ATM Milano: sciopero selvaggio dei bus? Per il giudice non c'è reato. Prosciolti i 4.106 tranvieri Atm: illecito non penale - da "corriere della sera"

 

dal corriere della sera del 2 dicembre 2008

Milano A fine 2003 e inizio 2004 violarono per 5 giorni le fasce protette
Sciopero selvaggio dei bus? Per il giudice non c'è reato
Prosciolti i 4.106 tranvieri Atm: illecito non penale


MILANO — Lo sciopero «selvaggio» dei mezzi pubblici è sì un illecito sanzionato amministrativamente, ma non è punibile penalmente perché non è previsto dalla legge come reato: il giudice Luigi Varanelli boccia la Procura di Milano che gli chiedeva di emettere decreti penali di condanna per 4.106 tranvieri dell'Atm e proscioglie dall'imputazione di «interruzione di pubblico servizio » i lavoratori che l'1-20-21 dicembre 2003 e il 12-13 gennaio 2004 violarono le fasce protette e scioperarono tutto il giorno.
Correttamente dichiarata in anticipo, in quei 5 giorni l'astensione fu però estesa a sorpresa dai tranvieri anche alla fasce orarie protette, prima delle 8.30 e dopo le 15, provocando «la quasi paralisi della città» e quindi «esasperata incomprensione» negli utenti che (scrive il gip) la pagarono in «ore di permesso, giorni di ferie, spese affrontate e danni subiti». Il giudice, nel negare i decreti di condanna chiestigli dai pm (15 giorni convertiti in 720 euro), proscioglie ora i lavoratori non certo perché sposi quella che chiama la «terziarizzazione del conflitto» volta «a esercitare nuove forme di pressione rivendicativa attraverso il coinvolgimento di terzi, ossia dei cittadini fruitori del servizio pubblico».
Ciò da cui dissente rispetto all'approccio della Procura è da un lato che essa abbia brandito lo strumento penale dell'«interruzione di pubblico servizio» contro i 4.106 lavoratori, peraltro mai identificati formalmente ma solo su liste e indirizzi forniti dall'Atm, con annessi potenziali rischi di nullità e di condanne teoricamente ignote ai condannati; e, dall'altro, che i pm Alfredo Robledo e Tiziana Siciliano abbiano «atomisticamente» contestato ai 4.106 tranvieri altrettante «condotte monosoggettive», ignorando «la dimensione collettiva dell'astensione» nel «rinforzo reciproco» e nel «contemporaneo contributo».
Ma proprio la circostanza che l'agitazione fosse «del tutto pertinente a una forma di astensione collettiva dal lavoro per rivendicare istanze prettamente sindacali, e anzi ne costituissero diretta espressione», porta il giudice a «escluderne l'illiceità penale». Perché? A motivo dell'evoluzione della normativa da quando la Costituzione, riconoscendo all'articolo 40 il diritto di sciopero in contrasto con le norme dell'epoca fascista che lo punivano espressamente, rimandò a una regolamentazione generale mai però attuata, almeno sino al 1990 con la legge 146 sul diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali.
Essa abrogò i due articoli che punivano penalmente l'abbandono di un pubblico servizio; e «mirando a contemperare» il diritto di sciopero con altri diritti quali ad esempio quello alla libertà di circolazione, previde un sistema sanzionatorio di natura amministrativa, anche per i casi di sciopero legittimo ma attuato in violazione degli obblighi di preavviso, di predeterminazione della durata, e di erogazione delle prestazione indispensabili.
Così i 5 giorni di sciopero legittimamente proclamati dai dipendenti Atm, ma «selvaggiamente» attuati con la violazione delle fasce protette, per il giudice Varanelli integrano appunto un illecito, ma non penale (interruzione di pubblico servizio), bensì amministrativo (violazione di un articolo della legge del 1990). E l'illecito amministrativo comunque prevarrebbe sulla fattispecie generale penale perché, quando uno stesso fatto è punito sia da una disposizione penale sia da una sanzione amministrativa, si applica quella più "specializzante", che in questo caso è appunto quella amministrativa. Con il proscioglimento dei 4.106 difesi d'ufficio da Danila De Domenico e di fiducia da Giuliano Pisapia, Mirko Mazzali, Perla Sciretti, Gabriele Fuga e Filippo Carella, va così in archivio una vicenda peculiare anche nei suoi risvolti di costume informativo e politico: nel settembre 2004, infatti, dopo che un quotidiano nazionale in prima pagina rappresentò le richieste dei pm come sentenze già intervenute («Maxi condanna a Milano: multe a 4.197 tranvieri»), per giorni sindaco, prefetto, sindacalisti e politici fecero a gara nel concionare e litigare sull'argomento.
Nel presupposto di condanne mai esistite.
In una realtà virtuale esattamente opposta alla verità ieri dei proscioglimenti.

Luigi Ferrarella Giuseppe Guastella
 

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