il Lingotto si respirava l'aria molto chic dell'evento economico-finanziario, in via Nizza impazzavano le musiche di protesta utopia (Imagine, Comandante Che Guevara, Ivano Fossati). A posizionare le casse contro il Lingotto sede dell'assemblea degli azionisti di Fiat, decine di sigle sindacali, presenti con vessilli ed anche un assai fedele riproduzione di Marchionne in gommapiuma. Alle sue spalle una foto della statua della libertà e un messaggio sibillino: "Marchionne ha l'incubo Chrysler, dopo le belle parole non è che ci fregano come GM?". A dirla tutta con General Motors fin di lusso, due miliardi cash in dono per scindere un'alleanza che aveva messo le ali al titolo, fu l'inizio della rinascita. "Ma quale rinascita, quella di Marchionne è una gestione virtuale - spiega Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale dei Cub Fiat, ieri ce n'erano da Melfi, Arese e Pomigliano - devono far partire al più presto i contratti di solidarietà, per lavorare meno ma lavorare tutti".
In merito Marchionne si è detto possibilista: "Noi siamo disponibili, purtroppo l'attuale normativa però non lo consente - ha spiegato agli azionisti rappresentanti dei sindacati che sono intervenuti in assemblea - perché se un lavoratore fa anche solo 10 minuti di cassa, viene conteggiata un'intera settimana. Se la Legge cambia, siamo pronti". L'amministratore delegato di Fiat ha risposto anche a Maurizio Peverati che chiedeva un tavolo di confronto ed incentivi veloci e rapidi per l'occupazione: "Noi siamo disposti a sederci intorno a un tavolo anche subito - ha risposto Marchionne - il problema è che non c'è domanda, è una situazione troppo delicata per avere le risposte classiche". È stato però lo stesso Marchionne ha sollevare alcuni temi fondamentali nella gestione presente e futura della Fiat, a cominciare dalle delocalizzazioni: "Delocalizzare tutti gli impianti produttivi è una strategia molto pericolosa - ha spiegato durante la sua relazione - che non porta necessariamente sviluppo nei Paesi in cui l’azienda va ad insediarsi e può provocare invece effetti negativi nel Paese d’origine".
"Le dichiarazioni odierne dell’ad del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, sono confortanti per una serie di punti riguardanti il futuro della casa torinese, l’utile dichiarato, i segnali di ripresa colti, la conferma degli obiettivi 2009 - ha commentato il segretario nazionale Uilm responsabile per il settore auto, Eros Panicali - in questo contesto sarebbe importante un gesto di fiducia verso gli addetti del Gruppo: il saldo di luglio del premio di risultato relativo al 2008, corrispondente a 1.100 euro.
E' quanto il sindacato si aspetta per i lavoratori della Fiat". "Le garanzie di Marchionne non sono sufficienti - dichiara invece il segretario nazionale dell’Ugl Metalemeccanici, Giovanni Centrella - nonostante gli appelli da parte nostra e gli aiuti ricevuti dal governo, Fiat continua a comunicare le sue intenzioni solo ai mezzi di comunicazione mentre andrebbero discusse in un confronto aperto".
 

 
 
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